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Alex Schwazer: archiviato il processo per doping del marciatore azzurro

Novità sul caso Schwazer, il marciatore azzurro medaglia d'oro alle Olimpiadi di Pechino del 2008, trovato due volte positivo al doping.

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Una storia travagliata quella del marciatore Alex Schwazer, il campione olimpico di marcia trovato doppiamente positivo al doping durante la sua carriera da atleta. Medaglia d’oro alle Olimpiadi di Pechino nel 2008 nei 50km di marcia, la prima positività all’eritropoietina (EPO) arriva nel 2012 alla vigilia dei Giochi olimpici di Londra. Dopo una squalifica di 3 anni, nel 2015 torna in pista a fianco del Maestro dello Sport Sandro Donati, allenatore della Nazionale di atletica leggera da sempre impegnato nella lotta contro il doping. Nel 2016 la seconda positività che costerà ad Alex Schwazer un’altra sospensione e l’esclusione dalle Olimpiadi, questa volta di 8 anni: nelle urine sono presenti tracce di metaboliti del testosterone. Sono ancora tanti i dubbi sulla vicenda, tra ipotesi di complotto e favoreggiamento. A riaccendere il caso fu il tribunale di Bolzano lo scorso 18 febbraio, archiviando il processo penale: cadono le accuse contro l’atleta altoatesino.

Alex Schwazer e la prima squalifica per doping

Il doping, dall’inglese to dope (drogare), è definito come l’insieme di pratiche illegali, in particolare assunzione di sostanze, atte al miglioramento della prestazione dell’atleta. Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha stilato una classifica di 150 sostanze la cui assunzione è proibita nella pratica sportiva. Tuttavia, per alcune di queste è praticamente impossibile l’identificazione con i tradizionali controlli antidoping, ma solamente attraverso metodi indiretti. Un esempio ne è l’eritropoietina o EPO, la sostanza che portò alla squalifica di Alex Schwazer il 6 agosto del 2012.

Ormoni peptidici e glicoproteici: l’eritropoietina

L’eritropoietina è un ormone glicoproteico prodotto dai reni che stimola la produzione di globuli rossi nel midollo osseo a partire dalle cellule staminali. La produzione di eritropoietina è regolata da un meccanismo a feedback: l’abbassamento della concentrazione di emoglobina nel sangue stimola la produzione di eritropoietina. Di conseguenza, i globuli rossi aumenteranno per numero e dimensioni in un intervallo di tempo compreso tra 5 e 9 giorni. Ma come incide l’EPO sull’allenamento?

Alex Schwazer doping
Disegno del meccanismo a feedback che regola la produzione di eritropoietina. Credits: 2018 Formosan Medical Association. Pubblicato da Elsevier Taiwan LLC.

I globuli rossi sono gli addetti al trasporto dell’ossigeno dai polmoni ai tessuti del nostro corpo e rimuovono anidride carbonica dai muscoli. Avere una quantità maggiore di globuli rossi significa disporre di un apporto maggiore di ossigeno, quindi sopportare meglio la fatica e recuperare molto più velocemente. Per questo motivo l’EPO è particolarmente usata negli sport di resistenza dove predomina la componente aerobica come ciclismo, podismo, sci di fondo e via dicendo.

L’aumento dell’ematocrito (la percentuale del volume sanguigno occupata da eritrociti) dovuto all’assunzione di eritropoietina ha degli effetti collaterali molto pericolosi. Infatti, il sangue diventa più viscoso e la pressione sanguigna aumenta, incrementando il rischio di trombosi, infarto cardiaco e ictus, fino alla morte. Per questo motivo il livello massimo di ematocrito consentito per gareggiare rimane al 50%, soglia oltre la quale l’atleta rischia delle ripercussioni importanti sul suo stato di salute.

La prima sintesi dell’EPO

Nel 1977 l’EPO viene purificata ed estratta per la prima volta dal DNA delle cellule ovariche del criceto cinese, entrando in commercio nel 1987 in Europa e nel 1989 negli Stati Uniti sotto il nome di r-EPO: eritropoietina ricombinante. Il farmaco sintetico viene utilizzato nel trattamento dell’anemia associata ad insufficienza renale cronica.

2016, Alex Schwazer di nuovo positivo al doping

Alla vigilia delle Olimpiadi di Rio 2016 arriva per Alex Schwazer la seconda condanna per doping. Nelle analisi delle urine risalenti al 1 gennaio sono state trovate delle tracce di testosterone, un ormone steroideo anabolizzante. La WADA, World Anti-Doping Agency, squalifica il marciatore per 8 anni nonostante il suo l’appello al Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) nel quale si dichiara innocente. Arriviamo al 18 febbraio 2021, quando il giudice per le indagini preliminari della Procura di Bolzano annuncia l’archiviazione del suo processo dichiarando che “il fatto non sussiste”: Alex Schwazer è innocente. Questa assunzione deriva dalla presenza di una quantità di DNA superiore al normale nei campioni di urina, aprendo l’ipotesi di una loro manipolazione durante i controlli anti-doping.

Malgrado ciò, la squalifica permane e Alex non potrà gareggiare fino al 2024, come è espresso in un comunicato della World Athletics che rifiuta qualsiasi sentenza del tribunale: “il signor Schwazer non potrà partecipare a competizioni internazionali fino al 2024”.

Credits: LaPresse

Gli steroidi anabolizzanti nella pratica sportiva

Gli steroidi anabolizzanti sono derivati sintetici del testosterone, un ormone steroideo del gruppo androgeno prodotto nei testicoli, e in quantità minore nelle ovaie. Il testosterone è il principale ormone maschile e ne determina lo sviluppo fisico e sessuale. Infatti, gli steroidi sono detti anabolizzanti, in quanto facilitano l’aumento della massa muscolare stimolando la sintesi proteica, e androgenici, per l’accentuazione delle caratteristiche sessuali secondarie maschili.

Modello della molecola di testosterone (C19H28O2). Credits: Pixabay

Questa categoria di farmaci viene sintetizzata per la prima volta negli anni ’30 per curare patologie legate ad un’insufficiente produzione di testosterone o a una sproporzionata distruzione delle proteine. Solo successivamente sono entrati nel mondo dello sport, mostrando effetti favorevoli sulla prestazione sportiva. Infatti, è stato dimostrato come l’aumento della massa magra e della dimensione dei muscoli conduca ad un incremento della forza. Questo avviene attraverso tre meccanismi:

  1. Anabolizzante: gli steroidi si legano a specifici recettori per il testosterone nelle cellule dei muscoli scheletrici incentivandone la sintesi proteica. Questo complesso ormone-recettore stimola la produzione di RNA-polimerasi, enzima coinvolto nella sintesi delle proteine.
  2. Anticatabolico: contrastano la degradazione delle proteine nei momenti di forte stress.
  3. Equilibrio dell’azoto: inducono la ritenzione dell’azoto in modo da poterlo utilizzare nella formazione delle proteine.

Anche gli effetti psicologici non sono da sottovalutare: aggressività ed euforia possono aiutare l’atleta nel tollerare maggiormente la fatica e affrontare la competizione. D’altra parte, è emerso come l’assunzione ripetuta provochi i sintomi tipici dell’astinenza, tra cui sbalzi d’umore ed irritabilità. Gli steroidi anabolizzanti sono sempre più usati anche negli sport amatoriali e nel bodybuilding, dove non ci sono severi controlli anti-doping e il culto dell’aspetto fisico può diventare difficile da sostenere. Si tratta di una pratica molto pericolosa, che ha un grande impatto sul comportamento degli atleti e sul sistema riproduttivo, esaltandone la mascolinizzazione in entrambi i sessi.

Lungi da qualsiasi giudizio sulla vicenda del marciatore azzurro Alex Schwazer, possiamo solo augurarci che istituzioni sportive e governative si schierino dalla stessa parte, facendo emergere la verità sul presunto complotto.