Altro che grandi marchi: queste tipologie di riso sono pericolose | Trovato al loro interno qualcosa di allarmante

Riso e pericoli (Depositphotos foto) - www.biomedicalcue.it
Dietro l’apparenza innocua di questo riso si nascondono sostanze che non ti aspetti e che mettono in discussione la sicurezza.
Chi non ha almeno una confezione di riso in dispensa? È uno di quegli alimenti che sembrano sempre una scelta sicura. Perfetto per i risotti della domenica, le insalate estive o quando non si sa cosa cucinare. E poi dai, se c’è il nome di un marchio famoso sulla scatola, si pensa subito: “Ok, è buono, è sicuro”. Ma lo è davvero?
La verità è che, dietro a quei chicchi bianchi e apparentemente perfetti, può nascondersi molto di più. Soprattutto perché, a differenza di altri prodotti, il riso non dà segnali evidenti. Non ha odori strani, né sapori sospetti.
Lo cucini, lo mangi e non ti fai domande. Forse dovremmo iniziare a farcene qualcuna in più. Perché in fondo non tutto si vede a occhio nudo. Le cose serie – quelle che possono impattare sulla salute – spesso non si notano subito.
Eppure ci sono, e dipendono da tante cose: da dove è stato coltivato, che tipo di terreno c’era, se sono stati usati fertilizzanti aggressivi o se è stato conservato come si deve. Sono dettagli tecnici, certo, ma fanno la differenza.
Quando il riso racconta un’altra storia
Quindi no, non è solo questione di “che marca compro”. Il punto è sapere cosa c’è davvero *dentro* quel pacco. Ed è qui che entrano in gioco i test di laboratorio, quelli che scavano sotto la superficie e dicono le cose come stanno, senza filtri o slogan pubblicitari.
Il mensile Il Salvagente, che da anni si occupa di test su prodotti di largo consumo, ha messo sotto la lente 12 confezioni di riso arborio. Le ha fatte analizzare in laboratorio per capire se, oltre al sapore, ci fosse qualcosa da sapere anche sul piano della sicurezza. E beh… le sorprese non sono mancate.

Difetti nascosti e limiti sfiorati
I risultati pubblicati parlano chiaro. In alcuni campioni sono stati trovati metalli pesanti come l’arsenico inorganico e il cadmio, entrambi considerati cancerogeni dall’Oms. Il caso più evidente ha un valore di arsenico pari a 0,171 mg/kg – il limite è 0,15. Anche un altro riso di marca ha fatto registrare un picco di cadmio sopra soglia: 0,157 mg/kg.
Oltre ai metalli, sono emersi anche difetti nei chicchi. Un riso in particolare, ad esempio, conteneva il 6,84% di grani di varietà diverse – quando il massimo consentito è il 5%. In un altro lotto, invece, il laboratorio ha individuato la presenza esatta (0,05%) di chicchi danneggiati dal calore, segnale che potrebbe indicare problemi nella conservazione e potenziali rischi fungini (anche se poi le analisi hanno escluso la presenza di micotossine). Insomma, anche se formalmente si parla di prodotti “conformi”, i numeri raccontano un quadro meno rassicurante.