Immaginiamo un futuro in cui il nostro ambiente quotidiano sarà permanentemente semi-sommerso. In un mondo simile, l’uomo dovrebbe imparare a vivere in stretta prossimità con l’acqua, trascorrendo tanto tempo in immersione quanto sulla terra ferma. Secondo il designer giapponese Jun Kamei, questo scenario distopico potrebbe divenire realtà a causa del surriscaldamento globale e dell’innalzamento del livello del mare. Ma non temete: Kamei ha realizzato AMPHIBIO, un indumento stampato in 3D pensato per sopravvivere in tali condizioni.

Il dispositivo consta di due parti: una canotta e una mascherina. Il sistema funziona come una branchia in grado di supportare la respirazione subacquea di chi lo indossa senza ricorrere ad ingombranti bombole a ossigeno.

Un futuro da anfibi

Prototipo di Amphibio
Prototipo di AMPHIBIO. Credits: Mikito Tateisi

Entro il 2100 la temperatura globale salirà di moltissimo: l’innalzamento del livello del mare andrà a colpire tra 500 milioni e 3 miliardi di abitanti della Terra e l’acqua sommergerà le grandi città che si trovano vicino alla costa.

Sono queste le parole con cui Jun Kamei, del Royal College of Art di Londra, descrive le riflessioni che lo hanno spinto a progettare AMPHIBIO. Malgrado lo scenario di un mondo sommerso possa risultare poco auspicabile, Kamei propone un’immagine più ottimistica di un simile futuro. L’uomo potrebbe vivere come un anfibio, passeggiando, ad esempio, tra cattedrali e strade sommerse.

Affascinato dalla natura e dell’interazione dell’essere umano con l’ambiente naturale circostante, il designer giapponese ha sfruttato le proprie conoscenze della scienza dei materiali per realizzare un dispositivo ispirato agli insetti subacquei, i quali hanno la capacità di attingere all’ossigeno presente in acqua.

La branchia realizzata da Kamei è stampata in un particolare materiale microcorposo e idrofobo, che lascia passare solo l’ossigeno e lo raccoglie al proprio interno. Il tubo, che collega la branchia alla mascherina, permette poi la respirazione a chi l’indossa, rigettando in mare l’anidride carbonica. Grazie a questo sistema sarà possibile immergersi sino ad una profondità di dieci metri. Sebbene il prototipo attuale non sia abbastanza sviluppato per supportare pienamente la respirazione umana da solo, può funzionare se integrato da un piccolo serbatoio.

Il passo successivo sarà quello di sviluppare il dispositivo in modo che possa essere testato sugli esseri umani. Per supportare il consumo di ossigeno di una persona sarà necessaria una branchia di almeno 32 metri quadri.

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