Tutti conosciamo Alexa e Google Home. Quello degli smart speaker è un mercato in crescita e ci sta riservando moltissime sorprese. Questi dispositivi possono rispondere ai comandi vocali, fornire informazioni che vanno dal meteo al traffico, dalle ricette alle notizie in tempo reale, possono riprodurre musica ed altri contenuti multimediali. Ma cosa succederebbe se potessero addirittura salvarci da un arresto cardiaco? Ce lo spiegano i ricercatori della Università di Washington, che hanno ideato un sistema di intelligenza artificiale che permette agli smart speaker di riconoscere il respiro agonico, un particolare sintomo dell’ arresto cardiaco.

Una volta identificato il sintomo, il dispositivo può avvisare chiunque si trovi nelle vicinanze, affinchè possa prestare soccorso. In caso di mancata risposta, il dispositivo chiamerà in automatico il numero d’emergenza.

Una soluzione alla portata di tutti

Smart speakers arresto cardiaco
Google Home Mini ( a sinistra) e Amazon Echo Dot ( destra). PH: Tom’s Guide

L’ arresto cardiaco è una delle principali cause di morte in tutto il mondo. Una diagnosi rapida e la rianimazione cardiopolmonare (CPR) sono fondamentali in caso di arresto cardiaco. Poichè la maggior parte delle volte la vittima di un arresto cardiaco si trova al di fuori di un ospedale, non è sempre possibile contare su un’azione tempestiva. Fortunatamente, la soluzione concepita dai ricercatori dell’ Università di Washington sembrerebbe promettente e, soprattutto, alla portata di tutti. Come riportato sulla rivista Nature, loro proposta consiste in un algoritmo di intelligenza artificiale che permette agli smart speaker, come Alexa di Amazon o Google Home, di riconosce un arresto cardiaco a distanza.

In particolare, il sistema di intelligenza artificiale viene addestrato per riconoscere il cosiddetto respiro agonico, anche detto “gasping”. Come spiega Jacob Sunshine, uno degli autori dello studio, questo tipo di respirazione si verifica quando un paziente si trova a livelli di ossigeno critici. Si tratta di una sorta di rumore gutturale e la sua unicità lo rende un buon biomarcatore audio da utilizzare per rilevare se qualcuno sta per andare incontro ad un arresto cardiaco.

Prospettive promettenti

Per testare la propria idea, i ricercatori hanno sfruttato alcune chiamate realmente giunte al 911, il numero d’emergenza degli USA, per addestrare l’algoritmo ad identificare il respiro agonico. Per garantire l’efficacia del sistema quando l’arresto cardiaco colpisce durante lo svolgimento di normali azioni quotidiane, le chiamate sono state riprodotte da distanze diverse e in presenza di rumori di sottofondo come, ad esempio, il clacson di una macchina o l’abbaiare di un cane. I risultati ottenuti dai test sono decisamente promettenti: l’algoritmo è stato in grado di riconoscere il respiro agonico con un tasso di falsi positivi dello 0,2% in 164 ore.

 

 

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