Biomed CuE » Medicina » Riabilitativa » I bambini con disabilità visive preferiscono il tatto all’udito

I bambini con disabilità visive preferiscono il tatto all’udito

Lo studio condotto dall’IIT in collaborazione con l’Università di Birmingham apre la strada a nuovi metodi riabilitativi nei bambini con disabilità visiva.

Categorie Riabilitativa

Mentre esplorano il mondo che li circonda, i bambini con disabilità visive si affidano di più al tatto che all’udito. Questo è quanto emerge dallo studio condotto in collaborazione tra Italia e Regno Unito, che ha coinvolto l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) a Genova, l’Università di Birmingham nel Regno Unito, il Centro di Neuro-oftalmologia infantile della Fondazione IRCCS Mondino di Pavia e l’Asilo Nido “Elfi del Boschetto” a Genova.

La ricerca si concentra sul comportamento di bambini molto piccoli, con età compresa tra i 5 e i 35 mesi. La difficoltà principale di studiare soggetti così piccoli sta nel fatto che i bambini nei primi mesi di vita non rispondono, pertanto, non possono essere direttamente interrogati sulle loro sensazioni. Bisogna usare altri indici: metodi di preferenza, metodi di abituazione, osservazione dei movimenti di occhi e testa, studio dei potenziali evocati attraverso elettroencefalografia (EEG).

Lo studio è stato pubblicato il 22 settembre 2021 sulla rivista scientifica Current Biology ed è il risultato di una stretta collaborazione tra esperti. La ricerca è stata coordinata dalla dottoressa Monica Gori, a capo dell’U-VIP (Unit for Visually Impaired People) Lab all’IIT di Genova, con il coinvolgimento del ricercatore Claudio Campus, e in collaborazione con il professore Andrew Bremner dell’Università di Birmingham. L’osservazione diretta dei piccoli pazienti è stata possibile grazie a Sabrina Signorini, del Centro di Neuro-oftalmologia infantile della Fondazione IRCCS Mondino di Pavia, che ha seguito gli aspetti clinici della ricerca, e a Eleonora Rivara dell’Asilo Nido “Elfi del Boschetto” a Genova.

I bambini con disabilità visive preferiscono il tatto all’udito. Credits: IIT
Credits: IIT

I bambini non vedenti o fortemente ipovedenti reagiscono di più agli stimoli tattili rispetto a quelli uditivi

“Sappiamo molto di come gli adulti e i bambini con disabilità visive percepiscono il mondo, poiché possiamo chiederglielo e nello stesso tempo abbiamo molte risorse per aiutarli a comprenderlo meglio” commenta il Professore Andrew Bremner dell’Università di Birmingham, coautore dello studio. “È molto più difficile capire come i neonati con disabilità visiva sviluppino la loro consapevolezza e risposta al mondo circostante, ma è ugualmente importante supportarli in modo efficace durante il loro sviluppo nei primi anni di vita.”

Per comprendere come percepiscono il mondo bambini così piccoli con disabilità visive, gli studiosi hanno posto nelle loro mani dei dispositivi sviluppati in IIT in grado di suonare e vibrare in maniera indipendente. Osservando il loro comportamento, hanno scoperto che i bambini non vedenti o fortemente ipovedenti reagiscono di più agli stimoli tattili rispetto a quelli uditivi. Questa preferenza non è stata riscontrata nei bambini privi di disabilità.

Inoltre, dalla ricerca è emerso che i bambini con disabilità visiva sono meno capaci a integrare il senso del tatto con quello dell’uditivo, preferendo la stimolazione tattile. Tuttavia, l’integrazione sensoriale non è completamente assente. Questo aspetto potrebbe rappresentare una possibile via da intraprendere nel campo della riabilitazione. Infatti, i ricercatori vorrebbero sviluppare strumenti che leghino la realtà tattile del corpo dei bambini con lo spazio esterno riempito dal suono, in modo da favorire una miglior conoscenza del mondo circostante attraverso loro stessi.

I bambini con disabilità visive preferiscono il tatto all’udito

L’obiettivo è quello di sviluppare strumenti per una riabilitazione precoce nei bambini con disabilità visive

“Questo lavoro ci mostra che i bambini con disabilità visiva percepiscono già da piccoli un mondo differente dal nostro. Per la prima volta abbiamo approfondito l’integrazione dei sensi nei neonati non vedenti solo attraverso l’uso di stimolazioni sensoriali. Gli scorsi anni abbiamo sviluppato tecnologie per bambini non vedenti di maggiore età. Questo studio ci permetterà di pensare a nuovi strumenti riabilitativi per intervenire in modo precoce in un periodo molto delicato per lo sviluppo del bambino”. Queste sono le parole della dottoressa Monica Gori che ha coordinato lo studio.

Monica Gori è una ricercatrice nelle neuroscienze, esperta di sviluppo, integrazione multisensoriale, riabilitazione, plasticità corticale e disabilità visiva. Nel settembre 2020, Gori è stata tra i vincitori di uno dei massimi premi nell’ambito della ricerca: lo “Starting Grant” dell’European Research Council (ERC), destinato ai più promettenti progetti scientifici.

Lo studio nasce proprio nell’ambito del progetto di ricerca “MySpace” finanziato da ERC con 1.5 milioni di euro. Il progetto mira a comprendere la rappresentazione spaziale nel cervello dei bambini, dai primi mesi di vita fino all’adolescenza, e identificare come questa sia collegata allo sviluppo del bambino, all’integrazione multisensoriale e alle disabilità visive. L’obiettivo è quello di riuscire a sviluppare protocolli e strumenti riabilitativi per ripristinare le rappresentazioni spaziali in modo precoce, auspicabilmente entro il primo anno di età.

I bambini con disabilità visive preferiscono il tatto all’udito

Altri progetti nell’ambito delle disabilità visive finanziati dalla comunità europea

Monica Gori ha già alle spalle il coordinamento di altri due progetti europei nell’ambito delle disabilità visive: ABBI e WeDraw. Il progetto “ABBI” ha ricevuto un finanziamento di 2 milioni di euro dalla comunità europea ed era basato sullo studio di bambini non vedenti tra i 3 e i 18 anni d’età. Si tratta di un braccialetto sonoro che migliora la percezione spaziale nei bambini non vedenti. È stato il primo dispositivo pensato per bambini con disabilità visiva. I ricercatori hanno osservato che il gruppo di bambini con disabilità visiva che ha svolto il training con ABBI è migliorato, rispetto al gruppo di bambini che non lo aveva svolta, in tutta una serie di capacità sia visive – tipicamente – come la localizzazione degli oggetti e dei suoni, ma anche motori, perché erano più fluidi nel movimento, e sociali.

“WeDraw”, progetto da 2.5 milioni di euro, è un nuovo metodo per l’insegnamento della matematica basato su modalità sensoriali multiple, proponendo un approccio pedagogico interattivo e attento alle reali abilità dei bambini. Le tecnologie sviluppate nell’ambito del progetto consentono agli insegnanti di progettare attività adatte alle specifiche esigenze degli studenti, anche quando sono presenti disabilità visive. In un’intervista a gennaio 2021, Monica Gori ha detto che il sistema è stato attivato dalla De Agostini ma che ha subito dei rallentamenti a causa della pandemia.