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Nei bambini si è sviluppato un ritardo di quattro mesi a causa della pandemia

La pandemia ha cambiato le nostre vite. Uno studio identifica come nei bambini di 3 anni si sia registrato un ritardo di quattro mesi nell'apprendimento.

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La pandemia e il lockdown del 2020 hanno segnato per sempre le nostre vite. Ancora molte persone sono impaurite nello stringere la mano ed altre hanno deciso di continuare a portare la mascherina. Un avvenimento di questo calibro ha cambiato totalmente il modo di approcciarci alla vita, ma in alcuni casi ha provocato dei danni più gravi. Si parla di bambini, i quali, secondo uno studio, hanno sviluppato un ritardo di quattro mesi. Di seguito si analizza lo studio condotto che ha portato a tale conclusione.

La ricerca

Prima ancora di analizzare lo studio effettuato è necessario fare un passo indietro circa la teoria dei sistemi ecologici di Bronfenbrenner. Quest’ultima identifica cinque sistemi multistrato che sono fondamentali per lo sviluppo del bambino, cioè:

  • Microsistema come l’asilo e la sua famiglia.
  • Mesosistema ad esempio la relazione genitore-insegnante.
  • Esosistema cioè i vicini e il luogo di lavoro dei genitori.
  • Macrosistema come la cultura e l’economia.
  • Cronosistema ad esempio le circostanze storiche.

La pandemia ha portato a uno squilibrio di questi sistemi, con una serie di risvolti come l’aumento dei problemi della salute mentale, la compromissione del sonno, l’aumento di peso e maggior tempo passato davanti a uno schermo.

ritardo di quattro mesi

Lo studio condotta da diverse istituzioni giapponesi e pubblicato su Jama Pediatrics, è stato effettuato su 447 bambini che all’inizio della pandemia avevano un’età compresa tra 1 e 3 anni e 440 di anni compresi tra 3 e 5 anni. L’analisi è stata portata avanti per i successivi due anni, per comprendere l’entità del ritardo. I dati sono stati analizzati tra l’8 dicembre 2022 e il 6 maggio 2023.

Secondo quanto è emerso dall’indagine, i bambini di età inferiore a 3 anni non hanno manifestato ritardi nell’apprendimento. Questo perché la pandemia ha aumentato il tempo in cui i genitori sono rimasti a casa, con un incremento delle relazioni 1 a 1, compensando gli esiti negativi. I bambini di almeno 3 anni sono, invece, affetti da un deficit nello sviluppo. Tale differimento è di circa 4,39 mesi, che colpisce in modo differente diversi aspetti. L’età evolutiva è stata misurata dagli insegnati della scuola materna utilizzando la Kinder Infant Devolpmete Scale (KIDS).

In cosa consiste tale ritardo di quattro mesi?

La pandemia ha senza ombra di dubbio avuto un grande impatto sulla vita dei bambini, portandoli, di punto in bianco, a non avere più relazioni sociali, a frequentare i luoghi di aggregazioni con i loro simili e nella routine quotidiana. Si sono trovati di colpo a essere soli ed a non potersi più avvicinare ad altri bambini come loro. Tutta la spensieratezza della loro giovane età ha risentito delle chiusure.

I bambini di 3 anni sono quelli, come afferma lo studio, che hanno avuto un impatto maggiore per la pandemia, infatti è come se il tempo si fosse fermato per loro, portando ad alcuni ritardi. Secondo la ricerca condotta, tale fascia d’età ha accumulato una dilatazione temporale di circa 6,41 mesi nella gestione delle relazioni sociali con gli adulti, di 5,69 mesi nella disciplina e di 5,64 mesi nel linguaggio.

ritardo di quattro mesi

Ovviamente, ciò deve essere rapportato anche all’ambiente in cui questi bambini vivono, perché lì dove si è cercato di mantenere una stimolazione delle loro abilità in modo continuativo, i bambini hanno registrato un ritardo minore.

Sviluppi futuri

Lo studio non permette di conoscere se il ritardo accumulato durante la pandemia sia stato risanato. Tuttavia sono pochi gli studi che hanno analizzato l’associazione tra la pandemia e lo sviluppo in neonati e bambini in età prescolare. I ricercatori consigliano di cercare di identificare al più presto tali comportamenti nei bambini che abbiano subito tali danni per cercare di aiutarli nella fase di sviluppo, d’apprendimento, di socializzazione per recuperare tale deficit.