Effettuato a Catania il primo trapianto di utero in Italia

Categorie Chirurgia · Medicina

Il trapianto di utero è finalmente realtà anche in Italia. Per la prima vota sul territorio italiano, infatti, una donna di 30 anni è stata sottoposta all’intervento che le ha dato un nuovo utero, proveniente da una paziente di cui era stata verificata la morte cerebrale. L’operazione è stata effettuata al Centro Trapianti del Policlinico di Catania, in collaborazione con l’Azienda ospedaliera Cannizzaro, e la donna, siciliana, è in buone condizioni di salute.

Il percorso che ha portato al raggiungimento di questo importante traguardo è iniziato nel 2018, quando l’Istituto Superiore di Sanità e il Centro nazionale Trapianti hanno approvato il protocollo per il primo programma sperimentale di trapianto di utero da donatore deceduto e proprio il Centro Trapianti del Policlinico di Catania si era reso promotore di tale protocollo.

Il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, ha commentato così il risultato: “È un motivo di grande orgoglio per la Sanità di tutto il nostro Paese. La testimonianza stessa di un miracolo “umano” che restituisce vita grazie al gesto di estrema generosità di una donatrice. Ai medici e a tutti i professionisti impegnati in questa impresa, i complimenti ed il ringraziamento di tutto il governo regionale e del popolo siciliano”.

Trapianto di utero

Pierfrancesco Veroux, direttore dell’unità operativa complessa di chirurgia vascolare e del Centro Trapianti in questione, rispondeva così, sul sito della Fondazione Umberto Veronesi, in merito ai requisiti necessari per potersi candidare alla sperimentazione e sull’iter da seguire:

Possono essere considerate per l’eventuale trapianto pazienti di età compresa tra i 18 e 40 anni, affette dalla sindrome di Mayer-Rokitansky o da una malformazione dell’utero. Possono essere incluse anche donne sottoposte a rimozione chirurgica dell’utero per cause non tumorali. L’iter diagnostico prevede un primo step da effettuare nell’unità operativa di ginecologia e ostetricia dell’ospedale Cannizzaro e successivamente nel nostro centro trapianti. La valutazione prevede di verificare l’idoneità clinico strumentale tipica per i pazienti da sottoporre al trapianto di un organo solido, unitamente a una valutazione psicologica volta a valutare l’aderenza al processo trapianto e alla successiva terapia immunosoppressiva.”

Nello specifico, la sindrome di Mayer-Rokitansky consiste in una rara malformazione congenita caratterizzata dall’agenesia (assenza) totale o parziale di utero, tube e vagina.

Il trapianto di utero nel mondo

Il 4 dicembre 2018, sulla rivista medica The Lancet, veniva pubblicato lo studio con il quale veniva descritta la nascita della prima bambina da una paziente sottoposta a trapianto di utero da donatrice deceduta. Questo studio, realizzato dall’Università di San Paolo, apriva di fatto le porte alla possibilità di poter avere dei figli grazie al trapianto. Specifichiamo però come la novità, in questo caso, riguardava il fatto che l’utero trapiantato provenisse da una paziente deceduta. Il trapianto di utero da donatore vivente, invece, è una soluzione maggiormente comune per l’infertilità femminile.

Anche per quest’ultimo scenario ci sono stati comunque importanti sviluppi. Nell’aprile del 2019 nasceva il primo bambino da una paziente che, due anni prima, aveva ricevuto l’utero da donatore vivente con l’impiego della chirurgia robotica. Tale procedura, messa a punto dall’Università di Gothenburg, essendo meno invasiva, riduce il rischio di complicazioni per la donatrice, con minor perdita di sangue e una più breve degenza ospedaliera. Il prossimo passo sarà quello d’impiegare la chirurgia robotica anche sulla paziente ricevente.

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