Risale al 2016 la notizia del primo intervento di chirurgia robotica intraoculare ad opera dei chirurghi dell’Università di Oxford presso l’Oxford’s John Radcliffe Hospital. Il paziente, 70 anni, presentava una membrana che cresceva sopra la superficie della retina portando ad una distorsione dell’immagine. La membrana, spessa circa un centesimo di millimetro, andava distaccata dalla retina senza danneggiarla.

Nonostante i grossi passi avanti fatti dalla chirurgia robotica nel corso degli ultimi anni, ne sono esempi il robot Da Vinci, lo STAR, o il robot di ultima generazione della Medrobotics, ancora mancava un dispositivo che fosse abbastanza preciso da poter eseguire operazioni all’interno del’occhio umano. La soluzione è stata trovata nel robot sviluppato da Preceyes, un’azienda olandese fondata dall’Università di Eindhoven.

Il robot di Preceyes

Chirurgia intraoculare
I chirurghi dell’Università di Oxford eseguono un intervento di chirurgia intraoculare con il robot di Preceyes.
Credits: University of Oxford

Sviluppato per evitare i tremori indesiderati della mano del chirurgo, questo dispositivo riesce a penetrare ed operare all’interno dell’occhio attraverso un foro di diamentro inferiore al millimetro, con una precisione che arriva al micrometro. Il robot presenta 7 motori indipendenti collegati ad un computer e viene controllato dal chirurgo attraverso un joystick ed un touchscreen. I progressi vengono monitorati attraverso il microscopio operatorio.

I test clinici

Dopo il successo del primo intervento, è iniziato lo studio clinico che ha coinvolto 12 pazienti, sottoposti ad operazioni con complessità crescente. La prima fase è servita per dimostrare l’effettiva efficiacia del sistema nel rimuovere la membrana formatasi sopra la retina, rispetto alla procedura manuale tradizionale. Nella seconda fase, invece, il robot è stato utilizzato per inserire un ago sottile sotto la retina per dissolvere l’accumulo di sangue in tre pazienti con degenerazione maculare senile. Tutti hanno avuto un miglioramento della vista.

I risultati, pubblicati sul Nature Biomedical Engineering, sono stati così commentati da Robert MacLaren, professore di oftalmologia all’Università di Oxford:

Questo è un enorme passo avanti per gli interventi chirurgici delicati e tecnicamente difficili, che col tempo dovrebbero migliorare significativamente la qualità e la sicurezza di questo tipo di operazioni. Lo studio ha anche dimostrato che il robot ha un grande potenziale per estendere i limiti di ciò che possiamo attualmente ottenere.

Il prossimo passo sarà quello di utilizzare questo dispositivo per l’erogazione precisa e minimamente traumatica di una terapia genica alla retina. Questa nuova sperimentazione dovrebbe iniziare già nella prima parte del 2019.

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