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Covid19: mascherine riutilizzabili completamente made in Italy

Obbligo di indossare le mascherine e distanziamento sociale fino a che non ci sarà un vaccinosono le parole del premier Giuseppe Conte in Parlamento che caratterizzeranno la fase 2 nella lotta contro il Covid19.

Parlare di mascherine è sempre stato all’ordine del giorno da quando è stato dichiarato il lockdown dell’Italia: prima c’è stata la corsa all’acquisto rendendole introvabili in qualsiasi supermercato o farmacia, ciò ha comportato l’elevato incremento di mascherine homemade a discapito delle specifiche FFP2-FFP3.

Successivamente, numerose aziende hanno riconvertito la loro produzione per realizzarle, come per esempio la Lamborghini che ha trasformato il reparto selleria per la produzione di mascherine chirurgiche.

Tuttavia, se da un lato il loro utilizzo è necessario per la fase 2 di convivenza con il coronavirus per permettere di riprendere lentamente la nostra routine, dall’altro non va dimenticato che lo smaltimento di questi rifiuti altamente infettivi deve seguire un processo ben preciso.

Inoltre, ricordiamo dell’impatto ambientale, infatti ogni giorno ci ritroviamo con tonnellate di rifiuti da dover smaltire, per questo motivo una nota azienda di Ragusa ha ideato mascherine riutilizzabili all’infinito.

Come sono fatte le mascherine riutilizzabili “Drop”

covid19 coronavirus mascherine drop mask sicilia fase 2
credits: catania.liveuniversity.it
Le 2 varianti delle mascherine “Drop” contro il Covid19

 Il progetto, frutto del centro di ricerca e sviluppo della Cappello Group, nasce con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale ed economico, infatti è sufficiente comprare il dispositivo saltuariamente.

[bquote by=”Giuseppe Cappello” other=”CEO della CAPPELLO GROUP”]Quella che stiamo vivendo è una vera tragedia e non potevamo stare a guardare ma non volevamo nemmeno agire d’impulso, rischiando di vanificare il nostro apporto con una maschera non regolamentata e soprattutto poco sicura[/bquote]

La mascherina “Drop”, il cui nome vuol significare “goccia” quasi a simboleggiare le goccioline di coronavirus che ne causano il contagio, è realizzata in gomma termoplastica (non stampata in 3D) anallergica con un involucro che trattiene un filtro di protezione ad alte prestazioni e intercambiabile, offrendo una efficace protezione contro le particelle disperse nell’aria.

Il riutilizzo nasce dalla possibilità di lavarla in acqua calda, igienizzarla con alcol e, semplicemente sostituendo il filtro, torna come nuova.

Inoltre, la Cappello Group ha realizzato una versione per gli operatori sanitari che lavorano a stretto contatto con persone potenzialmente affette, la Drop Shield, questa variante della mascherina standard presenta una visiera protettiva in policarbonato che si può inserire e togliere con facilità a seconda delle esigenze. In più evita di caricare il peso sulle tempie degli operatori, come fanno invece le normali visiere in commercio, e assicura un campo visivo ottimale.

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Tempi di immissione sul mercato

Attualmente, l’azienda ha già depositato il brevetto europeo e si sta operando nell’ampliamento dell’attività per sostenere questa nuova linea di produzione, che avvierà a fine maggio in piena sicurezza, con 30 unità lavorative dirette e dell’indotto con una capacità di fornire al mercato alcune migliaia di pezzi al giorno, raddoppiabile a regime così come l’occupazione.

[bquote by=”Giuseppe Cappello” other=”CEO della CAPPELLO GROUP”]In sintesi, abbiamo creato un prodotto ‘autoctono’ come forma di espressione imprenditoriale finalizzata alla salvaguardia della salute pubblica. Questa è la storia di ‘Drop’: 100% made in Italy[/bquote]

“Drop” sarà acquistabile anche online attraverso una piattaforma digitale che l’azienda sta approntando in tempi record così da poter fornire capillarmente maschere, filtri ed eventuali accessori.

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Margherita de Respinishttps://biomedicalcue.it
Laurea di I livello in Ingegneria Biomedica, presso l'Università di Bologna. Credo che il corpo umano sia una macchina perfetta che talvolta ha bisogno di essere riparata. Quando qualcuno mi chiede cosa fa l'ingegnere biomedico, la mia risposta è semplice: crea pezzi di ricambio per il corpo umano.