Donare sangue regolarmente favorisce mutazioni genetiche benefiche

Donazione di sangue (Depositphotos foto) - www.biomedicalcue.it
Donare sangue spesso potrebbe stimolare mutazioni genetiche benefiche che favoriscono la rigenerazione cellulare.
Donare sangue è un gesto di solidarietà che tutti conosciamo, ma c’è una cosa di cui si parla poco: gli effetti che questa pratica ha sul nostro corpo. Ogni volta che diamo il nostro sangue, il midollo osseo si mette in moto per rimpiazzarlo, producendo nuove cellule. Fin qui nulla di strano. Ma, nel tempo, questo processo potrebbe fare molto di più: potrebbe selezionare mutazioni genetiche particolari, alcune delle quali potrebbero persino essere benefiche.
Con l’età, il DNA delle cellule staminali nel midollo accumula piccole modifiche. A volte queste danno origine a cloni cellulari, gruppi di cellule con leggere variazioni genetiche. In certi casi, queste mutazioni possono essere pericolose e aumentare il rischio di malattie del sangue come la leucemia. Però non tutte sono negative. Alcune potrebbero, anzi, aiutare il nostro organismo a rispondere meglio a situazioni di stress, come la perdita di sangue.
Questa idea ha incuriosito gli scienziati, che hanno deciso di capire se la donazione regolare possa influenzare il modo in cui il nostro corpo seleziona queste mutazioni. Quando si dona sangue spesso, il midollo osseo è costretto a lavorare di più per generare nuove cellule. Ma questo processo, ripetuto per anni, può avere conseguenze inaspettate?
Per rispondere a questa domanda, un team di ricercatori ha esaminato il sangue di chi dona spesso e di chi lo fa solo raramente. Il loro obiettivo? Capire se la rigenerazione continua del sangue possa favorire la sopravvivenza di cloni con caratteristiche particolari.
Cosa hanno scoperto i ricercatori
Un gruppo di scienziati del Francis Crick Institute, in collaborazione con istituti di ricerca tedeschi, ha analizzato il sangue di oltre 200 donatori abituali, persone che hanno donato fino a 120 volte in 40 anni. Hanno poi confrontato i loro dati con quelli di chi aveva donato meno di cinque volte nella vita.
I risultati sono stati interessanti: entrambi i gruppi mostravano una simile varietà di cloni cellulari, ma la loro composizione genetica era diversa. In particolare, i ricercatori hanno trovato mutazioni nel gene DNMT3A, un gene collegato alla leucemia. La differenza? Nei donatori abituali, queste mutazioni si trovavano in regioni che non erano legate alla malattia.

Mutazioni “buone” e risposta allo stress
Per capire meglio questa scoperta, gli scienziati hanno provato a riprodurre in laboratorio le stesse mutazioni, esponendo le cellule modificate a eritropoietina (EPO), l’ormone che stimola la produzione di globuli rossi. Risultato? Le cellule con le mutazioni tipiche dei donatori frequenti crescevano in modo sano, mentre quelle con mutazioni pre-leucemiche si moltiplicavano in modo anomalo in ambienti infiammatori.
Poi hanno testato il tutto su modelli animali, simulando l’effetto della donazione di sangue. Anche qui, le cellule con le mutazioni osservate nei donatori abituali si comportavano bene: produceva nuove cellule senza segni di rischio tumorale. Insomma, sembra che donare spesso possa selezionare mutazioni capaci di migliorare la risposta dell’organismo alla perdita di sangue, senza aumentare il rischio di leucemia.