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Donazione organi a cuore fermo: primo caso al Maggiore di Bologna

La donazione è stata possibile grazie alla generosità di una famiglia, e in particolare di una paziente che aveva espresso in vita la volontà di donare i suoi organi dopo la morte.

Categorie Chirurgia · Medicina

Intervento record all’Ospedale Maggiore di Bologna, dove per la prima volta è stato eseguito un prelievo multiorgano a cuore fermo. Normalmente la donazione viene effettuata da donatore in morte encefalica quindi a cuore ancora battente. In questo caso, invece, il cuore del donatore era fermo, di conseguenza il processo di donazione, quale procedura clinico chirurgica di alta complessità, ha richiesto un elevatissimo livello di collaborazione tra strutture e discipline diverse.

La procedura clinico-chirurgica

La complessa procedura clinico-chirurgica è stata condotta con assoluta tempestività da 4 diverse equipe e ha visto il prelievo di fegato e reni, trapiantati con successo la notte stessa su due pazienti, una donna di 61 anni e un uomo di 64. La prima fase dell’intervento, durata circa 3 ore, ha visto la partecipazione attiva delle equipe di Rianimazione e Terapia Intensiva del Maggiore e del Policlinico Sant’Orsola alle manovre di impianto di ossigenazione extracorporea a membrana (Ecmo), che, in meno di 5 minuti dalla fine dell’accertamento di morte cardiaca, hanno consentito la perfusione degli organi da prelevare, mantenendoli così in piena efficienza. In seguito, l’equipe chirurgica del Centro Trapianti del Sant’Orsola ha condotto il prelievo di fegato e reni, trapiantati nella notte ai due pazienti in attesa.

“Mi commuovo sempre – ha commentato Raffaele Donini Assessore alle politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna di fronte a gesti di generosità estrema come quello della donna deceduta che, donando gli organi, ha donato la vita ad altre persone. La donazione degli organi apre infatti nuove speranze di vita a persone profondamente provate dal-la malattia. Voglio dunque esprimere, oltre a sincere condoglianze, la mia gratitudine a lei ed ai suoi congiunti. Non ultimo un plauso alla professionalità delle equipe che hanno reso possibile e quindi eseguito il prelievo, sia per la complessità delle tecniche utilizzate, che per la collaborazione tra le diverse strutture e discipline medico scientifiche. Un ulteriore dimostrazione che evidenzia, una vol-ta in più, quanto sia forte lo spirito di rete tra i servizi sanitari della nostra regione”.

Ecmo: ossigenazione extracorporea a membrana

L’Ecmo, ossigenazione extracorporea a membrana (Extra Corporeal Membrane Oxygenation), è una tecnica che supporta le funzioni vitali mediante circolazione extracorporea, aumentando l’ossigenazione del sangue, riducendo i valori ematici di anidride carbonica (CO2), incrementando la gittata cardiaca ed agendo sulla temperatura corporea. Permette, in condizioni di severa insufficienza respiratoria e/o cardiaca, di mettere a riposo cuore e polmoni sostutendone la funzione ventilatoria e di pompa. Tale tecnica consente di attendere che la funzionalità degli organi, inizialmente ridotta dall’arresto cardiaco riprenda dei valori ottimali che ne consentono il trapianto.

Il sistema Ecmo è composto da:

  • una pompa rotativa centrifuga, che sostituisce la funzione cardiaca
  • un ossigenatore a membrana, che arricchisce il sangue di O2 e lo purifica dalla CO2 sostituendosi alla funzione ventilatoria del polmone
  • un riscaldatore, necessario per evitare la perdita di calore che avviene durante il passaggio del sangue nel circuito.

Lo scopo è dunque quello far circolare il sangue mediante circolazione extracorporea attraverso una sorta di polmone artificiale che si occupa di depurarlo (eliminando l’anidride carbonica) e rifornirlo di ossigeno. Mentre il prelievo ematico (efflusso) avviene esclusivamente dal circolo venoso, la reinfusione del sangue ossigenato e senza anidride carbonica può essere effettuata sia nel circolo arterioso (ECMO Veno-Arterioso) sia in quello venoso (ECMO Veno-Venoso).

Come si stabilisce la morte cardiologica?

La legge in Italia sancisce che per determinare la morte con criteri cardiologici occorre osservare un’assenza completa di battito cardiaco e di circolo per almeno 20 minuti: tale condizione determina con certezza una necrosi encefalica, con la perdita irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo stesso. La donazione di organi e tessuti a cuore fermo rappresenta una opportunità concreta di aumentare il numero di organi e tessuti trapiantabili, accelerando quindi i tempi di attesa delle persone in lista trapianto.