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Un farmaco antivirale per il trattamento di pazienti affetti da Coronavirus

Non sarebbe la prima volta che dei farmaci vengano impiegati nelle cure antivirali. Studi scientifici hanno dimostrato che tra questi, il Molnupiravir, sarebbe un ottimo candidato per limitare la patofisiologia causata da Covid-19.

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In questi ultimi due anni di pandemia, abbiamo di certo imparato a convivere con la paura per i contagi ed ad attuare strategie utili ed efficaci per prevenirli. Pertanto, mai come oggi, si sente sempre più parlare di vaccino anti-covid, tra varie ipotesi contrastanti relative alla loro efficacia o meno. Ciò di cui si parla molto poco, riguarda invece tutta quella branca che si occupa dello sviluppo di farmaci. Tra questi, il farmaco antivirale Molnupiravir è quello che ha ottenuto dei risultati piuttosto soddisfacenti nella maggior parte dei pazienti, ai quali è stato somministrato.

Effetti di SARS-Cov-2

SARS -COV-2 è la Sindrome respiratoria acuta grave , causata appunto dalla presenza di tale virus , il cui ceppo non è stato precedentemente identificato nell’uomo.

Questo virus, caratterizzato da un filamento positivo di RNA, appartiene alla famiglia dei Betacoronavirus. Il contagio da Covid-19 avviene principalmente per mezzo di contatti con persone, attraverso le goccioline prodotte dalla  respirazione. Solitamente l’infezione si manifesta attraverso febbre, tosse secca, mal di gola, mancanza di respiro ed affaticamento. E’ la replicazione dell’enzima presente nel genoma virale RdRp (RNA polimerasi RNA-dipendente) all’interno della  cellula ospite a giocare un ruolo chiave nella patofisiologia del virus, provocando un’elevata mutagenicità.

Un farmaco antivirale per il trattamento di pazienti affetti da Coronavirus

Farmaco antivirale Molnupiravir: cos’è e come agisce

Come già preannunciato, il farmaco antivirale in questione inibisce la replicazione del suo RNA, agendo direttamente sull’enzima RdRp. Il Molnupiravir è il profarmaco isopropilestere del ribonucleoside analogo β-D-N 4-idrossi citidina (NHC). Questo è noto per esercitare una inibizione di alcuni virus già conosciuti (es. il virus Chikungunya,il virus respiratorio sinciziale, il virus dell’epatite C, il norovirus, il virus dell’influenza A e B, il virus dell’Ebola ). Il meccanismo di azione prevede che il derivato tri-fosforilato di NHC , faccia da substrato alla polimerasi virale. Per di più, rispetto ad altri farmaci antivirali, avrebbe una ridotta tossicità e degli effetti collaterali minimi.

I soggetti interessati

L’AIFA (Agenzia italiana del farmaco) con il  comunicato stampa del 22 Dicembre 2021, ha deliberato ed autorizzato l’impiego di due farmaci antivirali, tra cui il Molnupiravir nei confronti dei “pazienti non ospedalizzati per COVID-19, con malattia lieve-moderata di recente insorgenza e con condizioni cliniche concomitanti che rappresentino specifici fattori di rischio per lo sviluppo di COVID-19 grave”.

Un farmaco antivirale per il trattamento di pazienti affetti da Coronavirus

Come riportato dal comunicato, la somministrazione potrà essere effettuata entro cinque giorni dall’insorgenza dei sintomi ed il trattamento consiste nell’assunzione di 4 compresse, da 200 mg ciascuna, due volte al giorno, per cinque giorni. A seguito di ciò, la Struttura Commissariale ha provveduto alla distribuzione del farmaco antivirale alle varie Regioni.

Gli esperti sull’utilizzo di Molnupiravir

Come afferma il Dott. Angelo Pan, direttore U.O. Malattie Infettive SST di Cremona:

Il Molnupiravir è un farmaco relativamente potente che permette di ridurre di circa il 30% i ricoveri e di circa il 90% le morti per Covid. La disponibilità per noi di un nuovo farmaco sta ad indicare l’enorme sforzo che, a livello mondiale, si sta facendo per l’identificazione di terapie efficaci per curare questa infezione che, ad oggi, non ha dei trattamenti realmente potenti.

Un farmaco antivirale per il trattamento di pazienti affetti da Coronavirus

E’ chiaro che questo non deve farci abbassare la guardia sul prevenire il contagio, perché il virus è ancora in circolazione e le sue varianti (per esempio la più recente, Omicron) sembrano essere molto contagiose. Sebbene questo, per la maggior parte delle persone vaccinate, si manifesti con sintomatologia piuttosto lieve, esiste una fetta di popolazione, non ancora vaccinata, che rischia di intasare le terapie intensive degli ospedali.

Per prevenire la diffusione abbiamo bisogno di utilizzare presidi non medici, mascherine chirurgiche o le mascherine FFP2, e abbiamo bisogno di usare vaccino.

Dott. Pan.

Insomma, l’unione di diverse strategie può essere sicuramente utile ed efficace per combattere il virus a livello mondiale, e la ricerca da questo punto di vista sta facendo passi da gigante. Ma siamo comunque noi stessi i primi a dover salvaguardare, nel quotidiano, la salute del prossimo.

A cura di Francesca Sessa.