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Fegato al posto della milza: primo trapianto eterotopico al mondo

L'obiettivo: far crescere il fegato nuovo lontano da quello malato per poi sostituirlo

È successo a Bologna presso il Policlinico Sant’Orsola dove un paziente affetto da metastasi al fegato è stato sottoposto a trapianto ma, la particolarità è la localizzazione anatomica dove questo è avvenuto, infatti la porzione di fegato è stata impiantata nella milza del ricevente, rappresentando il primo trapianto eterotopico al mondo (ovvero in una sede anatomica diversa da quella naturale).

L’unica salvezza era il trapianto eterotopico

Matteo Ravaioli e Matteo Cescon a capo dell’eqipe che ha eseguito il primo trapianto eterotopico al mondo

Il paziente, un uomo di 40 anni, aveva combattuto già una battaglia contro il tumore, però, localizzato nell’intestino. Nonostante l’asportazione chirurgica e un iniziale ritorno alla normalità, la guerra non era ancora finita e questa volta il tumore si era manifestato sottoforma di metastasi al fegato.

Infatti, come spesso succede, le metastasi epatiche non sono mai generate dalle stesse cellule del fegato ma da cellule provenienti da altri organi, come nel nostro caso dall’intestino, perché il fegato, tra le sue numerose funzioni, svolge anche quella di filtro.

In particolare, attraverso la vena porta riceve circa il 70% del sangue che irrora l’organo e che proviene, a sua volta, dall’intestino e dai principali organi addominali, perciò, in questo grande volume di sangue possono transitare le cellule tumorali che si muovono nell’organismo attraverso la circolazione, rischiando di accumularsi nel fegato favorendo, così, la formazione di metastasi.

Tornando alla nostra storia, siccome un altro intervento chirurgico per la rimozione non era più possibile, il medico riminese Matteo Ravaioli ha avuto la brillante idea di trapiantare una porzione di fegato nella milza del ricevente, così da permettere la crescita dello stesso organo in una sede anatomica diversa e lontano dal fegato metastatico.

Qui, la porzione dell’organo è cresciuta autonomamente fino a raggiungere le normali dimensioni ovoidali con un peso di circa 1-1,5 chili e una lunghezza di circa 24-28 centimetri, successivamente l’èquipe ha proseguito con la totale rimozione del fegato originario malato, permettendo al paziente di tornare a condurre una vita normale.

Il fegato: l’organo dalle fantastiche proprietà rigenerative

Trapianto di fegato da vivente

Un aspetto interessante e affascinante è la capacità delle cellule epatiche di rigenerarsi e crescere e, proprio grazie a queste proprietà, il trapianto eterotopico o non di fegato da donatore vivente rappresenta una svolta per salvare molte vite.

Questo tipo di intervento sopperisce alle problematiche classiche: la scarsità di organi da trapiantare perché permette di utilizzare anche solo una porzione di fegato, sfruttando la capacità di rigenerarsi una volta che viene asportata una porzione nel giro di 5-7 giorni (nel caso del donatore) e, di ricrescere fino a raggiungere dimensioni normali una volta trapiantato (nel ricevente).

È possibile dividere il fegato in due parti perché ciascuno dei due lobi ha una propria vascolarizzazione arteriosa e venosa e drena la bile attraverso due dotti principali, destro e sinistro, che si uniscono solo nel loro ultimo tratto al di fuori del fegato, quindi è come se le due parti fossero indipendenti tra di loro.

Inoltre, si è osservato che la capacità rigenerante è legata alla produzione, da parte del fegato residuo, di fattori che attivano la proliferazione e, in seguito, quando la massa è stata ricostituita, di fattori che bloccano il ciclo cellulare secondo una sequenza precisa di eventi:

  1. reclutamento degli epatociti: cellule caratteristiche che rappresentano la parte maggiormente attiva e funzionale dell’organo.
  2. Progressione verso la mitosi: dando l’avvio a un circuito di stimolazione cellulare
  3. Arresto della proliferazione una volta raggiunte le dimensioni finali.

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Margherita de Respinishttps://biomedicalcue.it
Laurea di I livello in Ingegneria Biomedica, presso l'Università di Bologna. Credo che il corpo umano sia una macchina perfetta che talvolta ha bisogno di essere riparata. Quando qualcuno mi chiede cosa fa l'ingegnere biomedico, la mia risposta è semplice: crea pezzi di ricambio per il corpo umano.