Lo scorso dicembre presso il Policlinico “Ospedali Riuniti di Foggia, è avvenuto il primo intervento su un paziente di 7 anni affetto da diabete mellito di tipo 1 con l’inserimento del pancreas artificiale svolto dal dirigente medico dott.ssa Matilde Cioccia, responsabile della Diabetologia Pediatrica.

La malattia: caratteristiche e conseguenze

Misurazione della glicemia
Nei soggetti malati di diabete, il glucosio introdotto con l’alimentazione non viene assorbito dal corpo

Il diabete mellito di tipo 1 è una forma di diabete che si manifesta prevalentemente nel periodo dell’infanzia e nell’adolescenza, anche se non sono rari i casi di insorgenza in età adulta.

Questo rientra nella categoria delle malattie autoimmuni perché è causato dalla produzione di auto-anticorpi (anticorpi che distruggono tessuti e organi propri non riconoscendoli come propri) che attaccano le cellule β contenute all’interno del pancreas, il cui ruolo è quello di controllare la quantità di glucosio secernendo insulina.

Di conseguenza la distruzione delle cellule pancreatiche causa un eccesso di glucosio nel sangue identificato con il nome di iperglicemia. La mancanza o la scarsità di insulina, quindi, non consente al corpo di utilizzare gli zuccheri introdotti attraverso l’alimentazione che vengono così eliminati con le urine.

In questa situazione l’organismo è costretto a produrre energia in altri modi, principalmente attraverso il metabolismo dei grassi, il che comporta la produzione dei cosiddetti corpi chetonici. L’accumulo di corpi chetonici nell’organismo, se non si interviene per tempo, può portare a conseguenze molto pericolose fino al coma.

Come funziona il pancreas artificiale

Schema pancreas artificiale
Schematizzazione dei componenti del pancreas artificiale
credits: bussolasanita.it

Il pancreas artificiale si compone di un sensore sottocutaneo che rileva in modo accurato la glicemia ogni 5 minuti (numero 1 in figura), un ricevitore wireless delle informazioni sui livelli di glicemia (numero 2 in figura), un microinfusore che infonde insulina (numero 4) e un tablet che mette in comunicazione tra loro sensore e microinfusore “decidendo” le unità di insulina da erogare sulla base dell’andamento glicemico (numero 3 in figura) in base a specifici algoritmi.

Sullo schermo del tablet, il paziente può ricevere in tempo reale i livelli di glicemia e alcuni indicatori, come semafori rossi e verdi che individuano e segnalano quando il soggetto sta andando in ipoglicemia o iperglicemia. Oltre a questo vengono segnalati gli orari in cui è consigliato mangiare e quando è possibile fare attività fisica

spiega Claudio Cobelli, professore di ingegneria biomedica dell’Università di Padova, a capo dell’equipe che l’ha ideato e sperimentato.

Con l’utilizzo del pancreas artificiale, il paziente è come se delegasse il compito di iniettare insulina, normalmente svolto dal soggetto stesso, al dispositivo che lo esegue in maniera del tutto automatica.

Questo sistema ibrido ad ansa chiusa, anche detto pancreas artificiale, in modalità automatica modula il rilascio di insulina basale in modo che la glicemia rimanga in un range ottimale. In definitiva regola in autonomia il livello di zuccheri nel sangue, abbassandoli quando sono troppo alti e non facendoli scendere ulteriormente se tendono al basso. E questo è esattamente ciò che un diabetico cerca di fare personalmente nel suo quotidiano 

spiega Olga La Macchia, professoressa e direttore della struttura complessa di Endocrinologia Universitaria del Policlinico di Foggia.

Questo tipo di intervento del tutto innovativo porta speranza nei pazienti affetti da diabete di tipo 1 che non saranno più costretti a controllare manualmente il livello di glicemia nel sangue, migliorando nettamente la qualità della vita.

Il pancreas artificiale è un trattamento sicuro ed efficace e prolunga di ben due ore e mezza ogni giorno il periodo di “normoglicemia” in confronto agli altri trattamenti. Ciò consente di ottenere un miglior controllo della glicemia, obiettivo importante per ridurre il rischio di complicanze croniche e per evitare i pericolosi episodi di ipoglicemia.

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