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Green Pass: tutto quello che c’è da sapere sul “passaporto vaccinale”

Si apre la discussione sul certificato verde digitale. Il documento attesterà l'avvenuta vaccinazione contro la Covid-19, il risultato negativo di un tampone recente o la guarigione dalla malattia nei 6 mesi precedenti.

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Il 13 aprile la Commissione Libertà Civili del Parlamento Europeo (Libe) ha discusso la proposta del Green Digital Pass, il “passaporto vaccinale” per assicurare la libera circolazione all’interno dell’Unione Europea in tempo di pandemia. Il certificato verde digitale attesterà l’avvenuta vaccinazione contro la Covid-19, il risultato negativo di un tampone recente o la guarigione dalla malattia nei 6 mesi precedenti.

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Dubbi e perplessità sul Green Pass

Il passaporto vaccinale non è un’esclusiva della Covid-19. Già nel 1897 si parlava di una documentazione che accertasse l’avvenuta vaccinazione contro la peste in alcune aree densamente popolate. Il vaccino in questione era stato creato dallo scienziato russo Waldemar Haffkine e usato nelle colonie britanniche indiane. Oggi ci troviamo di fronte ad uno scenario simile. I Paesi Membri stanno procedendo in maniera autonoma nello sviluppare un’applicazione che permetta una circolazione più sicura a livello internazionale. I cittadini saranno dotati di codice QR contente una firma digitale emessa da un’autorità pubblica nazionale che attesti la vaccinazione, il tampone, o la presenza di anticorpi una volta superata la malattia. Una delle potenziali conseguenze dello sviluppo di applicazioni in maniera indipendente sarà il riconoscimento dei codici tra nazioni diverse. Ne è un esempio l’Estonia, che già da fine mese adopererà un prototipo della propria piattaforma digitale per gli spostamenti sul territorio nazionale.

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Con le prime proposte di un “passaporto vaccinale” sono sorti anche i primi dubbi di carattere etico e scientifico. Il certificato non sarà in alcun modo un documento di viaggio: il Consiglio europeo ribadisce come l’avvenuta vaccinazione non debba costituire un lasciapassare per i viaggi internazionali, nel rispetto del principio di non discriminazione nei confronti di quelle persone che non hanno ancora potuto vaccinarsi. Saranno i singoli stati a decidere se rendere più stringenti o meno le norme anti-contagio per i non vaccinati. Inoltre, il green pass non sarà obbligatorio.

La trasmissione del virus nei soggetti vaccinati

Da un punto di vista sanitario la questione è altrettanto discutibile. Una persona vaccinata ha meno probabilità di contrarre l’infezione e di trasmetterla, tuttavia non è escluso che non succeda. Inoltre, non sappiamo ancora quanto duri l’immunità dopo il vaccino: rimane la possibilità di esporre i viaggiatori a dei rischi notevoli ed incrementare la curva dei contagi. Lo sottolinea anche la portavoce dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Margaret Harris, ” Noi dell’Oms stiamo dicendo che non vorremmo vedere il passaporto per le vaccinazioni come un requisito per l’ingresso o l’uscita da determinati Paesi perché non siamo certi in questa fase che il vaccino prevenga la trasmissione del Coronavirus oltre alla malattia”.

La proposta italiana del passaporto vaccinale

Dal 26 aprile in territorio nazionale saranno nuovamente consentiti gli spostamenti tra regioni in zona gialla, come ha annunciato il Presidente del Consiglio Mario Draghi in conferenza stampa del 16 aprile. La novità introdotta è la possibilità di spostarsi anche verso regioni arancione e rosse grazie ad un “pass”, ovvero un certificato sanitario che attesti l’avvenuta vaccinazione, il tampone negativo nelle ultime 48 ore o la guarigione dalla Covid-19. Il pass verrà consegnato agli italiani e a tutti coloro che arrivano dall’estero: una vera e propria anticipazione del green pass europeo.

Il certificato verde digitale è uno strumento nato per facilitare gli spostamenti in modo sicuro all’interno dell’UE durante la pandemia. L’obiettivo è anche quello di dare una spinta al turismo in vista della stagione estiva, che da troppo tempo soffre delle restrizioni anti-contagio. Italia, Grecia, Spagna e Portogallo cercano l’accordo il prima possibile, anche se l’approvazione di linee guida uniformi in tutta la Comunità europea è ancora lontana. Infatti, non è ancora chiaro come i governi con i propri green pass riusciranno ad integrare sistemi diversi.