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Guarire spontaneamente dall’HIV. “Sogno o son desto?”

Sparite le tracce del virus in una donna non sottoposta a cure: tanti punti interrogativi ma una grande speranza nel mondo della ricerca.

A distanza di circa due mesi dalla notizia di una possibile guarigione dall’HIV grazie soltanto ad un mix di farmaci, assistiamo in questo periodo a un’altra sensazionale scoperta: il nostro sistema immunitario sarebbe in grado di combattere spontaneamente il virus, ed in questo caso, di annientarlo.

Succede a Loreen Willenberg, californiana, 66 anni, affetta dal 1992. Gli studiosi affermano che il virus sarebbe letteralmente scomparso senza alcun tipo di intervento esterno (chirurgico o farmaceutico). Facciamo attenzione, però: nonostante oltre 1,5 miliardi di cellule analizzate non abbiano mostrato alcuna copia funzionale del virus, ciò non esclude a priori la possibilità che esso riesca a nascondersi in qualche cellula del corpo della paziente. Del resto, questo è uno dei motivi per cui risulta ancora difficile trovare una cura che debelli il virus definitivamente: la sua capacità di nascondersi e sfuggire alle terapie.

Una cosa possiamo dirla con certezza: Loreen fa parte di un gruppo di pazienti noti come controllori d’élite, cioè soggetti che riescono a mantenere bassi livelli di HIV senza far uso di farmaci antiretrovirali. Nel mondo si tratta di una percentuale irrisoria rispetto al numero di affetti (che nel 2018 risultava essere di 37,9 milioni).

Come raggiungono il loro status queste persone e cosa è accaduto nel sistema immunitario della donna che sembra aver sconfitto l’HIV?

Cura spontanea hiv. Dubbi e domande

In un primo momento, i ricercatori della MGH Institute, MIT ed Harvard, hanno ipotizzato che i controllori d’élite potessero essere affetti da copie difettose o incomplete del virus. L’HIV è un virus ad RNA e viene trascritto nel DNA delle cellule ospiti grazie all’azione di un enzima noto come trascrittasi inversa. Ad un malfunzionamento dell’enzima può corrispondere quindi una scorretta trascrizione dell’informazione del virus. Con loro sorpresa i risultati hanno dimostrato che, invece, nei controllori d’élite il numero di copie intatte del virus era più alto di quanto pensassero.

Cos’altro potrebbe portare un tale vantaggio a questa categoria?

Un’altra possibilità risiede nel fatto che in queste persone il virus possa restare intrappolato in una regione povera di geni attivi del genoma, nota come eterocromatina. Allora si sono chiesti: i controllori d’élite sono in grado di condurre il virus verso l’eterocromatina? Anche in questo caso, la risposta è stata negativa. Non c’è nessuno studio che riesca a provarlo scientificamente, eppure l’ipotesi che sia proprio questo blocco genetico a permettere di controllare naturalmente il virus rimane la più accreditata. Ad oggi quindi non abbiamo risposte esaustive né certezze su quanto accaduto, ma questa possibilità apre le porte ad uno scenario di grande interesse. Perché anche se ancora non si comprende con esattezza come il sistema immunitario gestisca quell’impresa, questo rimarrebbe di fatto il primo caso noto di una cura spontanea, e di questo non possiamo che gioire.

Per quanto riguarda la prevenzione, invece, tra gli ultimi sviluppi segnaliamo lo sviluppo di un impianto sottocutaneo che riesce a somministrare in modo continuato e controllato un farmaco antiretrovirale. Si tratta di una versione “ottimizzata” della profilassi pre-esposizione (PrEP), strategia più diffusa nella prevenzione dell’infezione da HIV che consiste nell’assunzione di una pillola giornaliera.

Articolo a cura di Nicole Rinaldi.

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