Neuralink è vicina ad annunciare l’ interfaccia cervello-macchina per connettere umani e computer

Questa l’ultima rivelazione di Elon Musk, il noto imprenditore sudafricano naturalizzato statunitense, che a gennaio 2018, con un patrimonio di 20,9 miliardi di dollari, si è posizionato al  53º posto della lista delle persone più ricche del mondo secondo Forbes. Definito dalla stampa come il nuovo Steve Jobs, con la sua inarrestabile ambizione ha già rivoluzionato tre settori chiave dell’economia, quello automobilistico con Tesla Motors, quello dell’astronautica con SpaceX e quello dell’energia rinnovabile con Solar City. Se tali aziende si son rivelate sorprendentemente produttive, ancora più promettente è il progetto Neuralink, un’azienda statunitense di neurotecnologie, fondata qualche anno fa da Elon Musk e da altri otto, al fine di sviluppare interfacce neurali impiantabili.

Ph: becominghuman.ai

Avviata nel 2016, l’azienda Neuralink mira a creare dispositivi per amplificare le capacità del cervello umano, rendendolo sempre più competitivo con la sempre più evoluta intelligenza artificiale, con lo scopo ultimo del potenziamento umano. Un’interfaccia corticale diretta, secondo Musk, potrebbe difatti permettere agli umani di raggiungere livelli più alti di cognizione e connettere il cervello umano al computer per svariate applicazioni.

Neuralink: la prima interfaccia cervello-macchina è vicina
Ph: techfak.uni-bielefeld.de

Lo  scopo di Musk è quello di raggiungere una perfetta “simbiosi con l’intelligenza artificiale”, che egli vede come una minaccia per l’umanità, se lasciata incontrollata. Attualmente esistono neuroprotesi in grado di interpretare i segnali cerebrali e permette ai disabili di controllare i loro arti protesici. Sfruttando il concetto di neuroprotesi, Musk mira a collegare la tecnologia esistente con impianti che, invece di effettuare movimenti, possano interfacciarsi con altri tipi di software e gadget a velocità di banda larga: si tratta,insomma, di sviluppare una potente interfaccia fra cervello umano e computer.

Neuralink: la prima interfaccia cervello-macchina è vicina
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Lo stesso Musk, ospite al “Joe Rogan Experience” ha affermato che gli smartphone ci hanno già trasformato in una sorta di cyborg, ma per i limiti della tecnologia dei dispositivi mobili, il collegamento tra il nostro cervello e tali mobile-devices non è poi così diretto e rapido come invece potrebbe diventare con il futuristico prodotto di Neuralink, la cui presentazione è prevista nei prossimi mesi.

Quando usi uno smartphone o un computer, puoi rispondere a qualsiasi domanda quasi istantaneamente. Puoi ricordare qualcosa senza intoppi. Il tuo smartphone può ricordare video e foto senza alcun problema. Il tuo smartphone è già una tua estensione. Molte persone non si rendono conto di essere già dei cyborg. Ma la condivisione dei dati è lenta, molto lenta. È come un sottile flusso di informazioni tra la versione biologica e quella digitale di te stesso. Dobbiamo trasformare quel piccolo flusso in un enorme fiume.

Secondo le indiscrezioni, pare che recentemente l’imprenditore abbia rivelato tramite un tweet, di aver raggiunto una fase di sviluppo avanzata per il progetto in grado di collegare cervello e AI e che molto presto ci saranno delle novità. A questo proposito abbiamo, inoltre, un allettante indizio: Bloomberg ha recentemente riportato un articolo accademico non ancora pubblicato di cinque autori che hanno già lavorato per Neuralink. Lo studio descrive una “macchina da cucire” per il cervello, ossia un dispositivo simile ad un ago che viene inserito nel cranio di un topo per impiantare un elettrodo polimerico pieghevole nel cervello al fine di leggerne i segnali elettrici. Tale tecnologia potrebbe essere utilizzata anche per altri scopi:  per esempio il trattamento di pazienti con gravi lesioni cerebrali o con disturbi neurologici. Che i tweet di Musk si riferiscano al loro lavoro? Non possiamo dirlo con certezza, ci toccherà aspettare con impazienza i prossimi aggiornamenti, che, a detta di Musk, non tarderanno ad arrivare.

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