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Jarabe de Palo: Pau Donés e la lotta persa contro il cancro al colon

Con 610.000 morti all'anno nel mondo, il cancro del colon-retto è la terza forma più comune di cancro

“Ho il cancro. La vita che se ne va è come un amore che finisce”.

Queste le parole di Pau Donés che rimangono impresse nella memoria, quando in occasione di un’intervista il cantante aveva accennato alla malattia che gli era stata diagnosticata nel 2015. Un male oscuro, una battaglia che ha stremato e logorato il leader dei Jarabe De Palo e che si è conclusa ieri mattina, quando il leader della band si è spento alla prematura età di 53 anni.

A diffondere la notizia la famiglia del cantante che, attraverso un messaggio sui social, ha ringraziato il team medico e tutto il personale degli ospedali che hanno seguito Pau Donés, chiedendo “il massimo rispetto per la privacy in questo momento difficile”. 

Solo tre anni fa, Pau Donés aveva celebrato i venti anni di carriera pubblicando un doppio album, 50 Palos, con tutti i grandi successi della band La Flaca, Depende, Bonito, Grita, Agua ecc..), al quale aveva fatto seguito un tour mondiale e un’autobiografia. Nonostante la malattia l’avesse costretto ad interrompere il tour, Donés non perse la sua positività e la sua energia, condividendo con molta forza il suo percorso con tutti quelli che negli anni lo avevano seguito e amato,sia attraverso i social con i quali ha documentato tutti i momenti della sua lotta, sia con un documentario, intitolato Jarabe Contra El Cancer.

Ma che tipo di cancro ha colpito Pau Donés? Si tratta di un carcinoma del colon-retto, ossia il tumore maligno più frequente originato nel colon, nel retto e nell’appendice. Con 610.000 morti all’anno nel mondo, è la terza forma più comune di cancro. È più frequente nei paesi sviluppati, dove si trovano oltre il 65% dei casi, ed è meno comune nelle donne rispetto agli uomini.

Cancro del colon-retto: cos’è?

Il tumore del colon-retto insorge nel colon e nel retto ed è causato dalla proliferazione incontrollata delle cellule della mucosa, ossia del rivestimento interno della parete intestinale, che hanno la capacità di invadere i tessuti e di diffondersi in altre parti del corpo. Il tumore si sviluppa più spesso nel colon (circa il 70% dei casi) e meno frequentemente nel retto (30%). Se diagnosticato precocemente, si può prevenire o guarire. Difatti, nella maggior parte dei casi il tumore origina dai polipi adenomatosi, lesioni inizialmente benigne, che possono nel tempo evolvere in tumore. Inoltre la sede precisa del tumore lungo il colon e nel retto può corrispondere a caratteristiche molecolari diverse e può condizionare la scelta del tipo di chirurgia, talora di radioterapia e di cure offerte al paziente.

medicinaonline.co

Cancro del colon-retto: sintomi e fattori di rischio

I segni e i sintomi possono comprendere: sangue occulto nelle feci, presenza di muco nelle feci, perdita di peso non associato a dieta, mancanza di appetito, sensazione di stanchezza e spossatezza cronica, cambiamento dei movimenti intestinali. Talora una stitichezza ostinataalternata a diarrea, può costituire un primo campanello d’allarme. Per quanto riguarda i fattori di rischio, occorre fare una distinzione in :

  • Fattori genetici o ereditari: si tratta di una predisposizione genetica ad ammalarsi di tumore del colon-retto. Si verifica quando nella famiglia d’origine si sono manifestate malattie come le poliposi adenomatose ereditarie e il carcinoma ereditario del colon-retto su base non poliposica (detto anche HNPCC o sindrome di Lynch). Tali malattie sono trasmesse da genitori portatori di specifiche alterazioni genetiche, che possono essere trasmesse con una probabilità del 50 % indipendentemente dal sesso, e possono anche non dar luogo ad alcun sintomo.
  • Fattori non ereditari: il primo fattore da considerare è l’età. Circa il 90% dei pazienti ha più di 50 anni, inoltre il rischio aumenta progressivamente sino a raggiungere il suo picco dopo i 70 anni, con età media di insorgenza sui 68 anni. Altri fattori non ereditari sono il sovrappeso, uno stile di vita caratterizzato da un elevato apporto calorico( è consigliata una dieta povera di grassi e proteine della carne e ricca di vegetali e vitamine) , scarsa attività fisica, fumo, abuso alcoolico, presenza di polipi del colon e del retto e presenza di malattie infiammatorie croniche del colon (Rettocolite ulcerosa e Morbo di Crohn).

Diagnosi

Il tumore del colon-retto viene oggi diagnosticato sempre più precocemente grazie alle campagne di screening sulla popolazione nella fascia d’età considerata più a rischio. La diagnosi avviene tramite:

  • Ricerca sangue occulto nelle feci: il test si fonda sul presupposto che formazioni polipose o neoplasie presenti a livello colico sanguinano più facilmente della mucosa normale e che l’entità del sanguinamento è generalmente proporzionale al volume della lesione.
  • Colonscopia: grazie alla possibilità di eseguire una biopsia, consente di fare subito l’analisi istologica, cioè l’esame del tessuto. 
  • Ecografia e TC con mezzo di contrasto dell’addome: consentono di valutare l’estensione del tumore stesso e la presenza o meno di metastasi a distanza.
  • Ecoendoscopia ano-rettale e risonanza magnetica dell’addome e della pelvi con mezzo di contrasto: per la stadiazione di tumori del retto 

Contribuiscono a definire lo stadio del tumore gli esami ematochimici e la ricerca del marcatore tumorale carcino-embrionario (CEA) , mentre la PET è un esame da riservare a casi specifici e selezionati quando le indagini sopra riportate non siano decisive.

Trattamento

Il trattamento per i casi di tumore al colon-retto può includere una combinazione di chirurgia, radioterapia, chemioterapia e terapia mirata. Sempre più affermata è la tecnica laparoscopica (o mininvasiva), che ha ormai dimostrato la sua assoluta validità in termini di radicalità oncologica a fronte di un significativo miglioramento del recupero postoperatorio. Sulla base della stadiazione anatomo-patologica del tumore eseguita sul pezzo chirurgico, viene stabilito se è necessario o meno effettuare una chemioterapia postoperatoria allo scopo di ridurre il rischio di una recidiva del tumore.La chemioterapia è inoltre impiegata nella fasi avanzate, in presenza di metastasi, con l’obiettivo di rallentare l’evoluzione della malattia e può essere associata a bioterapie (farmaci antiangiogenetici e anti EGFR). Per quanto riguarda la radioterapia, questa è indicata nei tumori del retto con lo scopo di ridurre il rischio di ricadute locali e di ridurre la necessità di attuare interventi aggressivi che prevedano il sacrificio dell’ano e la conseguente necessità di una colostomia definitiva. Quasi sempre la radioterapia viene associata alla chemioterapia per potenziarne l’effetto.

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Cristiana Rizzutohttps://biomedicalcue.it
Studentessa di Ingegneria Biomedica, alla costante ricerca della poesia nella scienza, della sinuosità nella robotica, dell’arte nella tecnologia. Fondamentalmente curiosa, affamata di conoscenza, di indole entusiasta: mi piace immaginare la matematica come un linguaggio armonico e segreto della natura e l’ingegneria biomedica come un'ingegneria "umana", una scienza della vita.