Articolo a cura di Verdiana Brullo.

Sentire dei rumori, suoni, sibili, fischi quando non vi è nessuna fonte sonora a produrli: questa è l’esperienza quotidiana di chi soffre di acufene. Il dr. Ross O’Neill, fondatore e CEO di Neuromod Devices con sede a Dublino, specializzato nella neurostimolazione, ha condotto vari studi che hanno portato alla realizzazione di “Lenire”, un dispositivo capace di dare sollievo a chi soffre di questo disturbo.

Che cos’è l’acufene?

L’acufene è un sintomo altamente debilitante che può essere causato da diverse condizioni. In seguito al danneggiamento delle cellule ciliate dell’orecchio, a una parziale perdita dell’udito, alla compressione del nervo acustico, all’accumulo di cerume, all’esposizione prolungata a rumori forti o allo stress, un adulto su dieci accusa di sentire suoni che non sono generati né all’esterno dell’orecchio, né al suo interno. I suoni possono avere frequenze alte o basse, somigliare ad esempio al frinire dei grilli o al rombo di un aspirapolvere.

In ogni caso, nel momento in cui viene ridotta la trasmissione del suono dall’orecchio al cervello, i circuiti neurali della corteccia uditiva reagiscono compensando la minore ricezione con un’iperattività e finiscono per simulare un suono che il cervello sente come i rumori tipici dell’acufene. È come se una corda di uno strumento continuasse a generare la stessa tonalità senza che vi sia un musicista a suonare.

Corteccia uditiva primaria e secondaria
Credits: Wikimedia commons

La percezione di questo suono può avere come conseguenza disturbi dell’attenzione, gravi problemi emotivi, insonnia e provocare quindi un generale abbassamento della qualità della vita. Le terapie tradizionali sono di tipo psicologico o sonoro: nel primo caso si tenta con la psicoterapia cognitiva comportamentale di insegnare al paziente a far fronte alle conseguenze psicologiche dell’acufene; nel secondo viene proposto l’ascolto di suoni diversi per far distogliere l’attenzione dai rumori dell’acufene e concentrarla quindi su suoni più piacevoli.

Come funziona Lenire?

Lenire è un dispositivo medico non invasivo portatile in grado di generare segnali e di lenire, per l’appunto, l’acufene tramite la neuromodulazione. La neuromodulazione viene soprattutto impiegata nell’ambito della terapia del dolore e consiste nella stimolazione di nervi con impulsi a basso voltaggio in modo da stimolare o inibire, a seconda dell’esigenza, la trasmissione dei segnali. Lenire, in particolare, è costituito da un controller per impostare intensità e durata degli stimoli e da due sorgenti di segnali: delle semplici cuffie Bluetooth e un elettrodo che il paziente inserisce in bocca e appoggia sulla lingua. Mentre con le cuffie si ascoltano suoni che, convertiti in energia, vengono trasmessi al nervo acustico, l’elettrodo stimola attraverso la lingua il nervo trigemino, in maniera sincronizzata con i suoni. Si crede infatti che il trigemino, il quinto dei dodici nervi cranici, abbia tra le sue numerose funzioni anche quella di abbassare il volume di suoni autogenerati, come ad esempio la nostra voce.

Illustrazione Lenire
Credits: JMIR

Il concetto su cui si basa il dispositivo è quindi l’accoppiamento di suoni all’interno della banda dell’acufene, ascoltati tramite le cuffie, con la stimolazione del trigemino. Questa doppia stimolazione, acustica da un lato e somatosensoriale dal lato del trigemino, si è dimostrata avere notevoli effetti positivi su chi soffre di acufene. Affinché la terapia sia efficace, il paziente deve sottoporsi a questo trattamento per 30-60 minuti al giorno. L’intensità e la durata della terapia deve essere stabilita da un professionista e modificata nel corso delle settimane del trattamento a seconda dei risultati che si ottengono.

Gli studi che dimostrano l’efficacia di Lenire

Nel 2017 è stato condotto un primo studio su 342 pazienti che sono stati sottoposti a 12 settimane di trattamento con Lenire seguiti da altri 12 mesi di controllo. Durante le prime 6 settimane, i ⅔ dei partecipanti hanno dimostrato miglioramenti clinici importanti, ma progressi minimi nelle 6 settimane seguenti. Gli effetti positivi si sono comunque mantenuti per i 12 mesi successivi.

Grazie a un secondo studio condotto nel 2019 su 191 partecipanti, il mancato miglioramento dopo le 6 settimane iniziali è stato attribuito a un fenomeno di adattamento da parte del sistema nervoso sollecitato da segnali dello stesso tipo. È stato sufficiente cambiare i parametri di stimolazione nelle 6 settimane successive per assistere a ulteriori miglioramenti dopo questa seconda fase del trattamento.

Il prossimo obiettivo del dr. O’Neill è di diffondere Lenire al di fuori dell’Irlanda, creando una fitta rete di collaborazione con i medici di tutta Europa e in futuro anche degli USA e del resto del mondo.

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