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Malattia di Kawasaki che colpisce i bambini: c’è un nesso con il Covid19?

A pochi giorni dall’inizio della cosiddetta fase 2 di convivenza con il covid19, si è registrato un lieve aumento del numero di bambini ricoverati con “strani sintomi infiammatori” che, gli esperti riconducono alla malattia di Kawasaki combinata con shock tossico e, suppongono ci sia un collegamento con il coronavirus.

Tutto ha inizio in Gran Bretagna dove, nel fine settimana, il Servizio Sanitario inglese (National Health Service – NHS) ha emesso un avviso per segnalare ai medici un lieve ma crescente numero di ricoveri di bambini con una malattia “infiammatoria multisistemica”, di cui alcuni positivi al covid19 e altri no ma, in entrambi i casi risultava necessario il ricovero in terapia intensiva.

“Ci sono bimbi qui da noi che sono morti senza alcuna patologia pregressa, è una nuova malattia che pensiamo possa essere provocata dal coronavirus. Non siamo sicuri al 100% perché alcuni pazienti che l’hanno avuta non sono risultati positivi al test per Covid19. Quindi stiamo approfondendo la questione ma è qualcosa che ci inquieta molto” ha affermato il ministro della Salute britannico Matt Hancock.

Purtroppo, questa situazione un po’ anomala è stata registrata anche in Italia, presso l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove in un mese si sono registrati un numero di casi della malattia di Kawasaki equivalenti a quelli riscontrati in 3 anni.

Tenendo conto che, Bergamo è tra le città più colpite dal covid19, è lecito domandarsi se esiste una correlazione tra i fenomeni ma, andiamo per ordine, cerchiamo di capire prima le caratteristiche di questa malattia rara che colpisce i bambini.

Malattia di Kawasaki: sintomi e prognosi

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Sintomi malattia di Kawasaki nei bambini

È una vasculite sistemica febbrile autolimitante che colpisce i bambini, solitamente l’età di esordio è di circa 2 anni e, si stima che il 75% dei pazienti hanno meno di 5 anni.

La principale complicanza è l’infiammazione dei vasi sanguigni che si evolve, con una probabilità del 20-35% nei bambini non trattati, in potenziali aneurismi delle arterie coronarie (solitamente dopo 6-8 settimane dall’esordio).

Inoltre, tra i sintomi generali troviamo: febbre (>39°C) che dura più di cinque giorni, alterazioni delle estremità (eritema ed edema del palmo delle mani e della pianta dei piedi con desquamazione della cute dopo 2-3 settimane) eruzione cutanea polimorfa, linfoadenopatia (cervicale, spesso monolaterale), congiuntivite bilaterale non essudativa e interessamento delle labbra e della muscosa della bocca (eritema, lingua a fragola, fissurazioni delle labbra).

Le cause di questa malattia non sono ben note, sicuramente la componente genetica ha il suo peso visto che si è riscontrato un elevato numero di casi in Asia.

Comunque, il trattamento tempestivo prevede la somministrazione di immunoglobuline (IvIg) per endovena, riducendo la frequenza delle anomalie coronariche a meno del 5% dei pazienti e, solitamente, i casi poco complessi si risolvono senza complicazioni aggiuntive.

Il possibile collegamento con il Covid19

Ancora non è chiaro l’eventuale nesso tra le due patologie, quindi non sappiamo se il virus Sars-Cov-2 sia direttamente coinvolto nello sviluppo della malattia o, semplicemente, i sintomi rilevati sono associabili a patologie sistemiche ma secondarie all’infezione.

[bquote by=”primario Lorenzo D’Antiga, Verdoni e l’allergologo Angelo Mazza”]In passato alcuni virus della famiglia dei coronavirus sono stati considerati probabili induttori della malattia di Kawasaki, oggi sappiano che anche Sars-CoV-2 potrebbe essere uno di questi[/bquote]

L’allarme relativo alla gravità dei quadri più recenti di malattia di Kawasaki è già stato lanciato all’interno della comunità scientifica e fra i pediatri di famiglia ed è in fase di valutazione e studio.

Comunque, ricordano gli esperti che solo una piccola minoranza di bambini positivi al covid19 sviluppa la Malattia di Kawasaki, parliamo di meno dell’1% ma, rimane ugualmente un aspetto da monitorare in vista della fase 2, in cui come ricordiamo non è un “libera tutti” ma, un lento inizio per tornare a qualcosa che più si avvicini alla normalità con le dovute accortezze.

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Margherita de Respinishttps://biomedicalcue.it
Laurea di I livello in Ingegneria Biomedica, presso l'Università di Bologna. Credo che il corpo umano sia una macchina perfetta che talvolta ha bisogno di essere riparata. Quando qualcuno mi chiede cosa fa l'ingegnere biomedico, la mia risposta è semplice: crea pezzi di ricambio per il corpo umano.