Continuano gli enormi successi italiani nell’ambito delle protesi di ginocchio. Fino ad ora la chirurgia robotica si è fatta largo nel nostro territorio, rendendo questi interventi, ormai molto comuni, ancora più efficaci e meno invasivi. Adesso si è aggiunto un altro importante elemento: la possibilità di stampare la protesi in 3D.

Presso l’Istituto Humanitas di Milano, infatti, è stato eseguito il primo impianto al mondo di protesi totale di ginocchio interamente stampata in 3D. Un intervento senza precedenti che apre le porte a nuovi sviluppi di quella che potremmo definire “medicina personalizzata“.

Si tratta del primo caso al mondo in cui il rimpianto viene stampato in 3D, inoltre durante l’intervento sono state utilizzate anche tecnologie accessorie utili a ridurre al minimo i rischi, a posizionare in modo preciso la protesi. Sarà il primo passo verso una personalizzazione dell’intervento, sempre più importante e necessaria.

Afferma il dott. Tommaso Bonanzinga, che ha preso parte all’intervento.

Un importante traguardo

L’impianto ha visto la collaborazione dei chirughi ortopedici del Centro per la ricostruzione articolare del ginocchio di Humanitas, con la startup bolognese Rejoint. Insieme hanno messo a punto una nuova procedura, basata su TAC e risonanza magnetica per ottenere le informazioni anatomiche del paziente, che permette di stampare la protesi utilizzando una lega di cromo cobalto.

Fino ad oggi le protesi del ginocchio sono state progettate per qualsiasi paziente senza considerare l’anatomia specifica di ogni singolo paziente, di conseguenza molti impianti sono risultati più grandi o più piccoli del ginocchio del paziente, generando problemi dopo l’intervento come lo sfregamento dei tendini tra dispositivi e tessuti molli, dolore, infiammazione, sanguinamento osseo e influenzando la qualità di vita del paziente per anni.

Spiega il prof. Maurilio Marcacci, responsabile del Centro per la ricostruzione articolare del ginocchio.

Proprio sulla personalizzazione e sulla stampa 3D si è puntato molto in Italia. Ne sono stati esempi anche la vertebra impiantata a Pisa e lo sterno impiantato a Bologna.

Il paziente, già stato dimesso, è stato dotato inoltre di un tutore che, grazie ad appositi sensori, permette di seguire in real time (tramite un app) il progresso della riabilitazione così da fornire costantemente le informazioni per un recupero ottimale.

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