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Dal MIT arrivano le mascherine FFP2 riutilizzabili, sicure e trasparenti

Hanno passato il test di comfort e vestibilità da parte degli operatori sanitari

Nella lotta per limitare il contagio di Covid19, le aziende di tutto il mondo sono sempre alla ricerca di soluzioni innovative per realizzare mascherine eco-friendly, multitasking e utilizzabili anche in condizioni climatiche difficili come il caldo, in un’intervista l’infettivologo Bossetti suggerisce quale sia la migliore da usare.

Dunque tra i vari prototipi, ricordiamo la prima mascherina riutilizzabile made in Italy per sopperire all’ingente danno ambientale dovuto all’utilizzo delle classiche mascherine chirurgiche usa e getta, inoltre, si lavora a modelli che, oltre a garantire protezione, sono in grado di uccidere il coronavirus dal tessuto oppure quella utilizzabile per fare sport.

Un altro modello arriva dai ricercatori del MIT e del Brigham and Women’s Hospital di Boston che hanno progettato una nuova mascherina riutilizzabile N95 (nota comunemente come FFP2 che presenta migliori capacità filtranti e di protezione rispetto a quelle chirurgiche) ma la novità è la trasparenza, permettendo così di poter guardare le labbra dell’interlocutore.

Stampaggio a iniezione: come ottenere le mascherine FFP2

Stampaggio ad iniziezione. Credits: giplas.it

Questi dispositivi di protezione individuale sono realizzati in silicone mediante la tecnica dello stampaggio a iniezione che rientra tra i processi di sagomatura più importanti nella lavorazione di materie plastiche.

Innanzitutto, il materiale sintetico che vogliamo modellare entra in un cilindro dove viene sottoposto a temperature elevate per fonderlo e prepararlo alla successiva fase di iniezione che avviene sotto la forza pressoria imposta da un ugello che spinge il fluido, attraverso un canale di colata e diversi canali ramificati, nello stampo.

Qui, dopo che il materiale si è raffreddato e indurito, viene aperto lo stampo e il prodotto finito rimosso pronto per l’utilizzo.

A livello industriale, i vantaggi di questa tecnica rapida sono diversi tra cui evidenziamo l’elevata produttività, bassi costi di produzione, vista l’alta automazione dei processi, possibilità di produrre pezzi con geometrie complesse, di dimensioni molto piccole, ma anche molto grandi e, infine, produzione di manufatti con diversi colori e materiali.

Eco-friendly, trasparenza e sicurezza

Caratteristiche maschera in silicone del MIT

Sono queste le 3 parole chiave che ruotano attorno a questo modello di mascherina, infatti, il danno ambientale per lo smaltimento dei rifiuti accumulati in questa emergenza è più ingente di quanto noi pensiamo perciò, è importante trovare soluzioni alternative come l’uso di mascherine riutilizzabili, oltre a rappresentare un vantaggio per il portafoglio del consumatore.

Inoltre, questo modello presenta 2 slot per i filtri N95 che rappresentano le “uniche parti” della mascherina da gettare via mentre il resto può essere facilmente sterilizzato, mantenendo inalterate le proprietà del materiale siliconico, tra questi metodi abbiamo la sterilizzazione a vapore (o in autoclave), in un forno o immergerli in candeggina e alcool isopropilico.

La sperimentazione di questo modello prevede il reclutamento di 20 operatori sanitari che devono valutarne comfort e vestibilità come richiesto dall’Amministrazione della sicurezza e della salute sul lavoro (OSHA) per le maschere N95.

Durante questo test, il soggetto mette la maschera e quindi esegue una serie di movimenti per vedere se la maschera rimane al suo posto. Inoltre, una soluzione di zucchero nebulizzato viene spruzzata nella stanza e se il soggetto può assaggiarla o annusarla, significa che la maschera non è montata correttamente.

Sappiamo che il Covid non scomparirà fino a quando non ci sarà un vaccino, penso che ci sarà sempre bisogno di maschere, sia nel contesto dell’assistenza sanitaria che nel pubblico in generale

afferma Byrne, oncologo delle radiazioni presso il Brigham and Women’s Hospital

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Margherita de Respinishttps://biomedicalcue.it
Laurea di I livello in Ingegneria Biomedica, presso l'Università di Bologna. Credo che il corpo umano sia una macchina perfetta che talvolta ha bisogno di essere riparata. Quando qualcuno mi chiede cosa fa l'ingegnere biomedico, la mia risposta è semplice: crea pezzi di ricambio per il corpo umano.