Morto Stefano D’Orazio, storico batterista dei Pooh. È stato il COVID?

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È morto, all’età di 72 anni, Stefano D’Orazio, celebre batterista dei Pooh, strumentista, autore e scrittore, nonché grande talento della musica italiana. La triste notizia, annunciata da Bobo Craxi su twitter, è stata in seguito confermata da un commovente post su facebook di Roby Facchinetti:

“Stefano ci ha lasciato! Due ore fa. Era ricoverato da una settimana e per rispetto non ne avevamo mai parlato. Oggi pomeriggio, dopo giorni di paura, sembrava che la situazione stesse migliorando. Poi, stasera, la terribile notizia. Abbiamo perso un fratello, un compagno di vita, il testimone di tanti momenti importanti, ma soprattutto, tutti noi, abbiamo perso una persona per bene, onesta prima di tutto con se stessa. Preghiamo per lui. Ciao Stefano, nostro amico per sempre.”

credits: ilpost.it

Nell’incredulità dei fan e lo sgomento generale provocato dagli annunci social, è arrivata poi la dichiarazione di Loretta Goggi in diretta a Tale e quale Show:

“Lo conoscevo bene e ci distrugge dare questa notizia ora. Aveva una malattia pregressa ed il Covid ha fatto un’altra vittima. La morte dolorosa arriva ora e ci sarà tempo. Chiedo un applauso”.

In base a quanto dichiarato dalla Goggi, Stefano D’Orazio è l’ennesima vittima, over 65, colpita da Covid e affetta da altre patologie pregresse. Alla luce di questa sconvolgente notizia, facciamo chiarezza su quanto incida la presenza di patologie pregresse o croniche nel tasso di mortalità determinato dal nuovo coronavirus.

Report dell’ISS: caratteristiche dei pazienti deceduti positivi a COVID-19

I dati dell’Istituto superiore di sanità mostrano abbastanza chiaramente come vi sia correlazione tra la presenza di malattie pregresse e l’incidenza della letalità tra i positivi alla covid-19. In particolare un recente report dell’ ISS ha evidenziato, su un campione di 25.452 pazienti deceduti e positivi all’infezione da SARS-CoV-2 in Italia, che l’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARSCoV-2 è di circa 80 anni, mentre le donne decedute dopo aver contratto infezione da SARS-CoV-2 hanno un’età più alta rispetto agli uomini.

credits: Istituto Superiore di Sanità

I malati cronici sono quelli più a rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19. Le concause più frequenti che contribuiscono al decesso sono le cardiopatie ipertensive (18% dei decessi), il diabete mellito (16%), le cardiopatie ischemiche (13%), i tumori (12%).
Con frequenze inferiori al 10% ci sono le malattie croniche delle basse vie respiratorie, le malattie cerebrovascolari, le demenze o la malattia di Alzheimer e l’obesità.

credits: Istituto Superiore di Sanità

In base al report ISS i sintomi più comunemente osservati prima del ricovero nei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2 sono febbre, dispnea e tosse . Meno frequenti sono diarrea e emottisi. Solo il 6,0% delle persone non presentava alcun sintomo al momento
del ricovero. Secondo L’ISS le complicanze del Covid che portano al decesso sono principalmente la polmonite (79% dei casi) e l’insufficienza respiratoria (55%). Altre complicanze meno frequenti sono lo shock (6%), la sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS) ed edema polmonare (6%), le complicanze cardiache (3%), la sepsi e le infezioni non specificate (3%).

Per quanto riguarda il tempo il tempo mediano che trascorre dall’insorgenza dei sintomi al decesso è di 10 giorni, 5 giorni trascorrono dall’insorgenza dei sintomi al ricovero in ospedale, e 5 giorni e dal ricovero in ospedale al decesso. Il tempo intercorso dal ricovero in ospedale al decesso è invece di 3 giorni più lungo in coloro che vengono trasferiti in rianimazione rispetto a quelli che non vengono trasferiti.

credits: Istituto Superiore di Sanità


Il rapporto ISTAT-ISS Impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità: cause di morte nei deceduti positivi a Sars-Cov-2 afferma che Covid-19 è una malattia che “può rivelarsi fatale anche in assenza di concause. Non ci sono concause di morte preesistenti nel 28,2% dei decessi analizzati, percentuale simile nei due sessi e nelle diverse classi di età”.
Solo nelle età 0-49 anni la percentuale di decessi senza concause è più bassa, pari al 18%. Il 71,8% dei decessi di positivi ha invece almeno una concausa: il 31,3% ne ha una, il 26,8% due, il 13,7% tre o più concause.

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