Close-up Engeneering

Nanoparticelle per combattere la sindrome dell’occhio secco

Close-up Engineering

PUBBLICATO IL: 24 Ottobre 2014

Biomateriali

Milioni di persone soffrono della sindrome dell’occhio secco e, giornalmente, sono costrette ad utilizzare un collirio per 4-5 volte al giorno e, in alcuni casi, anche più spesso, portando così il paziente a possibili conseguenze. La somministrazione di una soluzione di collirio è il metodo più usato per il trattamento di malattie oculari, come quella dell’occhio secco, grazie alla sua non invasività, al basso costo e facilità d’uso.

Dall’University of Waterloo, in Canada, arrivano delle nanoparticelle in grado di combattere tale sindrome con una sola applicazione a settimana. Si tratterebbe di nanoparticelle costituite da polimeri biodegradabili formati da acido poli(lattico-co-glicolico) (PLGA) con l’aggiunta di destrani (polimeri del glucosio di peso molecolare variabile ), al fine di aumentare la stabilità delleparticelle. Incapsulando agenti terapeutici nelle particelle, si migliorerebbe la solubilità dei farmaci nell’acqua e si potrebbe controllare il tasso di rilascio di questi farmaci, migliorando la ritenzione precorneale prendendo di mira specifiche porzioni di superficie oculare.

Nei nostri studi -spiegano i ricercatori dell’University of Waterloo- abbiamo sintetizzato un copolimero anfifilico basato sul destrano,  poli (D, L-lattide) -b-Destrano (PLA-b-Dex), che si autoassembla all’interno delle nanoparticelle con dimensioni che vanno da 20 a 60 nm di diametro regolando il peso molecolare di PLA e Dex. Queste particelle basate sul destrano hanno dimostrato una elevata stabilità colloidale e, inoltre, il destrano ha un numero abbondante di gruppi funzionali (cioè gruppi OH) che possono essere utilizzati per opportune modificazioni.
Come risultato, l’elevata densità di gruppi funzionali in superficie ha aumentato l’efficienza di funzionalizzazione superficiale e, di conseguenza, un maggiore controllo sulle proprietà superficiali.

Le ricerche effettuate, inoltre, hanno portato ad aggiungere al composto una quantità di acido fenilboronico (PBA) per funzionalizzare la superficie delle particelle. Combinando le nanoparticelle auto-assemblate da copolimeri poli (D, L-lattide) -b-Destrano (PLA-b-Dex) con una superficie funzionalizzata con innesti di PBA si è raggiunto lo scopo desiderato di ridurre la somministrazione giornaliera di collirio.

Gli studi condotti sui topi hanno riportato esiti positivi: mentre il classico utilizzo del collirio somministrato tre volte al giorno riduceva i processi infiammatori, una somministrazione settimanale del nuovo composto ha mostrato non solo l’eliminazione delle infiltrazioni infiammatorie, ma anche un completo ripristino della superficie oculare.

Header image credits: duneslasik.com

AUTORE

Raffaele Salvemini

Founder di Close-up Engineering e CEO di Vibre, azienda che si occupa di interfacce neurali. Nel 2020 è stato inserito nella lista di Forbes Italia tra i 100 giovani under 30 più influenti.

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