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Un nuovo test della saliva per monitorare il diabete

Si tratta di un test non invasivo che utilizzerebbe la saliva al posto del sangue per il monitoraggio del diabete. A metterlo a punto, è stato un team di ricerca internazionale coordinato dall’Università di Strathclyde, che ha pubblicato i dettagli di questa nuova metodologia sulla rivista Plos One.

Il monitoraggio del diabete è essenziale per avere un controllo sul glucosio e necessario per ritardare le complicanze cliniche correlate a questa patologia. L’attuale pratica, che prevede un’analisi del sangue mediante punture realizzate sulle dita, consente lo screening, il monitoraggio e la diagnosi del diabete. Tuttavia, questa tecnica oltre ad essere costosa, è anche dolorosa. Infatti, la necessità di perforare le dita più volte al giorno può portare allo sviluppo di calli e alla conseguente difficoltà nell’ottenere campioni di sangue.

Utilizzo della saliva per monitorare il diabete
Misurazione della glicemia con il prelievo di sangue

È da qui che è nata l’idea di utilizzare la saliva come alternativa al sangue per monitorare il diabete.

I vantaggi

La saliva riflette diverse funzioni fisiologiche del corpo, come quelle ormonali, nutrizionali e metaboliche e, proprio per questo, i suoi bio-marcatori potrebbero essere utilizzati per la diagnosi e il monitoraggio precoci. I vantaggi? Innanzitutto si tratta di una tecnica non invasiva, infatti, ottenere dei campioni di saliva è semplicissimo, e non richiede di perforare la pelle.

La saliva è anche comoda da conservare, e richiede meno manipolazioni durante le procedure cliniche rispetto al sangue. Inoltre, la saliva contiene analiti che consentono il monitoraggio in tempo reale delle condizioni dei singoli individui. Date queste premesse, la ricerca si è spinta a studiare possibili metodologie per sviluppare un test che potesse sostituire quello attuale, basato sul prelievo del sangue.

L’utilizzo della saliva

Questo non rappresenta l’unico studio realizzato basato sull’utilizzo della saliva per monitorare il diabete.  Sono presenti altre ricerche, che tuttavia rifiutano l’idea di una relazione diretta tra glucosio salivare e glicemia nei pazienti diabetici. La presenza di glucosio negli alimenti, potrebbe disturbare il processo di monitoraggio, inducendo cambiamenti nella concentrazione di glucosio nella saliva. Per questa ragione, il gruppo coordinato dal ricercatore Matthew Baker ha proposto un protocollo alternativo basato sulla spettroscopia infrarossa.

Il protocollo utilizzato nella piattaforma a infrarossi è in grado di rilevare bio-marcatori spettrali senza l’utilizzo di reagenti. La combinazione di una raccolta invasiva salivare e un’analisi senza reagenti ci consentono di monitorare il diabete con una piattaforma sostenibile classificata come tecnologia verde”, è quanto afferma il dott. Robinson Sabino Silva, professore associato dalla Federal University of Uberlandia e partner del progetto di ricerca.

Questo test si basa sull’utilizzo della spettroscopia infrarossa in riflettanza totale attenuata (ATR-FTIR), una tecnica analitica fisico-chimica, che identifica le molecole sulla base del loro assorbimento. Ogni biomolecola è caratterizzata da una struttura che è unica, di conseguenza ognuna avrà uno spettro ATR-FTIR unico che ne consentirà l’identificazione. Questi spettri possono essere considerati come delle vere e proprie impronte biochimiche che si correlano direttamente con la presenza o assenza di una determinata malattia.

La ricerca mostra risultati promettenti, come confermato dai test eseguiti in laboratorio, rivelando un tasso di precisione del 95.2%. In aggiunta, l’eliminazione di reagenti dannosi per l’ambiente può consentire di monitorare il diabete attraverso una tecnologia green.

Sebbene questa nuova tecnologia ATR-FTIR abbia visto solo di recente un riscontro nel monitoraggio del trattamento del diabete e siano necessari ulteriori studi, i ricercatori sperano di poter applicare questo nuovo sistema sia al diabete di tipo 1 sia al diabete di tipo 2.

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Giulia Nuccihttps://biomedicalcue.it
Ricercatrice presso l'Istituto Italiano di Tecnologia, classe 1993, laureata in Ingegneria Biomedica.