Si allunga la sempre più promettente lista delle persone che sono tornate a camminare dopo una paralisi che non lasciava speranze. Dopo i recenti casi di Andrew Meas, il quale più che a camminare era tornato a muoversi volontariamente, e Jered Chinnock, adesso è il turno di altri tre paraplegici. Paralizzati da diversi anni a seguito di lesioni spinali a livello cervicale, adesso sono in grado di camminare con il supporto di stampelle o di un deambulatore.

Ciò è stato reso possibile dallo studio denominato STIMO (STImulation Movement Overground), guidato dall’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) e dall’Ospedale universitario di Losanna (CHUV).

STIMO stabilisce nuovi protocolli di riabilitazione che combinano la stimolazione elettrica del midollo spinale lombare ed un sistema che supporta il peso del paziente.

Precisione e giusto tempismo per una stimolazione ottimale

La stimolazione, che avviene attraverso un impianto wireless, raggiunge un livello di precisione senza precedenti.

La stimolazione mirata deve essere precisa come un orologio svizzero. Nel nostro metodo, impiantiamo una serie di elettrodi sul midollo spinale che ci consentono di raggiungere i singoli gruppi muscolari nelle gambe. Le configurazioni selezionate di elettrodi attivano regioni specifiche del midollo spinale, imitando i segnali che il cervello produrrebbe per eseguire la camminata.

Spiega il neurochirurgo del CHUV Jocelyne Bloch.

In questo modo è possibile indurre la crescita di nuove connessioni nervose con il conseguente strordinario risultato: dopo circa 5 mesi di allenamento i soggetti erano in grado di controllare volontariamente i muscoli delle gambe anche in assenza di stimolazione.

La riabilitazione

Dopo una sola settimana di calibrazione tutti e tre i soggetti sono stati in grado di muovere i primi passi, con un sistema intelligente di supporto del peso corporeo. I successivi mesi di allenamento si sono composti di sessioni in cui i pazienti camminavano a mani libere per più di un chilometro, sempre attraverso stimolazione elettrica e supporto del peso. Queste sessioni si sono rivelate fondamentali per stimolare la plasticità neuronale, al contario di come avverrebbe con allenamenti passivi assistiti da esoscheletri.

Stiamo costruendo neurotecnologie di nuova generazione che saranno anche testate subito dopo l’infortunio, quando il potenziale di recupero è alto e il sistema neuromuscolare non ha ancora subito l’atrofia che segue la paralisi cronica. Il nostro obiettivo è sviluppare un trattamento ampiamente accessibile.

Afferma il neuroscienziato dell’EPFL Grégoire Courtine.

Gli straordinari risultati della ricerca sono stati mostrati con una doppia pubblicazione sulle riviste Nature e Nature Neuroscience.

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