L’ osteoartrite è una patologia che si verifica quando la cartilagine che ricopre le estremità delle ossa e delle articolazioni si logora nel tempo, causando immobilità e dolore.  Si tratta di una condizione molto frequente che, tuttavia, risulta difficile da diagnosticare precocemente e da trattare in modo efficace. Attualmente non esiste infatti una cura riconosciuta e l’unico trattamento definitivo è la chirurgia atta alla sostituzione dell’articolazione.

Ora, un team multidisciplinare della University of Cambridge, guidato da Tom Turmezei, ha sviluppato un algoritmo che consente di monitorare le articolazioni per meglio comprendere l’evoluzione dell’artrite.

L’ osteoartrite: una patologia ricorrente

 

Scan TC delle giunzioni articolari
Scansione TC dell’anca, del ginocchio e della caviglia per diagnosticare l’ osteoartrite.
Credits: Tom Turmezei

La cartilagine articolare è un tessuto elastico, dotato di notevole resistenza a trazione e compressione, che si trova all’ estremità delle ossa lunghe. La sua funzione è quella di proteggere le nostre articolazioni dai continui traumi a cui sono sottoposte.

L’ osteoartrite è la patologia articolare che si riscontra più di frequente. Questa patologia insorge tipicamente in soggetti di età compresa fra i 40 e i 50 anni di età e, in certa misura, colpisce quasi tutti una volta raggiunti gli 80 anni di età. I sintomi più comuni dell’ osteoartrite sono dolore, rigidità, ingrossamento delle articolazioni ed inoltre rumori di crepitazione.

Normalmente nelle radiografie l’ osteoartrite viene identificata da un restringimento dello spazio tra le ossa dell’articolazione, sintomo di una perdita di cartilagine. Tuttavia, i raggi X non hanno una sensibilità sufficiente a rilevare i piccoli cambiamenti che si verificano nel tempo a livello dell’ articolazione, mentre le tecniche di imaging 3D non sono attualmente utilizzate a questo scopo.

La tecnica Joint Space Mapping

In un articolo della rivista Scientific Reports, Turmezei e i suoi colleghi illustrano una nuova tecnica da loro sviluppata per lo studio dell’evoluzione dell’artrite. La tecnica, denominata Joint Space Mapping (JSM), utilizza immagini TC (Tomografia Computerizzata) standard. Gli studi effettuati hanno mostrato che la JSM è risultata essere più sensibile dell’attuale “gold standard”. La tecnica permette infatti di rilevare almeno il doppio dei piccoli cambiamenti strutturali rilevabili tramite i raggi X. I ricercatori hanno perfezionato la tecnica utilizzando immagini con codifica colore per illustrare l’ampiezza dello spazio tra le ossa.

Usando questa tecnica, speriamo di essere in grado di identificare l’osteoartrite in tempi precoci, e di esaminare potenziali trattamenti prima che questa diventi debilitante. Potrebbe essere utilizzato per lo screening di popolazioni a rischio, come quelle con artrite conosciuta, precedente infortunio alle articolazioni, o atleti d’elite che sono a rischio di sviluppare l’artrite a causa del costante sforzo posto sulle loro articolazioni.

Ha dichiarato Turmezei.

La TC può inoltre essere utilizzata con basse dosi di radiazioni, il che permette di eseguire un numero maggiore di scansioni in sicurezza. Secondo Turmezei questa tecnica potrebbe costituire uno strumento prezioso per l’analisi dell’artrite, sia in ambito clinico che di ricerca. Se combinato con l’analisi statistica 3D, questo nuovo approccio potrebbe essere utilizzato anche per accelerare lo sviluppo di nuovi trattamenti.

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