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Tre persone paralizzate tornano a camminare grazie a elettrodi impiantati nel midollo spinale

Tre persone rimaste paralizzate hanno riacquistato la loro quasi totale mobilità grazie a un dispositivo sviluppato presso il Politecnico di Losanna in collaborazione con l'Italia

Categorie Come funziona? · Dispositivi indossabili

Tre persone paralizzate sono tornate a camminare, nuotare e pedalare grazie a elettrodi impiantati nel midollo spinale. Sembra incredibile, ma è proprio ciò che è successo grazie alla sperimentazione (pubblicato sulla rivista Nature Medicine) portata avanti da un gruppo coordinato dal Politecnico di Losanna (Epfl), al quale l’Italia partecipa, con Silvestro Micera, che lavora fra Scuola Superiore Sant’Anna ed Epfl. Tra le tre persone paralizzate che hanno scelto di sottoporsi alla sperimentazione con gli elettrodi c’è anche un italiano, Michel Roccati, che aveva perso l’uso delle gambe, in seguito a un incidente in moto. Quest’ultimo, con un po’ di commozione, racconta dopo l’operazione per inserire gli elettrodi: “Dopo appena un giorno di addestramento ho mosso i primi passi e poco dopo camminavo“.

Come è possibile, dopo essere rimasti paralizzati, tornare a camminare grazie a degli elettrodi?

All’Ansa, il prof. Micera spiega: “Questo successo è il risultato di lunghi studi portati avanti in questi anni, che avevano l’obiettivo di capire come ricreare gli impulsi elettrici necessari per il controllo del tronco e delle gambe”. Il dispositivo che ha consentito a tre persone adulte rimaste paralizzate di tornare a una mobilità quasi completa consiste in un tablet sul quale i pazienti possono selezionare il tipo di movimento che vogliono fare, più una sorta di bypass inserito nell’addome. Quest’ultimo ha il compito di raccogliere le informazioni. Infine, ci sono gli elettrodi morbidi impiantati direttamente all’interno della colonna vertebrale, nel midollo spinale. I pazienti selezionano i movimenti che vogliono compiere sul tablet, i segnali vengono inviati agli elettrodi che provocano la contrazione dei muscoli, generando, cos’, movimenti complessi. Infatti, non solo sono riusciti a camminare, ma anche a nuotare, pedalare e persino a bere un drink in piedi al bar!

credits: Giovanni Virga Facebook
Elettrodi nel midollo spinale

Addestramento dei pazienti rimasti paralizzati

Naturalmente, le persone rimaste paralizzate, non hanno potuto tornare a camminare in seguito al semplice innestamento degli elettrodi e del bypass. Infatti, i tre volontari hanno avuto bisogno di una sorta di addestramento per imparare ad avere la loro propria mobilità grazie a questo dispositivo. Ciò, fortunatamente, è avvenuto in tempi brevissimi. “Dopo che i loro impianti sono stati attivati, i tre pazienti sono stati in grado di stare in piedi, camminare, pedalare, nuotare e controllare i movimenti del busto in un solo giorno!”, ha raccontato Grégoire Courtine, dell’Epfl, che con Jocelyne Bloch ha coordinato la ricerca. “Il tutto – ha proseguito – grazie ai programmi di stimolazione specifici che abbiamo scritto per ogni tipo di attività. I pazienti possono selezionare l’attività desiderata sul tablet e i protocolli corrispondenti vengono trasmessi al dispositivo impiantato“. I progressi sono proseguiti nelle settimane successive e, seguendo un piano di allenamento, i volontari sono stati in grado di recuperare massa muscolare e muoversi in modo più autonomo.

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Un paziente paraplegico cammina grazie alla stimolazione elettrica del suo midollo spinale con il professor Gregoire Courtine, a destra, e dalla professoressa Jocelyne Bloch, a sinistra, a Losanna nel 2018 (foto d’archivio).KEYSTONE/Valentin Flauraud – Credits: bluewin.ch

Il racconto di Michel rimasto paralizzato dopo un incidente

Michel, uno delle tre persone volontarie rimaste paralizzate, ha scelto di farsi impiantare gli elettrodi e di partecipare all’esperimento. “I primi passi sono stati qualcosa di incredibile“, dice all’ANSA. Michel era rimasto paralizzato 4 anni fa, a seguito di un incidente in moto, causato da un animale che gli aveva attraversato la strada. Circa un anno fa, “ho saputo che cercavano volontari per questo esperimento e ho scritto una mail per poterne far parte, non sapevo quasi nient’altro”. Ad agosto si è sottoposto a un intervento chirurgico in cui gli sono stati impiantati degli elettrodi nella colonna vertebrale e un dispositivo nell’addome che raccoglie i dati in arrivo da un tablet.

Finita la convalescenza post-operatoria, Michel è andato nei laboratori Epfl, “dopo appena un giorno di addestramento ho mosso i primi passi e poco dopo camminavo“. All’inizio era sostenuto da un’imbracatura che lo aiutava a sostenersi, oggi, invece, è completamente libero ed ha recuperato il 50% del tono muscolare. può alzarsi, camminare, salire e scendere le scale e anche nuotare. “Sul tablet – racconta Michel – ho un programma da scegliere per ogni funzione, a quel punto parte lo stimolo e io col cervello faccio lo stesso. Unendo il segnale prodotto dal mio cervello con quello del dispositivo tutto funziona meglio. Ogni giorno miglioro io e il sistema su cui posso fare delle modifiche per migliorarlo”. Michel continua ad allenarsi, soprattutto in garage, comminando e facendo test ed esercizi. Ha come obiettivo di arrivare a camminare per un chilometro entro la primavera. “Il dispositivo è ancora migliorabile e sarò ancor più felice quando tutta sarà ulteriormente miniaturizzato e uno dei suoi grandi sogni è che lo stesso dispositivo possa finalmente essere commercializzato e reso disponibile a tutti”, conclude.

Nascita di una start-up dedicata al dispositivo per tornare a camminare

Il risultato arriva dopo numerosi anni di ricerche effettuate dal gruppo in questo ambito, dal quale è nata anche la startup Onward Medical. L’obiettivo della startup sarà proprio quello di testare questa nuova tecnologia su migliaia di pazienti, così da commercializzare il dispositivo entro pochi anni. Secondo il prof. Micera “I prossimi passi saranno dedicati a ottenere la completa miniaturizzazione del dispositivo e poi si lavorerà per riuscire a usare i segnali elettrici in arrivo direttamente dal cervello, grazie a un sistema capace di raccogliere i segnali cerebrali e inviarli al midollo, superando la parte lesionata”.