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pMRI: risonanza magnetica portatile che può rilevare l’ictus

La prima macchina MRI portatile (pMRI), oltre ad essere più accessibile rispetto la risonanza magnetica classica, è in grado di rilevare con precisione l'ictus ischemico.

Categorie Diagnostica · Innovazione · Medicina

Una nuova ricerca ha riportato che la prima macchina pMRI portatile al mondo è in grado di rilevare con precisione gli episodi ischemici. L’ictus in Italia conta circa 200.000 casi all’anno, di cui l’80% di nuovi episodi e il 20% di recidive che riguardano soggetti colpiti già in precedenza.

La macchina portatile, autorizzata per l’uso dalla Food & Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti nel 2020, si è dimostrata sempre più uno strumento diagnostico efficace al pari dei dispositivi MRI classici, più grandi e costosi.

La società di tecnologia sanitaria Hyperfine ha lanciato per la prima volta la sua macchina MRI portatile nel 2019; dalla sua creazione ad oggi si è ottimizzata con la tecnologia di deep learning per migliorarne le immagini.

Risonanza magnetica portatile
pMRI- Credits: Hyperfine

Il dispositivo risulta approvato dalla FDA per l’uso negli Stati Uniti ormai da anni, i ricercatori stanno ancora cercando di distribuirlo nel mondo reale. Le ricerche recenti esaminano l’efficacia della risonanza magnetica portatile in merito alla rilevazione degli ictus ischemici, la forma più comune di ictus.

Tipologie di ictus

Precedenti studi hanno dimostrato che i dispositivi di risonanza magnetica portatili possono rilevare ictus causati da sanguinamento nel cervello, che sono distinti dagli ictus causati da coaguli cerebrali. 

Ci sono due tipi di ictus:

  • ischemico: si verifica quando un coagulo blocca il flusso sanguigno nel cervello, ha una possibilità di sopravvivenza pari al 75-85%;
  • emorragico: è il risultato di un sanguinamento nel cervello ed è mortale nel 40-50% dei casi.
pMRI ictus
Monitoraggio dello sviluppo dell’ictus ischemico con la pMRI – Credits: Science

Quando un paziente si presenta al pronto soccorso con sintomi di ictus, è fondamentale che i medici identifichino rapidamente se l’ictus è ischemico o emorragico. Il trattamento di un sospetto ictus ischemico con fluidificanti del sangue, ad esempio, potrebbe rivelarsi fatale se l’ictus fosse effettivamente emorragico. Quindi è di vitale importanza per gli studiosi verificare quanto accuratamente la macchina MRI portatile può rilevare l’ictus ischemico.

Una collaborazione tra i ricercatori della Yale School of Medicine e dell’Università di Harvard ha esaminato 50 pazienti dello Yale New Haven Hospital. Ogni paziente è stato scansionato prima con risonanza magnetica convenzionale per confermare una diagnosi di ictus ischemico, poi con la macchina MRI portatile che ha rilevato con precisione i coaguli di sangue cerebrale nel 90% dei casi.

La macchina portatile è stata testata in una varietà di scenari di pronto soccorso e terapia intensiva. Si è scoperto che rileva coaguli di sangue di appena 4 mm di diametro.

Risultati finali sull’utilizzo della pMRI per la diagnosi dell’ictus ischemico

I risultati affermano l’utilità clinica di queste nuove macchine portatili MRI (pMRI). Sebbene non possano raggiungere l’accuratezza o i dettagli di una risonanza magnetica convenzionale, i ricercatori affermano che i nuovi dispositivi possono rendere le scansioni MRI più accessibili a un numero maggiore di pazienti.

Moderno scanner MRI
MRI tradizionale – Credits: Philips

Le macchine MRI tradizionali richiedono tecnici qualificati e infrastrutture costose, infatti devono essere costruite intere stanze per ospitarle.

Dall’altro lato, le pMRI possono essere spostate semplicemente tra una stanza ed un’altra, i pazienti possono essere analizzati al loro capezzale e gli addetti all’utilizzo necessitano di una formazione minima per far funzionare le macchine. Quindi la facilità d’uso ed il basso costo della pMRI posizionano questa nuova modalità di imaging tra le alternative migliori per affrontare le esigenze in contesti di risorse limitate.

Questi risultati suggeriscono che la pMRI può creare percorsi di imaging che superano le sfide e le limitazioni associate agli approcci tradizionali di imaging dell’ictus.