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Postbiotici: cosa sono, come si classificano ed usi

Una nuova frontiera per la cura del microbiota intestinale viene dai postbiotici. Si analizza cosa sono e come è possibile assumerli.

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PUBBLICATO IL: 11 Marzo 2023

Medicina / Terapeutica

Il termine postbiotici inizia a far parte della ricerca scientifica solo di recente, ottenendo l’interesse di coloro i quali ricercano benefici per la salute intestinale.

Cosa sono i postbiotici?

I postbiotici sono prodotti a base di molecole, le quali sono prodotte dal metabolismo batterico, derivanti dalla fermentazione di matrici alimentari. Essi sono sostanze prodotte dai batteri intestinali dopo aver fermentato i cibi consumati dall’ospite. A differenza dei prebiotici e probiotici il cui studio è iniziato 100 anni fa, i postbioitici non necessitano i batteri vivi per riequilibrare la microflora intestinale. Un esempio di postbioitici sono gli acidi grassi a catena corta come l’acetato, il propionato, il butirrato, le vitamine ed alcuni enzimi.

Dal momento che i postbiotici contengono sia metaboliti e sia frammenti di microrganismi, essi si possono ottenere in differenti modi come: l’estrazione enzimatica, la sonicazione, il calore e l’estrazione chimica.

Classificazione dei postbiotici

I postbiotici si possono classificare in: esopolissaccaridi, enzimi, supernatanti , frammenti di parete cellulare, lisati batterici ed acidi grassi a catena corta.

Gli Esopolissaccaridi (EPSs)

Quando i microrganismi (batteri, alghe, funghi e cianobatteri) nella crescita producono biopolimeri che sono rilasciati al di fuori della parete cellulare batterica formando i esopolisaccardi. Gli EPSs sono formati da una catena lineare o ramificata di zuccheri legati tramiti legami glicosidici. Tali sostanze sono utilizzati nell’industria chimica, alimentare, farmaceutica e cosmetica, inoltre hanno un’attività immunomodulatrice interagendo con le cellule dendritiche ed i macrofagi. Sono presenti nel Kefir ed hanno un’attività positiva sul metabolismo lipidico, inibendo l’assorbimento del colesterolo.

Gli enzimi

Gli enzimi anti-ossidanti sono prodotti da microrganismi e vengono adoperati per combattere i radicali liberi dell’ossigeno. Alcuni ceppi ottenibili sembrano mostrare di poter prevenire il cancro del colon ed anche mostrano attività anti-ossidanti.

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I supernatanti

I supernatanti sono metaboliti biologicamente attivi secreti da batteri o funghi in un liquido di coltura. Ad esempio alcuni sono ottenibili da differenti colture di microrganismi e mostrano un’attività antiossidante e anti-infiammatoria sulle cellule di tipo epiteliale. Altri ancora sembrano poter ridurre il potenziale invasivo cellulare nel cancro al colon o la guarigione e rigenerazione della barriera intestinale.

I frammenti della parete cellulare

L’acido lipoteicoico componente della parete cellulare mostrerebbe ridurre la produzione di interleuchine pro-infiammatorie, aumentandone invece quella di citochine. Inoltre ha trovato riscontro anche per la stimolazione delle risposta immunitaria delle mast cells della pelle.

I lisati batterici

I lisati batterici sono ottenuti con la degradazione chimica o meccanica dei batteri di tipo Gram positivi e negativi. Il loro principale utilizzo risiede nella prevenzione di patologie allergiche, anche nel ridurre la frequenza di esacerbazione dei sintomi. Inoltre i lisati batterici sembrerebbero utili per ridurre i sintomi da dermatite atopica e rinite allergica.

Gli acidi grassi a catena corta

Gli acidi grassi a catena corta (SCFAs), derivano dalla fermentazione delle fibre alimentari da parte del microbiota intestinale. Tra essi, ad esempio, si ha il propionato viene prodotto in quantità minori che inibisce la sintesi di colesterolo endogeno ed ha anche effetti anti-infiammatori. Il butirrato, prodotto in grandi quantità, riesce a rigenerare l’epitelio intestinale ed ha un effetto immunosoppressivo. L’acido acetico è il principale degli acidi grassi a catena corta ed è prodotto dai batteri intestinali e ha proprietà antibatteriche e antifungine.

A cosa servono i postbiotici?

I postbiotici possono essere adoperati nella fase di maturazione del sistema immunitario, modellano il microbiota intestinale e rinforzano la barriera e l’ambiente intestinale, permettendo di mantenere l’equilibrio tra i batteri “buoni” e “cattivi” nell’intestino. Possono essere adoperati per un’azione anti-infiammatoria a livello sistemico, anti-ossidante e anti-proliferative. Tra i vari campi di applicazione rientra una prevenzione per le patologie autoimmuni, metaboliche, tumorali e cardiovascolari ed anche nel trattamento di condizioni allergiche ed atopiche. I postbiotici possono aiutare a migliorare la digestione e l’assorbimento dei nutrimenti, aiutando a prevenire problemi di salute come ad esempio la stipsi. Sono adoperati anche per la stimolazione del sistema immunitario, aumento la produzione di cellule immunitarie che possono combattere infezioni e malattie.

Come integrare i postbiotici nell’alimentazione?

I postbiotici sono presenti in diversi alimenti che quotidianamente vengono assunti nella dieta. Essi includono:

  • Alimenti fermentati: kefir, miso, tempeh. Inoltre sono ricchi di probiotici che aiutano a mantenere la salute intestinale.
  • Fibre alimentari: frutta, verdura, legumi e cereali integrali, assunti nella dieta possono essere fermentate dai batteri intestinali per produrre postbiotici.
  • Integratori alimentari: sono da consigliare solo per coloro i quali non riescono ad assumere tramite l’alimentazione quantità sufficienti di postbiotici.
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Sviluppi futuri sui postbiotici

Essendo ancora stati studiati ben poco, i postbiotici hanno bisogno di ulteriori studi per comprendere al meglio tutti i possibili benefici. Per ora sicuramente rappresentano un ulteriore strumento a livello terapeutico e preventivo che possono portare all’eliminazione di eventuali rischi legati all’utilizzo di microrganismi vivi. I postbiotici sono una promettente area di ricerca per migliorare la salute umana e la qualità della vita.

FONTI VERIFICATE:

AUTORE

Valentina Maria Barberio

Dottoressa in ingegneria informatico-biomedica, dottoressa magistrale in ingegneria biomedica, classe 1997. Da sempre appassionata di tutto ciò che possa semplificare la vita al prossimo, guarda alla divulgazione scientifica come uno strumento in grado di rendere chiaro ed accessibile il “futuro benessere” a tutti. Particolarmente affascinata dalle apparecchiature biomedicali che riescono a creare immagini 3D, crede che solo il dibattito e la ricerca costanti possano generare una tridimensionalità di vedute, propedeutiche ad una perpetua crescita personale e della società.

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