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Preoccupa il picco di metapneumovirus negli Stati Uniti

Picco di metapneumovirus negli Stati Uniti, mai così alto dal 2018. Secondo gli scienziati è una delle conseguenze dettate dalle restrizioni per il Covid-19.

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PUBBLICATO IL: 1 Giugno 2023

Prevenzione

In questi giorni si è registrato un picco di metapneumovirus negli Stati Uniti. Un virus che a tutt’oggi pochi conoscono e che potrebbe preoccupare soprattutto i bambini. Si analizza il motivo per cui tali aumenti si verificano negli USA.

Il metapneumovirus : cos’è e come si diffonde

Il metapneumovirus, è un agente patogeno registrato per la prima volta nel 2001 in Olanda. La sua struttura è a RNA e fa parte della famiglia dei paramyxovirus. Il virus rientra tra le principali cause d’infezioni gravi delle vie respiratorie, in particolar modo nei bambini. I sintomi del virus, con diffusione in inverno e in primavera, interessano il tratto respiratorio superiore, con congestione nasale, fiato corto, respiro difficoltoso e sibilante, e inoltre vi è la febbre.

Il metapneumovirs è generalmente un virus di lieve entità, ma può compromettere la salute dei bambini più piccoli, degli anziani e delle persone che hanno un sistema immunitario compromesso. In questi soggetti si può sviluppare sotto forma di bronchiolite o polmonite. Generalmente il virus ha una durata da tre a sette giorni, a seconda della gravità.

picco di metapneumovirus

La trasmissione avviene tramite particelle sospese nell’aria prodotte da tosse o starnuti, oppure attraverso il contatto con la persona infetta o con oggetti contaminati e toccando in seguito la bocca, il naso o gli occhi. Inoltre, si può presentare in maniera asintomatica, rappresentando il 38% delle infezioni umane.

Gli scienziati ritengono che tale virus, sia passato dagli uccelli agli esseri umani. Tale tipologia di agente patogeno rientra tra la seconda causa più comune d’infezioni respiratorie nei bambini dopo l’RSV.

Il picco di metapneumovirus negli Stati Uniti

I Centres for Diseas Control and Prevention hanno registrato negli ultimi giorni un aumento di casi da metapneumovirus negli Stati Uniti. Infatti, secondo quanto si apprende, già a metà marzo circa l’11% dei campioni testati aveva contratto il virus, un valore superiore del 36% rispetto al picco stagionale pre-Covid.

Perché è avvenuta la diffusione?

Secondo uno studio del 2020 su Lancet Global Helath si è stimato che i bambini al di sotto del 5 anni, nel 2018, che hanno contratto il virus siano circa 14 milioni, con 600.000 ricoveri e più di 16.000 morti. Gli esperti ipotizzano che la sua diffusione sia una conseguenza del lockdown e dell’utilizzo prolungato delle mascherine, che hanno portato a un indebolimento del sistema immunitario, il quale ora non è abituato a interfacciarsi con i consueti virus e non riesce a gestire le esposizioni future.

picco di metapneumovirus

Inoltre, i bambini i quali sono più esposti verso questa tipologia di virus, a casa del distanziamento sociale ha le difese immunitarie che impediscono di proteggersi. Circa la diffusione avvenuta negli Stati Uniti, a Fortune il dottore Georges Benjamin, direttore esecutivo dell’American Public Health Association dichiara sul metapneumovirus che è un agente patogeno probabilmente molto più comune di quanto sappiamo. Il suo picco è dovuto al fatto che si stanno testando le persone per le malattie respiratorie post-Covid e RSV.

Sviluppi futuri sul picco di metapneumovirus negli Stati Uniti

Bisogna evidenziare come l’infezione da metapneumovirus induce nell’organismo una protezione immunitaria debole e incompleta, portando gli esseri umani a essere predisposti a una reinfezione. Per il momento non vi è un vaccino che blocca il virus e la cura consiste in trattamenti che servono a facilitare la respirazione. Lì dove la respirazione è compromessa, i pazienti sono ricoverati in terapia intensiva.

Nei prossimi giorni si analizzerà l’andamento dalla situazione negli Stati Uniti, circa la diffusione del virus e l’entità del contagio. È importante sottolineare, come è un virus per il quale la maggior parte delle persone si riprende da sola, senza ricorrere alla terapia intensiva.

AUTORE

Valentina Maria Barberio

Dottoressa in ingegneria informatico-biomedica, dottoressa magistrale in ingegneria biomedica, classe 1997. Da sempre appassionata di tutto ciò che possa semplificare la vita al prossimo, guarda alla divulgazione scientifica come uno strumento in grado di rendere chiaro ed accessibile il “futuro benessere” a tutti. Particolarmente affascinata dalle apparecchiature biomedicali che riescono a creare immagini 3D, crede che solo il dibattito e la ricerca costanti possano generare una tridimensionalità di vedute, propedeutiche ad una perpetua crescita personale e della società.

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