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Psicologia: quanto è efficace l’EMDR per i bambini?

Facciamo il punto della situazione con la dott.ssa Parisi, psicologo di Torino

Categorie Curiosità e consigli

L’EMDR con bambini si è rivelato efficace per il trattamento di sintomi causati da avvenimenti traumatici. La Dott.ssa Parisi, psicologo di Torino, ci aiuta a capire che cosa vuol dire questo assunto e quali sono le implicazioni che ne possono derivare.

Quali sono le peculiarità del PTSD nell’infanzia?

Il disturbo da stress post-traumatico (PTSD, appunto) si può concretizzare per effetto di una violenza sessuale, di una lesione grave, di un pericolo di morte o di una minaccia. Nel novero dei sintomi possono essere compresi sogni o ricordi non gradevoli del fatto in questione, ma anche reazioni dissociative e sofferenza psicologica. Ci possono essere anche delle reazioni fisiologiche marcate in reazione a elementi che hanno a che fare con l’evento traumatico. Ancora, non sono da escludere evitamenti agli stimoli che vengono ricondotti al trauma o alterazioni nel sistema di arousal.

Ci sono altri fattori determinanti?

Il gioco può aiutare a esprimere i ricordi correlati al trauma e la sua ritualizzazione. Specialmente nei bambini piccoli è possibile ricollegare i sogni spaventosi alla condizione del trauma, anche se essi possono risultare più complessi da analizzare nel caso in cui siano privi di contenuti che possano essere ricondotti al fatto. Ci possono essere delle reazioni correlate a flashback sgradevoli a causa delle quali il bambino agisce come se stesse affrontando ancora l’episodio negativo. Alterazioni nel linguaggio o nello sviluppo possono, a loro volta, essere conseguenza di un trauma patito nel corso dell’infanzia. Infatti i bambini in seguito all’esposizione a un episodio traumatico possono manifestare ritardi o sviluppare disturbi di altro genere, come ansia da separazione, fobie, ansia generalizzata o depressione.

Che cos’è l’EMDR?

Con l’acronimo EMDR si identifica l’Eye Movement Desensitization and Reprocessing: nel corso degli ultimi tempi la letteratura mondiale ha posto l’accento sulla sua efficacia in riferimento al trattamento del PTSD. La prima presentazione dell’EMDR risale alla fine degli anni Ottanta: si tratta di un approccio empiricamente supportato che può essere utilizzato per il trattamento di esperienze traumatiche a causa delle quali il paziente ha subìto un disagio psichico o ha sviluppato una patologia di carattere psicologico. Il processo di transmutation sembra costituire un elemento di fondamentale importanza dell’EMDR: si ipotizza che l’evento spiacevole sia stato archiviato in memoria in maniera disfunzionale, ed è per questo motivo che ci si affida al processo di transmutation, in modo da poter accedere a una elaborazione del trauma.

Quali sono i motivi per cui ci si basa sull’EMDR?

Un primo obiettivo consiste nel giungere a una desensibilizzazione del ricordo sgradevole correlato al trauma, il quale può essere rivissuto senza che il bambino si trovi a rivivere una sensazione di imminente minaccia. In sintesi, è importante che il trauma possa essere assimilato e integrato. Nella maggior parte dei casi, per l’EMDR destinato ai bambini si interviene sul protocollo standard così che il trattamento possa risultare più agevole: ciò vuol dire, per esempio, includere l’arte-terapia o i giochi.

Perché è efficace l’EMDR?

Con i bambini, questo approccio si dimostra più efficace rispetto ad altre terapie tradizionali quando si tratta di intervenire sul disagio psicologico correlato a un evento traumatico occorso durante gli anni dell’infanzia. Ci sono anche situazioni in cui il trattamento garantisce benefici in tempi più rapidi rispetto a quel che avviene quando un identico trattamento viene adottato per gli adulti. Per altro, le ricerche compiute in merito hanno messo in evidenza un divario di genere, nel senso che le femminucce che hanno patito un trauma trovano meno benefici nell’EMDR rispetto ai maschietti. Non è così facile trovare una spiegazione per questo dato, anche se alcune prove scientifiche hanno portato gli studiosi a ritenere che ci sia, nel sesso femminile, una limitata capacità di coping associata a un rischio più elevato di sviluppare i sintomi del PTSD.

Da dove provengono queste informazioni?

Gli studiosi del Dipartimento di Scienze dell’Educazione di Amsterdam hanno effettuato una ricerca di meta-analisi grazie a cui sono stati riassunti in maniera dettagliata gli studi relativi a tale aspetto considerando diverse variabili tra le quali la standardizzazione del campione, le aspettative del paziente e l’attenzione del terapeuta. Si tratta, per altro, di un lavoro in cui l’EMDR è stato paragonato ad approcci di psicoterapia di altro genere.