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Saturimetro e Covid: come funziona? Quali sono i valori ottimali?

Uno strumento utile da tenere in casa!

Ultimamente nella lotta contro il Covid 19, sentiamo spesso parlare del saturimetro che, in alcuni casi, ha addirittura salvato la vita di persone positive, per questo motivo i medici lo reputano un dispositivo salvavita e utile da tenere in casa. Ma perché è importante? Cosa misura? Come va letto?

Dai battiti cardiaci alla quantità di ossigeno nel sangue: come funziona

Il saturimetro, noto tecnicamente come pulsossimetro, è un dispositivo portatile e non invasivo dal costo di poche decine di euro che è in grado di misurare sia la frequenza cardiaca ma, soprattutto, la quantità di ossigeno contenuta nel sangue; quest’ultimo è un parametro importante da monitorare nei soggetti affetti da Covid 19.

Innanzitutto, la non invasività della misurazione si ha perché è sufficiente utilizzare il dito, in quanto ricco di capillari, per acquisire un segnale PPG (Photoplethysmography) da cui estrarre informazioni sull’ossigenazione del sangue e attività cardiovascolare.

Qual è il funzionamento base? È semplice, vengono sfruttati principi ottici per i quali una sorgente luminosa (nel nostro caso sarà un led) emetterà luce a una certa lunghezza d’onda che attraverserà il dito, sicuramente una parte di essa verrà catturata dal sangue e, mediante un fotodiodo posizionato in opposizione al primo, verrà quantificata la luce uscente dalla superficie che, indirettamente, ci darà informazioni sulla saturazione del sangue.

Nello specifico, è stato osservato che l’emoglobina (Hb), contenuta nel sangue e responsabile del trasporto di ossigeno in tutto il corpo, modifica il suo picco di assorbimento a seconda della quantità di ossigeno legato: un intervallo di 600 – 805 nm implica la presenza di Hb povera di O2, viceversa sangue fortemente ossigenato presenta un intervallo intorno ai 805 – 1000 nm. 

Quindi, il saturimetro possiede una coppia di led disposti su una clip il cui range di lavoro è compreso tra i 660 (luce rossa) – 900 nm (infrarosso), perciò è in grado di rilevare eventuali picchi sia per bassi valori di lunghezza d’onda (sangue povero di ossigeno) o più alti (sangue ricco di ossigeno).

Un altro parametro che è in grado di quantificare sempre a partire dal segnale PPG acquisito è la frequenza cardiaca. Questo è reso possibile perché quando il cuore è in sistole (in contrazione) eietta una quantità di volume di sangue maggiore nella circolazione sistemica; queste fluttuazioni periodiche generano, nel segnale PPG, dei picchi positivi per la sistole e picchi negativi per la diastole: il saturimetro è così in grado di fornire la frequenza cardiaca contando i picchi positivi.

Saturimetro e Covid 19: come vanno letti i dati

Quindi, abbiamo capito come funziona in generale un saturimetro ma come può tornarci utile nella lotta contro il Covid? Ora ve lo spieghiamo! La grande utilità nasce dalla possibilità di acquistare questo dispositivo e utilizzarlo comodamente da casa propria, soprattutto in caso di positività al Covid 19.

Infatti, un soggetto positivo lievemente sintomatico o asintomatico, costretto in quarantena a casa fino all’esito negativo del tampone molecolare, può monitorare da sé il livello di saturazione di ossigeno nel sangue e, in caso di peggioramento repentino, può subito intervenire chiamando il medico o l’ospedale.

Il Covid 19 è un virus subdolo che colpisce in maniera diversa quindi, accorgersi di un livello di O2 più basso nel sangue implica che qualcosa nei polmoni e, in particolare, negli alveoli, dove avviene lo scambio di ossigeno e anidride carbonica con il sistema cardiovascolare, non funziona e, come sappiamo, il Sars-CoV-2 è noto per alternare la funzionalità respiratoria.

I valori normali di ossigenazione (riportati come SpO2) vanno dal 97% in su per soggetti sani mentre per gli anziani e/o persone con altre patologie potrebbero scendere fino al 94% ed essere reputati ancora accettabili; se dovessero scendere di 4-5 punti % allora c’è da preoccuparsi.

È importante effettuare la misurazione sempre nella stessa posizione, senza guanti e possibilmente senza smalto per unghie; alcuni pazienti, come quelli affetti da Fenomeno di Raynaud o da patologie che causano una cattiva circolazione delle dita, possono mostrare valori della saturazione dell’ossigeno falsamente più bassi: scaldare bene le dita può, almeno in parte, evitare questo problema.    

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Margherita de Respinishttps://biomedicalcue.it
Laurea di I livello in Ingegneria Biomedica, presso l'Università di Bologna. Credo che il corpo umano sia una macchina perfetta che talvolta ha bisogno di essere riparata. Quando qualcuno mi chiede cosa fa l'ingegnere biomedico, la mia risposta è semplice: crea pezzi di ricambio per il corpo umano.