Il Sistema Sanitario Nazionale italiano è da sempre considerato uno dei migliori esistenti al mondo, perché uno dei suoi principi fondanti è che l’assistenza sanitaria sia gratuita in ogni punto di erogazione sul territorio, in modo che medesimi cittadini con stesse esigenze possano usufruire di parità di accesso, a prescindere dalle condizioni di reddito personali o del luogo nel quale risiedono. In parole povere si tratta di mantenere la dignità dell’essere umano e il suo diritto alla salute. In particolare, il Sistema Sanitario Nazionale si basa sui principi di universalità, equità e solidarietà.

Il 15° Rapporto Ospedali & Salute/2017 dell’Associazione italiana ospedalità privata (AIOP) ha però evidenziato che gli italiani sono sempre più insoddisfatti del proprio SSN.
D’altra parte, però, ha confermato l’abitudine alla “scorciatoia”:
Il 19.7% degli intervistati ha ammesso di recarsi in pronto soccorso senza una reale situazione di urgenza/emergenza, senza nemmeno provare i servizi ASL, “per non perdere tempo”.
Il 43,9% dei cittadini, invece, va in pronto soccorso non trovando una risposta adeguata e/o rapida in ambito territoriale.
Il 26,8% dichiara poi di andare in ospedale a fingere una qualsivoglia emergenza perché le liste di attesa per le visite specialistiche, gli accertamenti diagnostici o i ricoveri sono troppo lunghe.

PH: corrieredisciacca.it

Cos’è il SSN?

Anche se nell’immaginario collettivo il SSN è un unicum, il Servizio sanitario nazionale è l’insieme di funzioni, attività e servizi assistenziali gestiti e forniti dallo Stato e non si tratta di un’unica amministrazione ma di un insieme di enti ed organi che concorrono al raggiungimento degli obiettivi di tutela della salute dei cittadini.

Struttura del SSN

Per capire meglio la composizione del SSN, dobbiamo immaginarcela come un diagramma ad albero.
In cima a tutto abbiamo il Ministero della Salute, nato formalmente come Ministero della Sanità con la legge del 13 Marzo 1958 n. 296, che lo scorporò dal Ministero degli Interni .
All’inizio il Ministero della Sanità aveva le funzioni di Alto commissario per l’igiene e la sanità, e rappresentava in pratica un mero raccordo delle strutture sanitarie.
Solo con la legge n.833/1978 (risalente a 40 anni fa appena) il Ministero divenne il capolista del SSN. Le sue funzioni riguardano la tutela della salute umana, il coordinamento del SSN, la sanità veterinaria, la tutela della salute nei luoghi di lavoroigiene e sicurezza degli alimenti, ferme restando le competenze esclusive delle Regioni, esercitate tramite le aziende sanitarie locali. L’articolo 117 Costituzione, infatti, pone la tutela della salute tra le materie riservate alla competenza regionale.
Il Ministero, inoltre:
– predispone il Piano sanitario nazionale, che rappresenta il principale strumento di programmazione sanitaria attraverso cui si definiscono gli obiettivi da raggiungere in un dato arco temporale
-rappresenta l’elemento di raccordo con l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e con l’Agenzia europea per i medicinali (EMA).
Subito sotto al Ministero della Salute troviamo il Consiglio Superiore di Sanità, che è il suo organo tecnico-consultivo. E’ costituito da un Presidente (dal 2014 è Roberta Siquilini, la prima donna a ricoprire questo ruolo), da trenta membri non di diritto, esperti nei vari settori della medicina e chirurgia e della sanità pubblica, nominati dal Ministro della salute, e da ventisei componenti di diritto.
il CSS ha le seguenti funzioni:
– prende in esame i fatti riguardanti la salute pubblica, su proposta del ministro della Salute;
– propone lo studio di problemi attinenti all’igiene e la sanità pubblica;
– propone indagini scientifiche su avvenimenti di rilevante interesse nel campo dell’igiene e della sanità;
– propone la formulazione di schemi, norme e provvedimenti per la tutela della salute pubblica;
– propone la preparazione di norme per l’edificazione di opere per l’igiene pubblica (per es., ospedali, istituti di cura) da parte di pubbliche amministrazioni;
– esprime pareri sui regolamenti e sulle convenzioni internazionali che riguardano la salute pubblica; sulle tabelle delle lavorazioni insalubri e dei coloranti nocivi; sulle norme per la tutela della salute pubblica; sugli insetticidi; sui lavori pericolosi delle donne e dei fanciulli e sulle norme igieniche del lavoro, sugli stupefacenti, sui servizi diretti a prevenire ed eliminare i danni delle emanazioni radioattive e delle contaminazioni atmosferiche.
Il CSS a sua volta fa capo di una serie di altri enti, quali:
– l’Istituto Superiore di Sanità: svolge funzioni di ricerca, sperimentazione, controllo, consulenza, documentazione e formazione in materia di salute pubblica.;
– l’Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza del lavoro (ISPESL) incorporato nel 2013 dall’INAIL;
– l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Age.na.s.)
– gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS)
– gli istituti zooprofilattici sperimentali, che si occupano di sanità animale, controllo della salute e qualità degli alimenti di origine animale, l’igiene degli allevamenti ed attività correlate.
– l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), che regola i farmaci in Italia;
Poi troviamo i Servizi Sanitari Regionali, che comprendono:
– le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano
– le aziende sanitarie locali (ASL) e le aziende ospedaliere (AO), attraverso le quali le regioni e le province autonome assicurano l’assistenza sanitaria.
Il sistema sanitario della Regione Lazio, ad esempio, comprende 12 ASL (Aziende Sanitarie Locali) e 6 aziende ospedaliere. Ciascuna ASL, a sua volta, è suddivisa in diversi distretti (la suddivisione in distretti è valida soprattutto per le grandi città).

Come viene finanziato il SSN?

Allo stato delle cose, il finanziamento del SSN si basa su diverse entrate:
– entrate proprie delle aziende del SSN, ovvero ticket e ricavi derivanti dall’attività intramoenia dei propri dipendenti, in un importo definito e cristallizzato in seguito ad un’intesa fra lo Stato e le Regioni;
– fiscalità generale delle Regioni: IRAP IRPEF.
– compartecipazione delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e di Bolzano: tali enti compartecipano al finanziamento sanitario fino a concorrenza del fabbisogno non soddisfatto dalle fonti descritte nei punti precedenti, tranne la Regione siciliana, per la quale l’aliquota di compartecipazione è fissata dal 2009 nella misura del 49,11% del suo fabbisogno sanitario (legge 296/2006 art. 1, comma 830);
– bilancio dello Stato: esso finanzia il fabbisogno sanitario non coperto dalle altre fonti di finanziamento essenzialmente attraverso la compartecipazione all’imposta sul valore aggiunto – IVA (destinata alle Regioni a statuto ordinario), le accise sui carburanti  e attraverso il Fondo sanitario nazionale (una quota è destinata alla Regione siciliana, mentre il resto complessivamente finanzia anche altre spese sanitarie vincolate a determinati obiettivi).
Questi finanziamenti poi vengono ripartiti alle Regioni attraverso i cosiddetti riparti ( assegnazione del fabbisogno alle singole Regioni ed individuazione delle fonti di finanziamento) proposti dal Ministero della Salute sui quali si raggiunge un’intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni. 
Quest’anno, 2018, il Fondo Sanitario Nazionale conta 110 miliardi di euro, che sono stati ripartiti tra le nostre 21 regioni.
 
Il SSN era uno dei migliori del Mondo
Come dicevamo all’inizio, il SSN italiano è stato sempre considerato un’eccellenza mondiale. Negli ultimi anni, però, si è accumulato un malcontento popolare dato da un gravissimo peggioramento delle sue condizioni.
Secondo le analisi effettuate sul database OECD Health Statistics (aggiornato al 12 ottobre 2016) dimostrano che la spesa sanitaria in Italia continua inesorabilmente a diminuire, sia considerando la percentuale del PIL e sia, soprattutto, la spesa pro-capite.
Sebbene in Italia la percentuale del PIL destinato alla spesa sanitaria totale è in
linea con la media OCSE, in Europa siamo insieme alla Spagna ultimi tra i paesi ricchi.
Considerando la spesa pro-capite totale, inferiore rispetto alla media OCSE, la situazione italiana peggiora ulteriormente, arrivando ad essere tra i paesi più poveri dell’Europa.
Considerando il continuo definanziamento che ha colpito la nostra sanità negli ultimi anni, per il periodo 2009-2015 l’Italia si è classificata ultima tra i paesi che hanno registrato un incremento percentuale della spesa pubblica con un misero +2,9% (rispetto al 20% della media OCSE). Dopo di noi rimangono solo i paesi (Spagna, Portogallo e Grecia) dove si è verificata una riduzione percentuale.

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