Stop ai camici al bar: l’ospedale di Torino impone il divieto, ma scoppia la polemica

Operatori sanitari in pausa (Depositphotos foto) - www.biomedicalcue.it
Il nuovo regolamento sulla divisa sanitaria accende il dibattito: misura necessaria o imposizione eccessiva?
Non è certo una novità vedere medici e infermieri sorseggiare un caffè al bar dell’ospedale con ancora indosso il camice. È un’immagine familiare, quasi rassicurante. Ma dietro questa abitudine si nasconde un tema delicato: l’igiene e la sicurezza negli ambienti ospedalieri. Da anni, gli esperti mettono in guardia sul rischio che batteri e agenti patogeni possano spostarsi dai reparti alle aree comuni, aumentando il pericolo di infezioni.
Per il personale sanitario, però, il problema è un altro: il tempo. Le pause sono brevi, i turni massacranti e doversi cambiare più volte al giorno sembra più una seccatura che una misura realmente efficace. In molti ospedali italiani, regole simili sono già state introdotte, ma il dibattito rimane aperto. Per alcuni, si tratta di un provvedimento necessario per garantire standard igienici più elevati, per altri è solo un ostacolo inutile in un lavoro già complesso.
Ma c’è anche un’altra questione da considerare: l’impressione che questa pratica dà ai pazienti e ai visitatori. Per qualcuno, vedere un medico o un infermiere in camice fuori dai reparti non è un problema, per altri, invece, potrebbe sembrare una leggerezza, un’assenza di rigore nelle norme sanitarie. Insomma, è una questione di percezione, oltre che di igiene. Ed è su questo punto che molti ospedali hanno deciso di intervenire con regole più rigide.
A Torino, la questione è esplosa dopo l’arrivo di Thomas Schael, nuovo commissario della Città della Salute e della Scienza. Rigore e disciplina sembrano essere le sue parole d’ordine, tanto che nei primi giorni di incarico ha già introdotto una serie di divieti che hanno fatto discutere. Tra questi, anche quello sul fumo nei pressi degli ospedali, che ha creato non poche polemiche.
Una circolare che cambia le regole
L’ultima mossa di Schael è arrivata sabato scorso, con una circolare interna che ha imposto un nuovo divieto: niente camici e divise operatorie al di fuori delle aree strettamente sanitarie. Bar, mense e uffici aziendali diventano così off-limits per chi non si è cambiato. L’obiettivo? Migliorare l’igiene e ridurre il rischio di contaminazione.
Se da una parte il virologo Fabrizio Pregliasco ha approvato la decisione, sottolineando quanto sia fondamentale rispettare queste misure per prevenire infezioni ospedaliere, dall’altra alcuni addetti ai lavori hanno espresso perplessità. Giovanni Di Perri, esperto di Malattie Infettive, ha fatto notare che il problema dell’igiene negli ospedali non dipende tanto dai camici nei bar, ma dall’età delle strutture e dalla mancanza di stanze singole con bagni dedicati, una delle vere cause della diffusione di infezioni.

Tra proteste e inosservanze
Tra il personale ospedaliero, la circolare ha suscitato più frustrazione che entusiasmo. Molti dipendenti della Città della Salute hanno fatto notare che rispettare questa norma sarà complicato, specialmente per chi ha pause brevissime tra un turno e l’altro. Un’operatrice sociosanitaria dell’ospedale Molinette ha detto chiaramente che “se dobbiamo pure cambiarci ogni volta, non mangiamo più”, mentre una dottoressa ha riconosciuto la bontà dell’iniziativa, ma ha fatto presente che “il tempo per farlo non ce l’abbiamo”.
E poi c’è chi, semplicemente, ha ignorato il divieto. Camici e divise continuano a vedersi nei bar e nelle mense dell’ospedale, segno che far rispettare questa nuova regola non sarà così semplice. Per ora, più che un vero cambiamento, sembra l’inizio di una nuova battaglia tra direzione e personale sanitario.