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Termometri laser per la rivelazione della temperatura corporea

Sono utilizzati in tutti i bar, ristoranti, pub e negozi e sono indispensabili per la rilevazione della temperatura corporea: termometri laser e il loro principio di funzionamento

I termometri laser o termoscanner sono strumenti per la misurazione della temperatura di un oggetto a distanza, evitando in tal modo il contatto diretto. Con la pandemia che stiamo vivendo, l’utilizzo di questi strumenti per rilevare la temperatura corporea è di vitale importanza in quanto, constatandola a distanza, qualora dovesse risultare superiore a 37.5 °C, permetterebbe di generare un segnale di allarme e quindi la presenza di un soggetto potenzialmente infetto (si ricorda che tra i sintomi del COVID-19 vi è la febbre).

Come funzionano i termometri laser? Su quale principio sono basati?

I termoscanner rilevano le radiazioni infrarosse (IR) emesse da un qualsiasi corpo che vengono convogliate su un rilevatore IR e convertite in segnale elettrico, il quale, una volta elaborato, permetterà di visualizzare sullo schermo il valore della temperatura rilevata.

La radiazione termica è una radiazione elettromagnetica emessa da un qualunque oggetto ed è fortemente collegata alla sua temperatura. Grazie alla sua dispersione, è possibile misurare l’energia portata da tali radiazioni per ricavare la temperatura dell’oggetto senza toccarlo. La radiazione emessa dipende dall’emissività del materiale e cioè dalla sua capacità d’irraggiare energia. Effettuando la misurazione a partire dalla radiazione emessa, si rileverà anche la radiazione riflessa e trasmessa dal corpo (ogni materiale ha la capacità di riflettere le radiazioni e di farle passare). La somma di queste tre componenti caratterizza la radiazione elettromagnetica emessa dall’oggetto e, grazie a questa, è possibile risalire alla sua temperatura.

Termoscanner termometri laser
Termoscanner

I termometri laser sono dotati di un processore che consente l’analisi delle radiazioni in uscita dal corpo e di calcolare la temperatura reale a partire dal segnale effettivo misurato dallo strumento (che verrà poi elaborato secondo una funzione per poter definire la temperatura del corpo). La misurazione avviene dalla valutazione del segnale ricevuto dal sensore dello strumento, della temperatura dell’ambiente nel quale si trova lo strumento e dell’emissività del materiale. L’emissività del materiale gioca un ruolo molto importante (nel caso della pelle umana è 0.98) e, se non settata correttamente nello strumento, si potrebbero avere errori di misurazione.

Ma è possibile eseguire questa misurazione in qualunque condizione? Certo che no, fondamentale è che le condizioni di misurazione della temperatura vengano svolte in ambienti con condizioni quanto più omogenee possibili. Ogni oggetto emette delle radiazioni elettromagnetiche che, essendo invisibili all’occhio umano, potrebbero essere presenti sul corpo dove si vuole misurare la temperatura il quale inizierebbe a riflettere delle radiazioni provenienti da altri oggetti termici che porterebbero inevitabilmente a una misurazione errata della temperatura.

Un altro errore è legato alla presenza di disturbi tra il termoscanner e il corpo da misurare; basti pensare alla polvere o allo sporco che potrebbero essere presenti sulla lente del termoscanner e che porterebbero alla rilevazione di una temperatura diversa da quella reale (in quanto lo strumento tenderebbe a misurare anche le radiazioni emesse da polvere e/o sporco). È indispensabile, quindi, che l’ambiente dove si svolge la misurazione sia privo di tutti questi elementi di errore per poter assicurare che la temperatura rilevata sia effettivamente quella giusta ed evitare che la persona possa andare in giro con sintomi febbrili non constatati o generare un allarme per una persona invece perfettamente sana.

Secondo i medici, l’utilizzo di questi termometri laser non è ottimale in quanto questi tendono a misurare una temperatura genericamente più bassa di quella reale essendo influenzati dai fattori precedentemente elencati, tesi sostenuta anche da James Lawler del Global Center for Health Security dell’Università del Nebraska. Se la misurazione venisse effettuata in condizioni più omogenee possibili e misurate su una superficie ampia come la fronte a una distanza ragionevole, la misura della temperatura su una persona sana oscillerebbe tra i 33° e 34°, valore che tende a variare in base alle condizioni ambientali e di sudorazione della persona. A parità di condizioni, tra una persona sana e una malata sarà possibile apprezzare una differenza di temperatura di almeno 1,5-2°.

Quindi, sebbene questi strumenti presentino una serie di problematiche, il loro utilizzo è indispensabile per cercare di contrastare e ridurre il più possibile il diffondersi del virus e garantire che le persone che vivono la loro quotidianità siano persone sane.

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Valentina Dentatohttp://biomedcue.it
Laureata magistrale in ingegneria biomedica presso l'Università degli studi di Napoli Federico II. Appassionata di tutto ciò che riguarda il mondo biomedicale, dalle tecnologie ICT al contributo che la bioingegneria può dare alla medicina. Appassionata di sport e viaggi.