Valutare il dolore in un soggetto è fondamentale per assicurare la più giusta ed adeguata terapia. Ma come fare, essendo questo influenzato da numerosi fattori soggettivi? Attualmente esistono varie scale di valutazione che si distinguono in unidimensionali, che misurano solamente l’intensità del dolore, o multidimensionali, che tengono conto di vari aspetti ma che, per la loro maggiore complessità, non hanno un largo utilizzo. Un esempio di scala unidimensionale è la scala analogica visiva (VAS, visual analogic scale): il paziente viene invitato ad identificare il proprio livello di dolore su una linea lunga 10 cm in cui l’estremo a sinistra (0) corrisponde all’assenza di dolore, mentre l’estremo a destra (10) al massimo dolore immaginabile.

Esempio di scala analogica visiva. Credits: www.aircommunity.it

Con l’intento di una valutazione più oggettiva del dolore, i ricercatori della Brown University hanno sviluppato un test basato sull’elettroencefalografia (EEG), ovvero rilevando l’attività cerebrale attraverso elettrodi posti sullo scalpo, con eccellente risoluzione temporale.

Il nostro obiettivo è associare attività cerebrali specifiche a vari punteggi su una scala numerica per rendere la valutazione del dolore più oggettiva. Vogliamo aiutare i pazienti con dolore cronico ed i loro medici ad entrare in accordo sul livello del dolore, così che venga meglio gestito e diagnosticato, il che può ridurre la sovra-prescrizione di oppiacei.

Afferma Carl Saab, professore associato presso la Brown University.

Il test

Secondo quanto riportato nella ricerca pubblicata su Scientific Reports, sarebbe possibile valutare il dolore attraverso l’analisi della potenza delle onde theta, ovvero le onde cerebrali che hanno una banda compresa tra 4 e 8 Hz. Utilizzando l’EEG, inoltre, la valutazione rimarrebbe completamente non invasiva.

Credits: Mahadeva.it

Nei test di laboratorio, effettuati su roditori, i ricercatori hanno confrontato il test basato sull’EEG con quello tradizionalmente utilizzato per misurare il dolore e l’efficacia dei farmaci antidolorifici negli studi pre-clinici. Quest’ultimo consiste nel colpire la zampa dell’animale e vedere quanto velocemente l’allontana. L’asportazione lenta della zampa è legata a un minor dolore e una migliore terapia antidolorifica, un’asportazione più veloce indica invece il contrario.

L’esperimento è stato effettuato utilizzando tre diversi farmaci antidolorifici su ratti con sciatica. Secondo quanto affermato da Saab, i due test hanno mostrato complessivamente risultati simili.

Tuttavia, in alcuni casi specifici, come la diminuzione della dose del primo farmaco, il primo metodo è risultato più preciso e coerente con quanto risultato dalla pratica clinica e, soprattutto, è riuscito ad evitare i falsi positivi, cosa che non è accaduta con il test comportamentale.

L’obiettivo finale è quello di realizzare un test che possa essere ampiamente utilizzato e possa migliorare il trattamento dei dolori cronici. Non solo, un test del genere potrebbe anche risultare efficace per quei pazienti con difficoltà di comunicazione, compresi i bambini piccoli, e trovare applicazione in campo veterinario.

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