fbpx

SEGUICI SU:

DELLO STESSO AUTORE

INSTAGRAM

CORRELATI

Dall’Unibo un impianto per rigenerare tendini e legamenti

La ricerca italiana torna a far parlare di sé. L’Università di Bologna ha infatti brevettato un dispositivo impiantabile, più precisamente uno scaffold (supporto), in grado di rigenerare tendini, o legamenti, danneggiati. Del resto, abbiamo già visto diversi esempi sulla sempre maggiore importanza degli scaffold in ambito ortopedico, sia terapeutico, uno su tutti la prima tibia stampata in 3D, sia a scopo di studio per varie patologie, come l’osteoporosi.

Il supporto in questione ha lo scopo di imitare il più possibile la complessa struttura di tendini e legamenti, entrambi costituiti da tessuto connettivo fibroso. Il team di ricercatori dell’ateneo bolognese ha pienamente raggiunto l’obiettivo, arrivando ad un livello di accuratezza nel riprodurre le caratteristiche meccaniche, morfologiche e fisiologiche di queste strutture, mai visto prima.

La struttura del nostro scaffold riproduce fedelmente quella del tessuto tendineo e legamentoso umano, anche nelle sue proprietà meccanicheEssendo poi biocompatibile, biodegradabile e riassorbibile, permette di riparare e ricostruire i tessuti lesionati, ripristinandone l’originale funzionalità.

Afferma Alberto Sensini, uno dei ricercatori coinvolti.

Un metodo di produzione innovativo

Scaffold tendini e legamenti Unibo
Fibre nanometriche.
Image credit: A. Sensini, G. Tozzi.

Per realizzarlo abbiamo utilizzato la tecnologia dell’elettrofilatura – nota come electrospinning – che permette di produrre fibre di diametro nanometrico.

Racconta Sensini ad Unibo Magazine.

Attraverso questa procedura è stato possibile realizzare una sorta di camicia esterna che funge da protezione ed è capace di ospitare i fasci al suo interno, permettendo comunque il passaggio delle cellule. Il supporto, infatti, una volta impiantato viene colonizzato dalle cellule che, proliferando, vanno a riprodurre il tessuto originale. Nel frattempo lo scaffold si dedrada naturalmente, lasciando spazio al nuovo tessuto che si è formato.

Nel caso in cui tendini e legamenti non siano più riparabili, sempre attraverso questa tecnologia, è possibile utilizzare un materiale che sia non riassorbibile, così che la protesi vada a sostituire definitivamente il tessuto.

Alla realizzazione dell’impianto hanno partecipato Alberto Sensini, Luca Cristofolini, Juri Belcari e Andrea Zucchelli del Dipartimento di Ingegneria Industriale e da Chiara Gualandi e Maria Letizia Focarete del Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician”, tutti dell’Università di Bologna.

CUE FACT CHECKING

Grazie per essere arrivato fin qui

Per garantire lo standard di informazione che amiamo abbiamo dato la possibilità ai nostri lettori di sostenerci, dando la possibilità di:
- leggere tutti gli articoli del network (10 siti) SENZA banner pubblicitari
- proporre ai nostri team le TEMATICHE da analizzare negli articoli

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Jacopo Ciampellihttps://biomedicalcue.it/author/jacopo-ciampelli/
Laureato magistrale in Ingegneria Biomedica presso l'Università di Bologna, da sempre appassionato di medicina e tecnologia scrivo per BiomedicalCuE dal 2017. L'altra mia grande passione è la musica, cura dell'anima.