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Vaccino anti-Covid 19: aziende Moderna e Pfizer pubblicano protocolli sperimentali

L'obiettivo è ottenere un'efficacia del 60% (che non assolutamente poco)

La nota azienda statunitense di biotecnologie Moderna ha pubblicato il protocollo sperimentale del vaccino anti-Covid 19 su cui sta lavorando ormai da mesi, il motivo? La trasparenza. Infatti, questa decisione non è così scontata come sembra, o per lo meno, non lo è quando si è ancora in piena fase di sperimentazione ma, come spiega l’amministratore delegato Stephane Bancel la motivazione è chiara:

Abbiamo lavorato nove mesi per cercare di fermare questo virus introducendo un vaccino sul mercato. Vogliamo assicurarci che le persone, in generale, abbiano fiducia nei vaccini, essendo trasparenti  

Come sappiamo, i vaccini preparano il sistema immunitario a combattere le infezioni e prevenire le malattie e la sperimentazione è un percorso davvero lungo, intrinseco di strade senza via di uscita o stop temporanei ma, nonostante ciò, gli studi in corso viaggiano alla velocità della luce e, molte sperimentazioni si trovano già nella fase 3, come per il vaccino di Moderna.

Il vaccino anti-Covid 19 firmato Moderna: il punto della situazione

Il noto vaccino è chiamato tecnicamente mRNA-1273 perché, a differenza di altre metodiche che sfruttano i vettori virali ossia virus in cui è stato rimosso il gene responsabile della riproduzione, quello di Moderna è costituito dall’acido ribonucleico messaggero (mRNA) che contiene le informazioni genetiche necessarie alle cellule per sintetizzare le proteine, ma quali in questo caso? Semplice, la proteina spike del Covid19, utilizzata dal virus per entrare nelle cellule ma di per sé innocua, con il fine di innescare una risposta immunitaria.

Da quanto emerge dal protocollo sperimentale, i soggetti oggetto dello studio sono 30.000 ma, ad oggi le persone che hanno aderito sono 25.976 come si può vedere dal sito di Moderna, nel mentre 15.000 fanno parte del gruppo di controllo ai quali verrà somministrato un vaccino placebo con il fine di poter confrontare la diffusione del virus tra le 2 classi di soggetti.

Inoltre, è importante sottolineare come solo poche persone siano a conoscenza di chi riceve l’effettivo vaccino anti-Covid 19 e chi il placebo per non influenzare il comportamento dei soggetti e, di conseguenza, i risultati. Ma perché una sperimentazione potrebbe essere interrotta? I motivi sono principalmente 2:

  • I vaccinati non si ammalano con una forte variabilità statistica mentre i NON vaccinati si, perciò non è etico privare quest’ultimi di un vaccino vero. Ovviamente va tenuto conto anche il numero di persone fino a quel momento vaccinate perché, se non sono sufficienti, si potrebbe incorrere in problemi di sicurezza;
  •  I vaccinati presentano effetti collaterali, come successo al vaccino firmato AstraZeneca, e qualora ci fossero conseguenze gravi non ha senso continuare la sperimentazione.

Quando gli scienziati potranno reputarsi soddisfatti dei risultati raggiunti?

L’obiettivo è ottenere una efficacia minima del 60% (che non è assolutamente poca) e, considerando il numero di soggetti dello studio, implica, nel caso in cui il vaccino funzioni, nel gruppo placebo si infetterà lo 0,75%, mentre nel gruppo dei vaccinati gli infettati saranno lo 0,30%. Dunque, lo studio potrà essere interpretato quando si raggiungeranno 151 casi di contagio complessivi, che speriamo siano principalmente nel gruppo dei non vaccinati.

Quando arriverà il vaccino anti-Covid 19? L’amministratore delegato ha affermato che risultati preliminari potremmo riceverli verso Novembre ma, recentemente anche l’OMS si è espresso in merito, ribadendo che la fase 3 della sperimentazione è la più importante e delicata per assicurare la sicurezza e l’efficacia del vaccino e la fretta non porta da nessuna parte. È bene sottolineare che fino ad adesso, la ricerca ha fatto passi da gigante e l’unica cosa che possiamo fare è essere pazienti, continuare a mettere in pratica le normative di distanziamento sociale e utilizzo della mascherina.

A quanto pare, Moderna non è l’unica azienda che si è attivata per la pubblicazione del protocollo sperimentale del proprio vaccino ma anche la Pfizer, il cui protocollo che differisce solo per numero di persone testate, intervallo di somministrazione, è disponibile qui.

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Margherita de Respinishttps://biomedicalcue.it
Laurea di I livello in Ingegneria Biomedica, presso l'Università di Bologna. Credo che il corpo umano sia una macchina perfetta che talvolta ha bisogno di essere riparata. Quando qualcuno mi chiede cosa fa l'ingegnere biomedico, la mia risposta è semplice: crea pezzi di ricambio per il corpo umano.