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Vaccino Covid19: accelera corsa, dosi per tutti ma non prima di metà 2021

La fase 3 della sperimentazione è la più importante. Il vaccino russo Sputnik produce anticorpi

Ora che in Italia si registra un trend positivo di crescita dei contagi da Covid19 causato principalmente dal rientro dalle vacanze e dal mancato rispetto di distanziamento e utilizzo della mascherina, la corsa al vaccino accelera, rappresentando l’unica soluzione “definitiva” al coronavirus.

Tuttavia, la portavoce dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Margaret Harris, ha specificato che: “Per un vaccino disponibile per tutti dovremo aspettare la metà del 2021 in quanto la fase 3 della sperimentazione richiede più tempo perché dobbiamo valutare quanto il vaccino sia veramente protettivo e sicuro”.

Nella migliore delle ipotesi, qualche dose potrebbe essere disponibile verso Novembre-Dicembre 2020 ma solo per alcune categorie “più a rischio”, dunque, tra queste rientrano gli operatori sanitari e gli anziani, maggiormente colpiti da questa epidemia.

Il vaccino russo Sputnik produce anticorpi per il Covid19

Vaccino russo Sputnik per il Covid19 ha passato le prime fasi di sperimentazione

Quasi un mese fa avevamo parlato del vaccino russo Sputnik, registrato ancor prima del termine della fase di sperimentazione che fece scaturire scetticismo nella comunità scientifica, ora sulla rivista Lancet sono stati pubblicati i primi risultati dimostrando la produzione di anticorpi.

Ricordiamo che Sputnik è un vaccino a vettore virale basato su adenovirus, ossia un comune virus del raffreddore privato della capacità riproduttiva tipica dei virus e, perciò, innocuo per la salute del soggetto ma dalle enormi potenzialità come “mezzo” per trasportare nelle cellule umane il materiale genetico contro cui si vuole vaccinare.

Sono stati sottoposti al test su base volontaria 76 partecipanti che hanno registrato reazioni sistemiche e locali tipiche di un vaccino come dolore nel punto di iniezione, febbre e cefalea che sono scomparse nel giro di qualche giorno.

Inoltre, il monitoraggio della comparsa degli anticorpi IgG al Covid19 ha rilevato che, dopo 14 giorni, ben l’85% delle persone li aveva sviluppati, per poi arrivare al 100% dei partecipanti dopo 21 giorni, dimostrando che il vaccino è sicuro, ben tollerato e induce una forte risposta umorale e immunitaria.

Un aspetto da tener presente nell’utilizzo di adenovirus come vettori è l’immunità preesistente diffusa nella popolazione umana, infatti, dopo la vaccinazione con un vettore adenovirale, le risposte immunitarie si formano non solo all’antigene bersaglio ma anche alle proteine ​​del vettore, tuttavia nello studio in oggetto, la formazione di una risposta immunitaria umorale all’antigene bersaglio (SARS-CoV-2 glicoproteina S) nei volontari vaccinati non è stata influenzata.

Purtroppo, il follow-up di soli 42 giorni, il numero di partecipanti limitato, nessun placebo o vaccino di controllo non permettono di trarre maggior conclusioni ma sicuramente le premesse e i primi risultati sono ottimi.

Gli scienziati: “Attenzione alle scorciatoie per il vaccino”

Somministrazione vaccino durante la fase 3 a un campione di persone maggiore per valutarne efficacia e sicurezza

La maggior parte degli epidemiologi del mondo ora è impegnata nel condurre le sperimentazioni della fase 3 in cui il prodotto in studio viene somministrato a un numero assai più elevato di pazienti (migliaia) ed è la fase più estensiva di tutto il processo, quella con cui ci si propone di dimostrare il vantaggio preventivo o terapeutico ascrivibile al prodotto in esame e, la cui durata non è possibile saperla preventivamente.

Ma la comunità scientifica mette in guardia e lancia l’allarme sui pericoli di questa gara: “Prendere scorciatoie nelle sperimentazioni sulla sicurezza ed efficacia del vaccino per il Covid19 può mettere in pericolo milioni di vite nel breve termine e danneggiare la fiducia collettiva nei vaccini e la scienza nel futuro”.

Ad oggi, Sanofi e GSK hanno avviato la sperimentazione clinica di fase 1/2 per il loro vaccino a DNA-ricombinante in subunità basato su una tecnologia già utilizzata per la produzione del vaccino antinfluenzale quadrivalente ricombinante che consentirà di produrre un numero notevolmente maggiore di dosi, nel mentre sono già entrate nell’ultima fase di sperimentazione il vaccino firmato Moderna e quello di Oxford, da cui attendiamo risultati verso Novembre.

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Margherita de Respinishttps://biomedicalcue.it
Laurea di I livello in Ingegneria Biomedica, presso l'Università di Bologna. Credo che il corpo umano sia una macchina perfetta che talvolta ha bisogno di essere riparata. Quando qualcuno mi chiede cosa fa l'ingegnere biomedico, la mia risposta è semplice: crea pezzi di ricambio per il corpo umano.