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Virus a confronto: influenza, raffreddore e coronavirus

Quali sono le differenze e le similitudini tra le tre principali tipologie di virus che attaccano le nostre vie respiratorie.

Categorie Covid-19 · Medicina

In quest’ultimo anno e mezzo è stato inevitabile parlare continuamente di coronavirus. Tuttavia la confusione regna sovrana e spesso è difficile capire a chi realmente dare retta. Il coronavirus non ha avuto solo gravi effetti dal punto di vista medico e sanitario, ma anche da quello politico, economico e sociale. Per via di tutto questo siamo sommersi da una continua baraonda di informazioni. Le nozioni fondamentali sul virus non sono chiare. Spesso non è chiaro quale differenza esista tra il COVID-19 e le altre patologie infettive che comunemente attaccano il nostro tratto respiratorio.

Virus dell’influenza

Bisogna intanto specificare che l’influenza è un virus, appartenente alla famiglia orthomyxoviridae. Molto spesso si tende a confondere il virus con i sintomi che provoca. L’influenza è di fatto una malattia virale infettiva, tuttavia ci si può spesso riferire ad altre patologie indicando che queste provochino sintomi influenzali. I coronavirus ad esempio possono provocare sintomi influenzali, ma non sono virus dell’influenza. L’influenza è una patologia che tende a guarire spontaneamente nell’arco di una settimana, anche se può provocare delle complicazioni in soggetti a rischio come anziani o persone con patologie croniche. La sintomatologia influenzale prevede febbre, dolori muscolari e articolari, brividi, mal di testa, mal di gola, congestione nasale, tosse, stanchezza.

Quasi sempre contro l’influenza è più che sufficiente l’uso di antipiretici, per abbassare la temperatura, e analgesici, per limitare i dolori muscolari e articolari. In realtà esistono anche farmaci antivirali specifici per il virus influenzale. Un antivirale è un farmaco che possiede un’attività inibitoria verso la replicazione virale. L’Oseltamivir è un inibitore selettivo degli enzimi neuroaminidasi del virus influenzale, viene utilizzato sia per l’influenza di tipo A che di tipo B. L’Amantadina, che non ha ad oggi un meccanismo d’azione noto, viene utilizzato contro l’influenza A. La Rimantadina è utilizzata per curare alcune forme influenzali tendenzialmente negli adulti, anche di questo farmaco non è ben conosciuto il meccanismo d’azione.

Tutti i virus possono essere classificati in base alla composizione del loro genoma: RNA o DNA, singolo o doppio filamento, polarità del filamento. L’influenza è un virus a RNA a singolo filamento a polarità negativa. Il virus codifica una polimerasi RNA-dipendente, che copia l’RNA virale ed è responsabile della replicazione del genoma e quindi di eventuali mutazioni (derivanti spesso da errori di questo meccanismo). Un’altra caratteristica del virus influenzale è la copertura esterna composta dalla stessa membrana delle cellule che infetta, chiamato envelope. L’envelope non è solo un’ulteriore protezione per il virus, ma favorisce sia l’attacco che l’ingresso nelle cellule che vuole infettare.

Pandemie influenzali

Con pandemia si intende la rapida diffusione di una malattia contagiosa a livello globale. Interessa quindi gran parte o tutta la popolazione mondiale. Non bisogna confondersi con epidemia, che indica la stessa situazione ma confinata ad un spazio e un tempo limitato. Quasi tutte le pandemie dell’ultimo secolo e mezzo sono di origine influenzale. Si pensi all’influenza Asiatica e a quella Spagnola. Si parla in questi casi di pandemie influenzali.

Nonostante siano note pandemie storicamente conosciute, dovute ad altri patogeni come la peste ed il colera (dovute a conoscenze e situazioni igieniche e storiche ben differenti dalle attuali), ad oggi l’OMS tende a non dichiarare pandemie le situazioni di salute pubblica che non dipendono da virus influenzali. La pandemia causata dal COVID-19 è la prima pandemia scatenata da un virus differente.

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Virus del raffreddore

Quando si parla del virus del raffreddore ci si riferisce generalmente al Rhinovirus. Il raffreddore, chiamato anche rinofaringite, è un’infiammazione delle mucosa di naso e faringe. Come per l’influenza anche i sintomi del raffreddore sono riconducibili ad altri virus. Tra questi alcuni coronavirus e gli adenovirus, che oggi conosciamo per il loro utilizzo come vettori per alcuni vaccini contro il COVID-19. Tuttavia molto spesso patologie derivanti da adenovirus presentano anche altri sintomi.

La sintomatologia del raffreddore comprende starnuti, produzione abbondante di muco (naso che cola), congestione nasale, catarro, mal di gola, mal di testa, stanchezza. Tendenzialmente la patologia non è per nulla pericolosa, anche se esiste qualche rara complicazione con l’insorgenza, per esempio, di polmonite. Per alleviare i sintomi si possono utilizzare come per l’influenza, i soliti antipiretici e analgesici, inoltre in questo caso si può fare ricorso ai decongestionanti nasali.

I Rhinovirus sono privi di envelope e possiedono un genoma a RNA a singolo filamento positivo. Possiedono di conseguenza sempre una polimerasi RNA-dipendente. Si localizzano nelle mucose delle prime vie aeree dov’è possibile trovare una temperatura di circa 33°C ottimale per la loro azione. Il rhinovirus è responsabile della maggior parte dei casi di raffreddore comune.

Gli Adenovirus a differenza degli altri virus di cui stiamo discutendo possiedono un genoma a DNA a doppio filamento, sono privi di envelope. Provocano patologie varie del tratto respiratorio come polmoniti e una serie di altre malattie come cistiti, gastroenteriti, congiuntiviti, in alcuni casi anche meningiti. Tendono a produrre infezioni latenti nei linfonodi, nelle adenoidi, nelle tonsille, nelle Placche del Peyer, che possono essere riattivate in pazienti immunocompromessi o infettati da altri patogeni.

Coronavirus

I coronavirus costituiscono l’intera sottofamiglia degli orthocoronavirinae. Il nome coronavirus deriva dalla corona o aureola creata dalle proteine spike e visibile al microscopio elettronico. Sono tutti virus a RNA a singolo filamento positivo e possiedono l’envelope, come l’influenza. I coronavirus spesso causano nell’uomo infezioni respiratorie di lieve entità manifestandosi come il raffreddore comune. Solamente in rari casi porta a complicazioni come polmoniti e bronchiti. Hanno stimato che circa il 15% dei raffreddori potrebbe essere causato da coronavirus anziché dal classico rhinovirus. Si considerano oggi sette specie di coronavirus umani dei quali quattro presentano appunto questa semplice sintomatologia. Gli altri tre coronavirus producono sintomi potenzialmente gravi. Parliamo di SARS-CoV, MERS-CoV, SARS-CoV-2.

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La sindrome respiratoria acuta severa o SARS è una forma atipica di polmonite comparsa per la prima volta nel 2002 in Cina. I sintomi iniziali della SARS sono simili all’influenza, comprendono febbre, mialgia, letargia, tosse, mal di gola, sintomi gastrointestinali e altri aspecifici. I sintomi che contraddistinguono il virus della SARS sono invece la febbre elevata, superiore ai 38%, e la dispnea, in pratica la mancanza e la difficoltà respiratoria. La mortalità di questo virus è inferiore al 10%. Non esistono ad oggi test rapidi, nè farmaci specifici. La terapia prevede antipiretici e nei casi gravi ossigeno e supporto alla ventilazione.

La sindrome respiratoria mediorientale da coronavirus o MERS (conosciuta anche come influenza cammello) è apparsa nel 2012 in Arabia Saudita. Ha una sintomatologia simile alla SARS, ma una mortalità più elevata, di circa il 65%. L’infezione si presenta con tosse, mancancanza di respiro, febbre, vomito e sintomi gastrointestinali, inoltre la radiografia della cassa toracica dei pazienti affetti risulta anormale.

La malattia respiratoria acuta da SARS-CoV-2 o semplicemente COVID-19 è apparsa per la prima volta verso la fine del 2019, ma fu individuata a gennaio del 2020 in Cina. La patologia è chiamata anche malattia da “nuovo coronavirus” portando spesso a fraintendimenti e confusione. Anche in questo caso i sintomi possono apparire come una normale influenza, mentre nei casi più gravi si va incontro a dispnea, polmonite, sindrome da distress respiratorio acuto, sepsi, shock settico e morte. Al virus sembrano attribuiti anche vari sintomi cutanei e recentemente anche neurologici. Il tasso di letalità è stato stimato tra il 9% e l’11%, quindi simile alla SARS, anche se all’inizio della pandemia la stima era solo dell’1%.

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Nonostante la classificazione del virus come SARS-related coronavirus, la somiglianza genetica con il virus responsabile della SARS è sorprendentemente bassa, parliamo di una percentuale del 70-80%. Per esempio la somiglianza genetica fra un uomo e un topo supera il 98%.

Il COVID-19 come accennato in precedenza è il primo e, per il momento, l’unico virus non influenzale ad aver scatenato una pandemia mondiale. Per questo motivo è anche l’unico coronavirus per cui si stanno studiando farmaci appositi, tra cui molti anticorpi monoclonali, e per cui sono già disponibili dei vaccini di vario genere.

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