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Virus Sars-Cov-2 identificato per la prima volta nelle lacrime di un bambino

A riportarlo è il Policlinico San Matteo di Pavia con una pubblicazione sullo European Journal of Ophthalmology

Categorie Covid-19

Il virus Sars-Cov-2 è stato identificato per la prima volta in un campione oculare di un paziente pediatrico. Ad annunciarlo è il Policlinico San Matteo di Pavia con uno studio effettuato su un campione di lacrime di un ragazzino di 11 anni e pubblicato sull’importante rivista “European Journal of Ophthalmology”.

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Il paziente di 11 anni si era recato alla Clinica pediatrica dell’ospedale pavese per accertamenti medici, a causa di contatti stretti e prolungati con un membro della famiglia affetto da Covid -19. Inizialmente asintomatico e senza segni di infezione del tratto respiratorio o altri sintomi quali febbre, stanchezza, mal di gola e diarrea, il paziente è stato sottoposto a vari esami, tra i quali le analisi del sangue, che hanno evidenziato un leggero aumento dei valori delle transaminasi e l’ esame ecografico del polmone, che indicava una lieve irregolarità pleurica, associata a interstiziopatia di grado lieve.

Dopo essere stato sottoposto a tampone naso-faringeo, risultato poi positivo al Sars-Cov-2, i clinici hanno deciso di tenere il paziente pediatrico in osservazione per un breve periodo durante il quale il paziente ha iniziato a lamentare sintomi oculari lievi come bruciore e lacrimazione, che hanno spinto i medici a chiedere una valutazione oftalmologica. Non sono stati trovati segni di congiuntivite o cheratite, ma è stato raccolto, appunto, un tampone congiuntivale, risultato anch’esso positivo al virus Sars-Cov-2. L’identificazione di Sars-CoV-2 in un campione oculare di un paziente pediatrico Covid-19 ha dimostrato che il virus potrebbe essere rilevato in campioni congiuntivali non solo negli adulti ma anche nei bambini, sebbene le manifestazioni oculari nei bambini siano più lievi che negli adulti, com’è stato osservato in un gruppo di 27 pazienti pediatrici con infezione da Covid-19 e sintomi agli occhi al momento del ricovero.

Come ha fatto il virus Sars-Cov-2 a risalire fino alle lacrime?

Per capire come il virus sia giunto nelle lacrime di un bambino partiamo dalla morfologia dell’insieme delle strutture anatomiche presenti in corrispondenza della cavità orbitaria (ossia la cavità del cranio che accoglie il globo oculare e i suoi annessi) che prende il nome di “apparato lacrimale”.

Virus Sars-Cov-2 identificato per la prima volta nelle lacrime di un bambino
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L’apparato lacrimale è formato da:

  • un apparato secretore del film lacrimale: composto dalla ghiandola lacrimale principale,situata in una fossetta nell’angolo superolaterale dell’orbita oculare, che secerne lo strato acquoso del film lacrimale e dalle ghiandole lacrimali accessorie che si trovano nella congiuntiva palpebrale e tarsale, che secernono lo strato mucoso e lo strato lipidico ;
  • un apparato che ne consente il deflusso: costituito dalle cosiddette vie lacrimali tra le quali annoveriamo i punti, i dotti e i sacchi lacrimali e i condotti nasolacrimali. I primi (punti e dotti lacrimali), strutture pari per ciascun occhio, hanno la funzione di raccogliere le lacrime che hanno umettato la superficie dell’occhio esposta all’aria, proteggendolo dalla disidratazione, e di convogliarle verso il sacco lacrimale il quale, attraverso il condotto nasolacrimale, le riversa a livello del meato inferiore (il punto più basso) delle cavità nasali, a livello delle quali le lacrime contribuiscono all’umidificazione di questo ambiente esposto al ripetuto passaggio dell’aria.

Appare evidente quindi che il virus sia “risalito” dalle cavità nasali,dove è solito replicarsi dopo esservi entrato, attraverso le cellule epiteliali del condotto nasolacrimale, nel sacco lacrimale, e da qui sia finito nelle lacrime, le quali probabilmente ingorgavano i punti e i dotti lacrimali in quanto le vie lacrimali dovevano essere parzialmente ostruite dall’infiammazione generata dal virus a questo livello. In realtà ci sarebbe altre ipotesi da considerare, benché in questo caso siano da escludere per la presenza del quadro clinico generale descritto (no tosse, no febbre, no stanchezza, no mal di gola, no diarrea, no segni di infezione polmonare se non una interstiziopatia di grado lieve). Esse sono:

  • la secrezione del virus dalle ghiandole lacrimali, il che implicherebbe che il virus circolasse a livello ematico in una quantità tale da poter essere raccolto dalle cellule secernenti della suddetta ghiandola e riversato nel fluido
  • la remota possibilità dell’esistenza di un neurotropismo del virus tale da consentirgli di viaggiare tramite le fibre nervose (sensitive e motorie) nel nostro corpo

Lo studio rappresenta il primo rapporto sull’identificazione di SARS-CoV-2 RNA in un campione oculare in un paziente pediatrico senza segni di coinvolgimento oculare. Tuttavia, nonostante la trasmissione attraverso le lacrime sia teoricamente possibile, non è ancora chiaro se questa possa essere considerata una via importante per la diffusione della SARS-CoV-2.