Sale a 6 il numero di pazienti paraplegici che è tornato a camminare grazie alla stimolazione spinale messa a punto dal gruppo di ricerca di Grégoire Courtine, professore presso l’International Paraplegic Foundation (IRP) del Politecnico federale di Losanna (EPFL). Dopo anni di ricerca (era il 2013 quando il sistema fu testato con successo sugli animali), qualche mese fa è arrivata la pubblicazione sulla rivista Nature che mostrava come 3 pazienti paraplegici erano tornati non solo a controllare i muscoli delle gambe, ma anche a muovere i primi passi.

Cosa ancora più sorprendente è che 2 dei 6 pazienti hanno mostrato un miglioramento della funzionalità negli arti inferiori anche in assenza di stimolazione. Ciò dimostra come il trattamento, denominato STIMO (STImulation Movement Overground), favorisca lo sviluppo di nuove connessioni nervose.

Tra risultati promettenti e nuove prospettive

Il cuore della ricerca sta nel simulare, con la maggiore accuratezza possibile, i segnali nervosi che fisiologicamente verrebbero trasmessi dal cervello per attuare il movimento degli arti inferiori. Giusto tempismo e precisione sono alla base del successo di questo trattamento; infatti, non si tratta di una stimolazione continua, bensì vengono inviate specifiche sequenze di impulsi.

Nel paziente viene impiantato un elettrostimolatore wireless, ovvero un array di elettrodi collegato ad un generatore di impulsi, nella regione lombare. La stimolazione viene controllata esternamente in tempo reale, così da seguire quelli che sarebbero i naturali movimenti delle gambe.

Sebbene 2 dei 6 pazienti abbiano riacquistato il movimento anche in assenza di stimolazione, tutti hanno comunque mostrato di avere in ogni caso un migliore controllo dei muscoli una volta attivata. Per questo motivo, il ricercatori hanno implementato un’ulteriore tecnologia volta a favorire il controllo della stimolazione nella vita di tutti i giorni: un “orologio” che risponde unicamente alla voce del soggetto e con il quale è possibile attivare o disattivare la stimolazione al momento del bisogno.

Fino ad ora, i soggetti scelti per la sperimentazione presentavano tutti lesioni “vecchie” di anni. Il prossimo passo è quello di testare questo approccio già nelle settimane successive alla lesione, periodo nel quale le possibilità di recupero dovrebbero essere notevolemente maggiori.

Se tutto va bene“, spiega Courtine all’ANSA,”la tecnica potrebbe essere disponibile per tutti come sistema medicale entro 5 anni“.

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