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Coronavirus: complotti, fantascienza e scienza. Numeri a confronto

Troppo spesso al coronavirus vengono associati complotti e situazioni frutto di vera e propria fantascienza. Lasciamo che sia la scienza con i suoi numeri a parlare.

Negli ultimi 20 anni, il mondo è stato colpito più volte da epidemie, alcune evolutesi poi in pandemie. Epidemia di Sars, mucca pazza, influenza suina e, la più grave, l’attuale coronavirus. In molti casi, come anche nel coronavirus il limite tra fantascienza e scienza è stato molto labile, passando naturalmente per i complotti. Ma quali sono le verità? Anche nel coronavirus, come si fa a delimitare il confine tra scienza e fantascienza, senza credere ai comlotti? Lasciamo che siano i numeri a parlare. Tutte le pandemie hanno avuto lo stesso tasso di contagiosità e/o mortalità? Negli anni, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha perso credibilità a causa di eccessivi allarmismi riguardanti le pandemie, tanto che il 26 Gennaio 2010 a Strasburgo venne invitata al Consiglio d’Europa per rispondere alla mozione: “Le false pandemie: una minaccia per la salute“. Ma andiamo ad analizzare nel dettaglio i numeri delle suddette pandemie, dalla sars al coronavirus.

Epidemia di Sars

Il 16 novembre 2002 nella città di Foshan, nella provincia di Guangdong Province, in Cina, viene identificato il primo caso di Sars, sindrome respiratoria acuta grave, determinata da un agente patogeno, forse trasmesso per la prima volta all’uomo nell’ambito del commercio di animali selvatici. La Sars si manifestava con difficoltà respiratoria, febbre, mal di testa. Anche in quel caso, la Cina impose quarantena forzata, non sapendo quanto potesse essere grave il virus. Alla fine però si ebbero 8098 casi e 774 morti, quindi poco meno di un morto ogni dieci contagiati. Allora la Sars non fu definita pandemia, ma il governo cinese era estremamente preoccupato per la diffusione iniziale del nuovo virus, tanto, appunto, da adottare misure di sicurezza quasi estreme. In quel periodo in Cina, era obbligatorio l’uso di mascherine e disinfettanti, ma, fortunatamente il virus venne completamente debellato in poco tempo. La Cina, comunque, dichiarò molto tardi che c’era un’epidemia in corso e l’OMS si dimostrò molto contrariata per la scelta. Non ci fu mai un vaccino.

Influenza aviaria

I primi casi di influenza aviaria (H5N1) si registrarono nel Sud-est asiatico a metà del 2003. L’influenza aviaria è una patologia virale infettiva che colpisce gli uccelli e alcuni suoi ceppi possono superare le barriere tra le specie e causare patologie o infezioni subcliniche negli esseri umani e in altri mammiferi. Inizialmente, Klaus Stohr, allora capo del Programma Globale sull’Influenza dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dichiarò: “E’ solo una questione di tempo, il virus aviario si mescolerà con un virus umano, scatenando una pandemia. Secondo le nostre previsioni potrebbero morire fino a 17 milioni di persone“. Alla fine, però, fortunatamente, come riporta la stessa OMS morirono solo 286 persone, le quali vivevano a stretto contatto con il pollame, a fronte di 397 casi (confermati dal 2003 al 2009). Intanto negli anni della potenziale pandemia da aviaria, la Roche, colosso farmaceutico svizzero, quadruplicò la produzione di Tamiflu, un farmaco antinfluenzale, ritenuto utile contro l’infezione aviaria e suggerito dall’Oms. Nel 2005 Joe Howton, direttore medico dell’Adventist Medical Center di Portland, Oregon, dichiarò su Nature.com che c’era un modo per raddoppiare le scorte di Tamiflu, associando il farmaco a probenecid così da prolungare la sua permanenza nel sangue del paziente. Roche non rese noti i risultati dell’utilizzo di Tamiflu insieme al probenecid, e né L’OMS né la Food and Drug Administration degli Stati Uniti commentarono l’accaduto quando Nature chiese loro cosa ne pensassero.

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Influenza aviaria – wired.it

Influenza suina

Influenza nata nel Febbraio 2009 in Messico, a La Gloria, un piccolo villaggio in cui sono presenti grandi allevamenti di suini, tenuti in condizioni igienico-sanitarie disumane. Nell’estate 2009 la direttrice generale dell’Oms dichiarò pandemia di livello 6, cioè il massimo, ritenendola comunque meno grave dell’aviaria, nonostante vi fossero 28 774 casi confermati e 144 decessi (quindi con mortalità di gran lunga inferiore rispetto all’aviaria). In seguito, gli esperti e l’Oms dichiararono che si rischiava di finire come con l’influenza spagnola: 40 milioni di morti. Nel Febbraio 2010 la Svizzerà dichiarò la fine della pandemia, sostenendo che era stata meno severa del previsto. Furono 1632710 i casi confermati e 18449 decessi, quindi ben lontani da ciò che si era pronosticato. Si stima che per questa pandemia i governi europei abbiano speso 5 miliardi di euro. Tra le spese maggiori: il vaccino. L’Italia ne acquistò 24 milioni, utilizzandone solo un milione, la Francia 94 milioni, a fronte di sole 5 milioni di dosi utilizzate.

Farmaci e vaccini: le accuse rivolte all’Oms

Durissime furono le accuse all’Oms. Venne incolpata di aver modificato la definizione di pandemia, abbassando determinati indici per identificare come tale una determinata influenza, così da arricchire le case farmaceutiche. Persino il presidente tedesco della commissione Sanità del Consiglio d’Europa Wolfang Wodarg, parlò di una “falsa pandemia“, accusando esplicitamente le industrie farmaceutiche di aver influenzato la decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di dichiarare che c’era una pandemia: “Per promuovere i loro farmaci brevettati e i vaccini contro l’influenza, le case farmaceutiche hanno influenzato scienziati e organismi ufficiali, competenti in materia sanitaria, e così allarmato i governi di tutto il mondo: li hanno spinti a sperperare le ristrette risorse finanziari per strategie di vaccinazione inefficaci e hanno esposto inutilmente milioni di persone al rischio di effetti collaterali sconosciuti per vaccini non sufficientemente testati”. Inizialmente, fino al 2009, sul sito ufficiale dell’Oms, il termine pandemia stava ad identificare una malattia molto contagiosa e capace di uccidere un elevato numero di persone, in seguito la definizione venne sostituita con l’attuale: “nuova malattia che si diffonde in tutto il mondo”, quindi non è più menzionato il numero di morti. Ad ogni modo, sono accuse gravissime quelle rivolte all’Oms, ma solo con il senno di poi si possono fare queste constatazioni.

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Presidente della commissione sanità del Consiglio d’Europa Wolfgang Wodarg – valdovaccaro.com

Complotti

Oggi, si parla di complotti dei governi e addirittura della non esistenza del coronavirus, come se la scienza non si basasse su ricerca e dati oggettivi, forse anche a causa degli allarmismi precedenti, rivelatisi poco attinenti alla realtà, ma comunque lontani dalla fantascienza. Non bisogna mai dimenticare che la scienza non è un qualcosa di astratto e che, nonostante molti dati siano stati sopravvalutati nelle precedenti pandemie, oggi i numeri del coronavirus parlano chiaro, escludendo già di per sé ipotesi di complotti e idee frutto di fantascienza. Nel mondo, nonostante le severe misure di sicurezza e contenimento sono stati registrati 29685825 casi e 35633 morti. Fortunatamente siamo ancora lontani dai numeri dell’influenza spagnola, ma sono comunque alti e, in questo caso, il vaccino è l’unica strada utile a debellare il coronavirus, appoggiandoci alla scienza e mettendo da parte pensieri frutto di pure fantascienza.

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Antonella Baronehttps://biomedicalcue.it
Studentessa di ingegneria industriale presso l'Università degli studi dell'Aquila e appassionata, da sempre, dell'ambito biomedico.