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Con il vaccino siamo più protetti che in seguito all’infezione da COVID-19: lo studio

Il risultato di un nuovo lavoro di ricerca dimostra che la probabilità di contrarre il virus è più alta nei pazienti che hanno già avuto l'infezione rispetto a quelli che hanno ricevuto il vaccino.

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La quarta ondata Covid sembra in arresto. Dall’11 febbraio, inoltre, cade l’obbligo sull’utilizzo delle mascherine all’aperto. Dal 1 aprile, poi, forse si potranno levare anche al chiuso. Si tratta di una serie di dati importanti che ci fanno ben sperare su un ritorno alla normalità. Tuttavia questo non significa che il Covid-19 sia ormai solo un ricordo: gli attualmente positivi sono quasi 2 milioni, i ricoverati in terapia intensiva superano ancora i 1000 e solo ieri sono morti 384 pazienti. In questo contesto il vaccino continua ad essere l’arma fondamentale per combattere il virus. Sono numerosi gli studi già pubblicati che ne hanno confermato l’efficacia. Una nuova ricerca condotta dall’Istituto Europeo di Oncologia di Milano ci fornisce però nuove importanti informazioni: il vaccino ci protegge di più dell’infezione naturale.

Con il vaccino siamo più protetti che in seguito all'infezione da COVID-19: lo studio

Il confronto tra vaccino e infezione naturale

Lo studio è stato condotto sul personale dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. A partire da aprile 2020 tutti i lavoratori sono stati sottoposti a tampone per l’identificazione del virus. Di questi, 1493 sono stati coinvolti nella prima fase dello studio. In seguito all’inizio della campagna vaccinale, quindi a partire dal 7 gennaio 2021, 2029 pazienti sono stati sottoposti all’intero ciclo e hanno partecipato al secondo monitoraggio. Tra la coorte dei non vaccinati sono stati rilevati 266 casi positivi, ovvero il 9.5%. Di questi, 8 sono stati re-infettati: si tratta di una percentuale di circa il 3%. Tra i pazienti vaccinati, invece, le infezioni rilevate sono state solo 30, che corrispondono a una percentuale dell’1.5%, la metà di quella del caso precedente.

Altri dati: durata dell’infezione, severità e anticorpi

Anche nella durata dell’infezione i dati rilevati hanno dimostrato una protezione maggiore da parte del vaccino. Nei soggetti vaccinati il dato medio è stato di 2 giorni, mentre per quelli che sono andati incontro a reinfezione è di 11 giorni. Dallo studio, poi, tutti gli individui vaccinati sono risultati asintomatici o pauciasintomatici, il che è ovviamente un aspetto cruciale che nel caso di elevata diffusione del virus previene l’affollamento delle terapie intensive. Per quanto riguarda la carica virale i dati seguono la tendenza degli altri: si riduce molto più velocemente nei pazienti vaccinati.

Infine, gli studi sugli anticorpi IgG, ovvero le immunoglobuline responsabili della protezione a lungo termine, hanno dimostrato che all’aumentare di essi si riduce la probabilità di infezione. Tra i pazienti IgG positivi che hanno ricevuto il vaccino la probabilità di contrarre il virus è molto più bassa rispetto a quelli che hanno già avuto l’infezione (si parla di un 1.4% contro il 9%) o rispetto ai pazienti IgG negativi che non hanno risposto al vaccino (5.7%). Il numero di questi ultimi, però, è molto basso, in quanto la maggior parte dei pazienti risponde positivamente alla vaccinazione, producendo gli anticorpi IgG.

Con il vaccino siamo più protetti che in seguito all'infezione da COVID-19: lo studio

Interpretazione dei dati

Lo studio dimostra che l’infezione in seguito alla contrazione del Covid-19 è il doppio più probabile che in seguito alla vaccinazione. Questo suggerisce che la campagna dovrebbe riguardare tutti i soggetti, anche quelli che hanno già avuto il virus. Essendo la probabilità di infezione dipendente in gran parte dalla quantità di anticorpi circolanti, può essere utile prevedere un test sierologico per identificare la popolazione ad alto rischio, che deve avere massima priorità nella vaccinazione. Inoltre i dati sulla durata dell’infezione possono essere impiegati per modificare le misure di isolamento nei positivi, che ora prevedono tempi dai 7 ai 10 giorni, ovvero di gran lunga superiori alla media di due giorni trovata nei pazienti vaccinati.

È importante interpretare correttamente questi dati. La vaccinazione è sì la misura fondamentale nel contenimento della diffusione del virus e risulta proteggere di più dell’infezione naturale. Tuttavia essa non azzera la possibilità di contrarre il Covid-19, il che rende necessario il rispetto delle altre misure, quali utilizzo della mascherina e pulizia delle mani.