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Vitamina D: un nuovo alleato contro il covid?

Una ricerca ha evidenziato che l'80% dei pazienti affetti da covid aveva un deficit di vitamina D

In attesa di un vaccino anti-covid, ognuno di noi sta tentando di trovare soluzioni tampone per la tutela, la prevenzione e la cura della nostra salute. Dalla lattoferrina all’idrossiclorochina se ne sono provate tante per contrastare la pandemia. Purtroppo però, quelle che erano decantate come miracolose cure si sono rivelate un buco nell’acqua. Ora è il turno della vitamina D, la quale, sembra essere un toccasana nella cura dell’infezione da covid. Anche questa volta, le tesi sono molto contrastanti, ma è bene tenere presente che risposte concrete possono essere frutto solo di studi scientifici approfonditi e confutati.

Che cos’è la vitamina D?

La vitamina D, può essere definita la vitamina della luce solare, poichè essa viene sintetizzata in seguito all’esposizione solare, direttamente dalle cellule cutanee e solo in piccola parte, circa il 20%, viene assunta con la dieta. La vitamina D, aldilà del covid presenta numerosi benefici per la nostra salute: favorisce l’assorbimento e il deposito di calcio e di fosforo nelle ossa, aiuta il buon funzionamento del sistema immunitario, contribuisce alla normale funzione muscolare, migliorando la tonicità muscolare e la forza fisica, alla salute dei denti e migliora lo stato della pelle, soprattutto di quelle acneiche, che risulteranno più morbide e lisce. E non finisce qui. Infatti la vitamina D migliora anche l’umore, limitando lo stress e riducendo i rischi di depressione.

Come anticipato, la maggior parte della vitamina D può essere assunta grazie all’esposizione alla luce solare, pertanto, la carenza di vitamina D colpisce soprattutto le persone che non si espongono a sufficienza al sole, come i bambini che non praticano attività all’aria aperta,gli adulti che passano molte ore al chiuso, le popolazioni che vivono in Paesi dove è carente la luce e gli anziani che perdono l’abitudine ad uscire di casa. Tale vitamina è naturalmente presente in pochi alimenti. Tra i cibi che la contengono: il tonno, le aringhe, il salmone, il merluzzo e lo sgombro, ma è presente anche nell’olio di fegato di merluzzo, nelle frattaglie, nei funghi, nel tuorlo d’uovo e nel latte.

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Cibi contenenti vitamina D. Credits: confortlife.it

Vitamina D: un’alleata contro infezioni virali, ma contro il covid?

Molte persone, soprattutto sui social, nell’ultimo periodo stanno decantando le proprietà benefiche della vitamina D e, in particolare, i suoi benefici anti-covid. Vi sono diversi studi in corso sulla sua efficacia, proprio per le sue caratteristiche antivirali, ma attualmente nessuno è giunto ad una conclusione. Sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism è stato pubblicato uno studio, condotto in Spagna su pazienti covid. E’ risultato che 8 pazienti su 10 presentavano una carenza di vitamina D e, inoltre che, più marcata era la carenza di tale vitamina, maggiori erano i marcatori infiammatori, collegati a grave infezione nel sangue dei pazienti affetti da covid. L’approfondimento dello studio sta proseguendo in Gran Bretagna, su un più vasto trial di pazienti, in quanto i dati spagnoli fanno riferimento a pazienti di un solo ospedale.

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La ricerca non si ferma

Un’altra ricerca, pubblicata da due ricercatrici italiane sull’ American Journal of Physiology, sostiene la tesi secondo cui la vitamina D può essere un’ottima alleata contro il covid. Infatti, le due ricercatrici, Dr Maria Cristina Gauzzi e Dr Laura Fantuzzi, ritengono che sia lecito pensare che possa funzionare, poiché la vitamina D, oltre ad avere un effetto antivirale diretto nei confronti di alcuni virus, può cooperare con l’interferone di tipo I per potenziare le risposte antivirali, come accade nell’infezione con il virus dell’epatite C e con rinovirus. Le due ricercatrici hanno dichiarato: “Nelle fasi più avanzate del COVID-19 l’attività immunomodulatoria della vitamina D potrebbe contribuire a ridurre il danno legato all’iperinfiammazione nei pazienti con forme severe di malattia. L’interazione tra vitamina D e interferone di tipo I è ancora poco studiata ma potrebbe rivelarsi di grande importanza, anche in considerazione del fatto che dati recenti della letteratura indicano che le complicanze dell’infezione da covid possono essere conseguenti ad una produzione insufficiente o ritardata di interferone nella primissima fase dell’infezione”.

Conclusioni

Ad oggi, non ci sono cure definitive contro il covid, purtroppo. L’arrivo del vaccino sembra essere l’unica strada concreta per fermare la pandemia che da mesi sta martoriando il mondo intero. Gli effetti della vitamina D sul covid e tante altre cure proposte, necessitano di un approfondimento scientifico, senza il quale non si può dare una risposta certa e realistica. In effetti, gli unici strumenti efficaci a nostra disposizione sono quelli della prevenzione: disinfezione delle mani, utilizzo della mascherina e distanza interpersonale.

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Antonella Baronehttps://biomedicalcue.it
Studentessa di ingegneria industriale presso l'Università degli studi dell'Aquila e appassionata, da sempre, dell'ambito biomedico.